La giornata della memoria Piattini era in una libreria del centro, a parlare di libri con una delle sue illustratrici preferite.
Mentre curiosavano tra gli scaffali di letteratura infantile, commentando i disegni e le storie, l’occhio della Piattina è caduto su una fila di libri dalla copertina bianca, sulla quale spiccavano due orecchie di coniglio stilizzate, e il nome dell’autrice.
- Non è possibile, l’hanno ristampato!”
- “Cosa?”
- “Quando Hitler rubò il coniglio rosa, di Judith Kerr!”
- Ma dai, anche io l’ho letto da piccola! Era uno dei miei preferiti”
Le due circaquarantenni (dove circa sta per chi più chi meno, e chi più ahimé già lo sapete) si sono scambiate uno sguardo complice e hanno cominciato a sfogliare il libro, ricordando i passaggi più divertenti. A distanza di trent’anni, hanno impiegato meno di dieci minuti a ricostruire la trama del libro, emozionandosi come allora.
E questo mi conferma l’idea che certe simpatie immediate tra adulti, possano essere spiegate con la condivisione delle stesse letture durante l’infanzia.
Perché i libri che leggi da bambino ti scavano dentro dei solchi così profondi da rimanervi impigliati per tutta la vita.
La Piattina quando era piccola leggeva moltissimo.
Non solo molti libri ma anche tante volte lo stesso libro.
Perché ogni volta era una scoperta, o una conferma.
E alla fine imparavi interi paragrafi a memoria, che ti risuonavano nella testa quando scrivevi, o quando ti trovavi nella vita ad affrontare un’avventura nuova, e non ti sentivi tanto solo, perché i personaggi dei tuoi libri erano lì a farti compagnia, con le loro parole e i loro pensieri.
E alcuni personaggi ti lasciavano nella testa più pensieri di altri.
Quando lesse Hitler rubò il coniglio rosa, per esempio, Anna, la protagonista, continuò a parlare e a parlare, anche se a quando la sua voce di perdeva in mezzo alle altre.
Per fortuna aveva un timbro squillante, e pieno di vita, per cui riusciva a non passare inosservata.
Nel 1933 Anna aveva 9 anni, e a quell’età se vedi in giro i manifesti di un signore con i baffetti quadrati e la frangetta sugli occhi non gli dai troppo peso, perché la scuola e le compagne sono argomenti molto più entusiasmanti della politica. Però se a un certo punto la gente comincia ad interessarsi alle tue origini, e tuo padre, che oltre ad essere ebreo scrive articoli scomodi per un giornale, parte di nascosto durante la notte, lo capisci per forza che qualcosa non va, nel tuo Paese.
E se poi a un certo punto sei costretta ad acchiappare le tue cose, ma non tutte le tue cose, solo alcune, e partire per un altro paese, allora comincia un viaggio che è allo stesso tempo terribile e avventuroso, e ti rende parte della storia.
Leggendo le peripezie di Anna, bambina ebrea profuga nell’Europa della seconda guerra mondiale, Piattini senza saperlo sperimentava un sentimento di cui troppo spesso si perde la traccia, che è quello dell’empatia. La capacità di vedere la realtà con gli occhi dell’altro, di non pensare che alcune cose succedono solo agli sconosciuti ma invece sentirle come se accadessero a te.
( E qualche volta le capita addirittura di pensare che l’enorme diffusione del nome Anna tra i personaggi femminili di origine ebrea presenti nella letteratura mondiale sia stato un elemento non neutrale nello sviluppo della sua coscienza politica e civile.)
L’empatia è il sentimento che ti tiene vigile di fronte alle ingiustizie, che ti rende tollerante verso chi si arrabbia di disperazione, che ti mette in gioco facendoti sentire che la tua pancia piena non è un merito, ma un’alchimia del destino.
Ma è anche il sentimento che ti permette di appropriarti della forza di un personaggio.
Perché bisogna essere forti per lasciare tutto quello a cui sei abituato (compresa la tata che ti ha cresciuto e il coniglio rosa di pezza) e ricostruirti ogni volta una vita diversa in un paese diverso, superando lo sconforto e le frustrazioni. Decidere che si possono avere amici nuovi, esperienze interessanti e che ci si può esprimere in una lingua che non è la nostra.
Le sue prime parole in francese Piattini le ha imparate insieme ad Anna, appena sbarcata in Francia.
Le ha imparate con la sua stessa angoscia di perdere la lingua madre, l’unica nella quale i pensieri e la scrittura risplendono di una luce vibrante. Con lo stesso entusiasmo che alla fine del libro, mentre arriva a Londra, la fa esclamare “pochi mesi e ci riusciremo” a capire cosa dicono gli inglesi.
“Sono contenta che l’abbiano ristampato” ha detto la Piattina alla sua amica illustratrice
“Certo che anche adesso ci vorrebbero dei libri così, capaci di narrare la realtà con il respiro del grande romanzo” ha risposto la sua amica.
Un avviso agli editori.
Il fantasy ha i suoi lati buoni, per carità.
Però adesso basta.
Anche la vita vera è piena di avventure emozionanti.
E abbiamo tutti bisogno di un po’ di empatia letteraria per capire come affrontarle.
Judith Kerr
Quando Hitler rubò il coniglio rosa
Bur 2009



il mio invece è “Un sacchetto di biglie” di josef joffo, “il viaggio” di Ida Fink, ma ero quasi grande e soprattutto “non è sempre caviale” l’unico libro decente di J0hannes Mario Simmel, forse perché era una storia che pare gli hanno raccontato.
un sacchetto di biglie lo conoscevo, ida fink no ma vado a cercarmelo..grazie!
ovviamente martedì, che è il giorno consacrato alla libreria, lo prendo sicuro.anche io son cresciuta a pane e libri e l’empatia è il mio lato caratteriale più sviluppato. purtroppo dopo la nascita dei figli è diventata una sorta di patologia, perchè ogni brutta storia mi entra dentro in modo così totalizzante da farmi star male per giorni.
capisco, infatti non ho seguito la vocazione sociale perché mi rendevo conto di essere troppo empatica, inutilmente empatica. l’età migliora le cose, ma bisognerebbe imparare ad avere un centro di equilibrio personale come hanno tutti quelli che riescono ad essere empatici e a fare le cose per gli altri. Comunque l’empatia narrativa serve a cambiare la nostra prospettiva sulle cose, e questo è già tanto.
Bè, sembra proprio che mi tocchi un’altra puntata in libreria
)
Condiviso pienamente sul fatto che una delle cose che più ci accumuna alla gente sono proprio le letture che si sono fatte da giovani e anche dopo,insieme ai film che ci hanno colpiti, la cultura insomma! ci sono anche le esperienze varie, ecc…sui libri, per quanto possa sembrare strano, ci sono arrivata abb tardi, verso i quattordici anni!! da piccola, leggevo solo fumetti (Alix, Tintin, Astérix,ecc) e un po’ di fantascenza … il primo libro che mi abbia veramente colpita è stato “Le Grand Meaulnes” (Fournier), e forse anche “Bonjour Tristesse” (Sagan): avevo quindici anni
E’ solo da allora che è nata la mia passione per la letteratura, e poco dopo per la filosofia … e se ci penso, non riesco a stabilire esattamente qual è stato il fattore determinante …!? E tu, ti ricordi cosa ha scattenato questa tua passione??Isa
Anch’io arrivo tardi alla lettura (intesa come esperienza formativa), l’infanzia è passata più attraversi fumetti e giornalini e poi gialli per ragazzi. I miei primi ricordi sono due e assolutamente distanti: Cosimo Piovasco di Rondò (come mi piace il suo nome!) che sale sull’albero ovvero “Il Barone Rampante”; poi, più grande d’età, “Lo straniero” di Camus, il vero libro che ha segnato la mia educazione sentimentale al mondo e alla vita. Sottoscrivo parola per parola quel che dici sull’empatia: cinema e letteratura sono grandissimi mezzi per guardare il mondo con gli occhi e le emozioni degli altri. Sottoscrivo anche lo sprone agli editori che negli ultimi anni si sono abbandonati non soltanto alla fantasy ma anche a tantissime storie tutte iper-personali e dolciastre che farebbero l’educazione sentimentale di una principessa o di un cavalieri jedi invece che di un cittadino del mondo.
@lgo e magari ci andiamo insieme…@isa la lettura per me è stato uno dei miei piaceri infantili, ho avuto più difficoltà durante la prima adolescenza a trovare letture adatte, finché non ho scoperto i grandi…credo di aver cominciato subito a leggere appena imparato le prime lettere, è stato veramente naturale@desian farebbero l’educazione sentimentale di una principessa o di un cavalieri jedi invece che di un cittadino del mondo.vero, mi piace molto questa idea
Sono contenta che tu abbia scritto di questo post: mi chiedevo se fosse troppo pesante per Anita (un’altra Anna) e invece domani glielo compro.Anch’io del fantasy ne ho le scatole iperpiene:-))
Bé l’idea parte da una considerazione piuttosto semplice: avrai visto in libreria, negli ultimi tre o quattro anni un proliferare mostruoso di libri per teen ager (soprattutto al femminile): un target che in Italia è stato scoperto da poco, quello cioè del grande abbandono della lettura. Gli editori hanno ben pensato di evitare quell’abbandono proponendo ai “giovani adulti”, come vengono apostrofati, storie perlopiù autoreferenziali (quindi del tutto rassicuranti) che si limitano all’esplorazione di sentimenti e situazioni molto elementari, nello schema amicizia-scuola-amorazzo estivo-(scoperta del)sesso. Tutto ciò a volte condito di ruoli sessuali stereotipati (e qui si torna a “Ancora dalla parte delle bambine”, quello di Lipperini), una scrittura poverissima, un orizzonte ideale pari all’orto di casa. Insomma, le ragazzine che apsettano il principe azzurro…Ma magari ci faccio un post, visto che “Per mestiere frequento librerie…”
grazie Piattina, vado a vedere… Mattia è troppo piccolo, ma posso prenderlo, regararlo, e magari leggerlo ugualmente, raccontandogli la storia a modo mio… Un abbraccio
@extra non è affatto pesante. certo sarà interessante sentire cosa ne pensano i bambini di adesso, abituati a un altro tipo di scrittura. fammi sapere, ci tengo
@desian sì sono d’accordo con te. anche Fanucci ha tirato fori una collana per teen agers e sono d’accordo sull’autorefenziale, ma sono autoreferenziali anche i nostri autori trentenni, e nel campo della letteratura adulta sono pochi quelli che propongono un romanzo di ampio respiro. eppure di cose da racontare ce ne sarebbero…(detto da noi ci sto pensando, anzi ci ho già pensato). ma che vuol dire che per lavoro frequenti le librerie? @vale per ora regalalo, Mattia è davvero troppo piccolo. lo stesso giorno ho preso altri librini che ti segnalo per i piccoli “la lingua di Uri” di David Grossman, Mr Solletico (una piccola collana mondadori e tengo a segnalare anche le filastrocche di Masimiliano Maiucchi (anche con CD musicale) pubblicate dalla Sinnos. vedrai che gli piaceranno moltisssimo
vado in libreria e lo compro. subito.
E’ un libro che ho consigliato per anni e anni ai miei alunni, specialmente alle fanciulle.Negli ultimi tempi sembrava essere un po’ passato di moda e sono contenta di averlo riscoperto in questo tuo post.Ciao!Mariella Cautelosa
@oipaz fammi sapere@cautelosa mi confermi allora una tendenza degli ultimi anni, ma le tue alunne che ne pensavano?
ma è possibile che ho letto centinaia e centinaia di libri sull’argomento ( e nn dico tanto x sparare cifre a caso, ho letto solo su questo argomento x anni)e questo nn l’ho letto?devo assolutamente andarlo a comperare. azz librerie aperte di domenica ce ne sono????