Raccontami una storia – la bambina sul treno

Ero sul treno qualche giorno fa e davanti a me si sono sedute una bambina con la nonna. Erano russe.  La bambina ha tirato fuori una copia in italiano del “Giornalino di Giamburrasca” e ha cominciato a leggere. “Il Giornalino di Giamburrasca”, ho pensato “non è possibile!” I miei figli lo conoscono perché ho mostrato loro dei brani su you tube, questo è tutto. Nessuna maestra della scuola, che io sappia,  ha proposto il “Giornalino di Giamburrasca” tra le letture. E invece quella bambina russa, che avrà avuto 10 anni, lo stava leggendo. Stava leggendo una storia che fa parte dell’immaginario di coloro che come me erano bambini negli anni 60  e 70. E le piaceva anche, perché era concentrata, e di tanto in tanto sorrideva fra sé. A un certo punto la nonna, incuriosita da tanto interesse, le ha chiesto di cosa si trattasse. E allora la bambina ha cominciato a raccontarle la storia di Giannino Stoppani, e delle sue sorelle, e della direttrice del collegio, per rafforzare il racconto ogni tanto le leggeva dei brani, traducendoli direttamente dall’italiano in russo. La nonna (una nonna giovanissima, poco più che cinquantenne) ascoltava rapita. Per non distrarsi aveva anche smesso il suo lavoro a maglia, e l’aveva poggiato sul tavolino di fronte a lei. Allora la bambina le ha chiesto cosa stesse facendo, e la nonna le ha mostrato un abbozzo di sciarpa, che stava facendo per un’amica russa. E allora la bambina ha voluto sapere chi fosse quest’amica, e perché era rimasta in Russia. E allora la nonna ha cominciato a parlare della sua amica, e delle loro vicine,  di quella che sapeva fare una torta di mele con una ricetta speciale, e qual era questa ricetta e quando l’avevano mangiata,  e la bambina l’ascoltava rapita. E l’ascoltavo anch’io che capivo e non capivo, però di più capivo perché ci sono mondi delle storie che ti trascinano via con sé al di là della lingua e dei chilometri. E ho pensato a chi vuole separare e proteggere. A chi non capisce questo bisogno di fare da cerniera tra le culture, di condividere l’immaginario e i ricordi, di fare scuola, una scuola di racconti e di memorie comuni, trasmesse, di generazione in generazione, a queste generazioni che sono a metà e sempre saranno a metà, e invece potrebbero essere più intere delle altre. Potrebbero essere i nostri traghettatori del tempo  e dello spazio. Se solo prendessimo il tempo di tessere una storia comune.

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6 Responses to “Raccontami una storia – la bambina sul treno”

  • Silvia gc says:

    Questo sono tempi di gente di cerniera, come tu dici, tra culture e generazioni. A chi vuole dividere, risponderà il tempo e la storia: non si può dividere il mondo che si mescola. Mi piace credere che già i nostri figli, con i loro compagni di classe che parlano tante lingue, abbiamo chiuso qualche altro dente di queste chiusuralampo della storia.
    Che sia un illusione o no, questa è un’epoca di passaggio, con le sue contraddizioni, ma le correnti sono molto più forti dei muri che si possono alzare.

    Comunque l’anno scorso, in prima elementare, la maestra di Andrea ha letto in classe tutto il Giornalino di Giamburrasca. Si sono divertiti molto.

    • piattins says:

      bene:) la maestra di Andrea mi piace sempre di più. la scena che ho visto sul treno è arrivata dopo un’atra scena di una mamma famosa alle prese con una bambina piena di domande, che lei ha lasciato tutte senza risposte. la cosa non ha fatto che risuonarmi nella mente da allora, e ha dato vita a una serie di riflessioni sulle storie. per ora mi sono fermata, altrimenti avrei rischiato di fare uno dei miei soliti lenzuolini. (ma ci ritorno, è una minaccia :)

  • desian says:

    sono d’accordo con questa bella immagine della cerniera, con la declinazione che ne dà Silvia (il fatto di chiuderne qualche dentino in più) e il treno è anch’esso una potente cerniera tra i luoghi, con storie che spesso acquistano una magia particolare perché sono, a proposito di metafore, storie in movimento, storie di transito. E la passione per la lettura è, ancora una volta, transito, conoscenza, mondo. La scuola può tanto, l’esempio può tanto. Certo gli stimoli extra-libro sono tanti e fortissimi ma qualche volta la scintilla della magia si accende e si appassionano anche alle storie scritte e/o lette. L’esempio di un piacere che si ripete anche in casa, negli adulti intendo, è utile… Ciao!

  • Carla says:

    Eh si, che bello quando si vede uno scambio del genere, peccato che non siano tanto comuni e frequenti: sai che mi sa che anch’io non ho letto il giornalino di Gianburrasca? ne approfitterò per scoprirlo assieme al nano, assieme a tante altre letture che ho amato da bambina e che gli proporrò! ma non credo che mai riuscirò a fargli vedere qualcuno che lavora a maglia: è una delle tante cose che si sta perdendo…..

  • ele says:

    condivido tutto quello che hai scritto e ti ringrazio per avermi fatto ricordare un libro che da bambina mi ha divertito tanto e credo abbia contribuito molto al mio amore per i libri.
    Devo averlo ancora a casa dei miei genitori, lo troverò e rileggerò a distanza di 30 anni insieme al mio bimbo più grande le avventure del mitico Giannino Stoppani.

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