solo due parole sul brivido della scrittura

Tra una gara di piscina e l’altra, ieri, di corsa, sono andata a cercare in libreria “Come si scrive un giallo” di Patricia Highsmith. Ne avevo bisogno perché in questi giorni con la scusa di parlare di Amelia sono in giro a parlare di gialli e altre cose con i bambini. E avevo bisogno di materia viva da cui trarre ispirazione. E questo è materia viva . E’uno di quei preziosi libri di scrittori che scrivono della scrittura. Così come sono preziosi i libri di scrittori che scrivono di lettura. Hanno sempre uno sguardo “da dentro” che ti fa scoprire qualcosa di nuovo. Di alcuni scrittori, come Pamuk recentemente, mi sono sorpresa ad amare di più i loro scritti sulla scrittura o sulla lettura che la narrativa. Gusti personali. Insomma questo per dire che ho comprato il libro di Patricia Highsmith e che l’ho letto subito, golosamente. E’ un libro da bottega, come lo definisce Camilleri nell’introduzione, nel senso che come un carpentiere potrebbe spiegarti cosa rende un tavolo solido e bello, così lei spiega cosa fa di una storia una buona storia. Quando si scrive una storia non sempre siamo consapevoli del fatto che posa funzionare bene, soprattutto all’inizio. Diciamo che man mano che vai avanti, che ti sei levato di dosso qualche appesantimento dovuto all’insicurezza, e alla presunzione e alla semplice inesperienza, cominci ad annusarla meglio, una buona storia.

Sai che ci saranno le tue ossessioni, e che va bene così, che ci sarà un intreccio, e  un senso ultimo della narrazione che giustifica il tempo che passi seduto.

E che a quel punto succede qualcosa, entri in un’atmosfera, che è fatta di te e della stanza in cui sei e dei tuoi personaggi. Quell’atmosfera te la ricordi per sempre.

Lei parla di felicità della scrittura.

Oggi io ce l’ho questa sensazione, che è come un brivido alla base del collo, un adrenalina delle dita, un infrangersi lento dei battiti del cuore come una risacca, che ti pare che i pensieri siano più fluidi del solito, e le sensazioni acuite, i peli ritti sulla pelle come di una bestia rapace in cerca della preda. Entri in un momdo, che è quello dei tuoi personaggi, di una tua vita parallela dove tu esisti pienamente.

Una felicità, un godimento come di chi è innamorato.

Se non ci fosse questa felicità nessuno potrebbe farcela,  a scrivere davvero.

Tra i bambini ogni tanto vedo uno sguardo diverso, lo sguardo di chi vuole fare lo scrittore.

Me lo chiedono, come si fa.

Da ora in poi farò attenzione, rispondendo, a non tralasciare questa felicità.

Che è più importante dei soldi, della fama, dello scrivere a cottimo, forzatamente.

Questa felicità ripaga di tutto.

Glielo dirò, perché non si lascino scoraggiare dai falsi mercanti di vite ordinarie.

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9 Responses to “solo due parole sul brivido della scrittura”

  • chiara says:

    E tu l’incarni tutta la felicità dello scrivere cara Piattini, e altro mi ha stupito nel conoscerti e una è questa tua speciale esuberanza e l’altra lo sguardo che hai quando leggi, forse non te e sei mai accorta, io ho quello sguardo di fronte a un panino con la mortadella, brami quel che stai per leggere e l’occhio segue con una altissima velocità le righe della pagina…

  • piattins says:

    chiara che bel commento! d’ora in poi quando mi verrà un attacco di fame mi getterò avidamente su un libro (tra l’altro mi è appena arrivata una cassa di libri di ibs). mi sa che questa cosa la uso per zia giovanna, che in questo mi somiglia. a proposito, lo sai cosa mi ha fatto venire i brividi stamattina? trovare il tono giusto per i mio libro di pirati. per la figura del capitano mi ispirerò al tuo disegno!

  • itmom says:

    è un mio libro cult, quello della highsmith. letto e riletto e conservato sul comodino.

  • LGO says:

    La Highsmith è una grande. Troppo prolifica, magari, ma una che sa.
    E poi diciamolo, noi lettori. E’ quel brivido lì, quella felicità, che impregna le parole scritte e fa dell’ennesima collezione di pagine un vero libro.
    Senza, è solo carta stampata :-)

  • Mammafelice says:

    Mi viene da abbracciarti… che post meraviglioso.

  • caia coconi says:

    e tu me l’hai trasmessa quella felicità con quello che hai scritto.
    bisogna essere genenrosi poi, per essere buoni scrittori, perché quella felicità devi volerla condividere.
    e tu sei anche questo ;)

  • piattins says:

    già felicità della scrittura ma anche della lettura. l’altro giorno ero in una scuola, e ho cominciato raccontabdo che anche da bambina volevo fare la scrittrice, proprio per far vivere agli altri quel brivido che provavo leggendo io. poi da grande mi hanno convinta che scrivere non fosse un lavoro serio. io non lo so se è serio, però è bellissimo e se uno è fatto per quello deve andare avanti e non scoraggiarsi mai.

  • desian says:

    Gran bel post, con tutte le emozioni della scrittura ognuna al posto giusto. Highsmith è sempre nel mio cuore di lettore (e anche “Come si scrive un giallo” che è tornato sul comodino proprio qualche giorno fa…) :-)

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