pokémonologia comparata: Audino vs Momo

Sto diventando un’esperta di pokémon. Sarà che mentre cerco di formulare pensieri sensati un ultrasuono mi perfora il cervello. E’ il pika pika chùùùùùù che ho scoperto fa faville in rete, c’è addirittura gente che cerca di imitare inutilmente la sua incredibile doppiatrice.

Ash Ketchum (praticamente uno starnuto) è ormai un amico. Solidarizzo con il suo improbabile mestiere di allenatore di pokémon, nel quale è evidente che non farà mai carriera. Anche io, infatti, ho improbabili mestieri nei quali è evidente che non farò mai carriera.

I miei figli si allenano la memoria ripetendo come una litania i nomi e le abilità di 600 e passa pokémon, io alleno la pazienza, che in questo periodo ne ho bisogno davvero, e raggiungo vertici zen.

Adesso uno dei passatempi a colazione è decidere che pokémon siamo. Federico si identifica in Monferno, e suggerisce che io potrei essere Audino, un pokémon cicciottello con le orecchie ricciolute che ha il potere di guarire, ma anche di ascoltare, e infatti come dicevo ha le orecchie ricciolute.

“Però non capisco che c’entra il potere di ascoltare con quello di guarire” ha detto federico.

“Eh sì che c’entra” ho subito risposto ricordando uno dei libri che più ho amato( e non da piccola, ma da ventenne): Momo di Michael Ende .

E gli ho letto un brano:

(…) Quello che la piccola Momo sapeva fare come nessun altro era ascoltare.

(…) Momo sapeva scoltare in modo che ai tonti, di botto, si affacciavano alla mente idee molto intelligenti. Non perché dicesse o domandasse qualche cosa atta a portare gli altri verso queste idee, no: lei stava soltanto lì e ascoltava con grande attenzione e vivo interesse. Mentre teneva fissi i suoi vividi grandi occhi scuri sull’altro, questi sentiva con sopresa emergere pensieri – riposti dove e quando? – che mai aveva sospettato di possedere.

Lei sapeva ascoltare così bene che i disorientatio gli indecisi capivano all’improvviso quello che volevano.

Oppure i pavidi su sentivano a un tratto, liberi e pieni di coraggio. Gli infelici e i depressi diventavano fiduciosi e allegri. E se qualcuno credeva che la sua vita fose sbagliata e insignificante, se credeva di essere soltanto una nullità fra milioni di persone, uno che non conta e che può essere sostituito – come si fa con una brocca rotta – e andava lì…e raccontava le proprie angustie alla piccola Momo, ecco che, in modo inspiegabile, mentre parlava, gli si chiariva l’errore; perché lui, proprio lui così com’era, era unico al mondo, quindi, per la sua peculiare  maniera di essere, individuo importantissimo per il mondo.

Così sapeva ascoltare Momo!”



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3 Responses to “pokémonologia comparata: Audino vs Momo”

  • Carla says:

    Vorrei avere qui accanto a me una Momo!!!!

  • Noi di Momo amiamo ancora e sempre la versione cartone di Cecchi Gori

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