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	<title>piattinicinesi &#187; allattamento</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Volevo essere una mucca (o anche no)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 11:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[La Piattina ha due figli svezzati, e già da tempo. Ma visto l’alto numero di bloggheresse e di amiche alle prese con la fantasmagorica esperienza dell’allattamento ha deciso di condividere la sua personale duplice esperienza. (e si sa che du’ is megl ke uan, dai tempi del maxibon).
Durante la sua prima gravidanza la Piattina aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-832" title="cowgirl_spot" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2009/02/cowgirl_spot-180x300.jpg" alt="cowgirl_spot" width="180" height="300" />La Piattina ha due figli svezzati, e già da tempo. Ma visto l’alto numero di bloggheresse e di amiche alle prese con la <span style="font-style:italic;">fantasmagorica</span> esperienza dell’allattamento ha deciso di condividere la sua personale duplice esperienza. (e si sa che d<span style="font-style:italic;">u’ is megl ke uan</span>, dai tempi del maxibon).</p>
<p>Durante la sua prima gravidanza la Piattina aveva letto molto. Oltretutto, visto che in quel periodo godeva dell’assistenza sanitaria sia a Parigi che a Roma, aveva avuto modo di fare i dovuti confronti tra personale medico e paramedico dei due paesi, rimborsi spese, ecografi e anche consigli per la futura madre. Soprattutto questi le avevano fatto capire che la puericultura non è una scienza esatta, ma cambia in funzione della latitudine e delle epoche storiche (come la lunghezza delle gonne).<span id="more-490"></span> Da una parte le consigliavano di allattare il pupo fino a un anno, dall’altra di smettere a quattro mesi, per un libro il condimento migliore era l’olio d’oliva, per l’altro il burro, uno ti consigliava di non eccedere con i latticini, l’altro di consumare un produit laitiers a ogni pasto, pena l’estinzione subitanea della specie. Per non parlare di consigli che avrebbero fatto inorridire una qualunque nonna o zia mediterranea, tipo immergere il bambino febbricitante nell’acqua tiepida, o dargli il succo di carote in caso di diarrea.<br />
Per cui, lasciati da parte i manuali che ti spiegavano cosa fare, la Piattina si dedicò a quelli che ti spiegavano cosa sentire.<br />
Perché lei, così intellettuale e cervellotica, con la gravidanza aveva scoperto che c’era anche un corpo a cui dare retta. Un corpo che pulsava, recepiva, comunicava, e che da qualche mese lavorava nell’ombra, fabbricando e componendo sparute molecole in architetture biologiche meravigliose, completamente estranee a qualunque forma di controllo. Il potere magico della vita era entrato in lei, che ormai era solo ricettacolo, mero strumento della potenza noumenica della divinità, legame fra la grande madre e Urano.</p>
<p>Insomma la Piattina aveva intrapreso la svolta mistica.</p>
<p>Gli ormoni e lo Yoga, poi, avevano fatto il resto.</p>
<p>Per cui ora lei attendeva con incontenibile trepidazione di provare finalmente l’ebbrezza del parto. Un’ebbrezza che, così sostenevano i manuali olistici della puerpera neohippie, sarebbe stata di intensità tale da superare l’effetto di un  mega orgasmo  con tutte le forze della natura, che manco Rocco Siffredi e tutti i Gormiti con l’energia Neozon nella caverna di Roscamar , per dire, avrebbero potuto fare tanto.</p>
<p>Di fronte a una simile aspettativa, immaginatevi la sua delusione quando la ricoverarono d’urgenza per il cesareo.</p>
<p>Cioè, si diceva lei in preda all’autocommiserazione, non solo il destino crudele senza motivo mi nega l’orgasmo delle forze della natura, ma in più sto qui con un bel taglio (io che finora non mi sono tolta manco le tonsille), mi sparano ossitocina a palla (praticamente crampi uterini simili dieci mestruazioni tutte insieme) mi tengono a  digiuno (cosa gravissima per la Piattina) e come se non bastasse mio figlio, quando lo attacco al seno, invece di succhiare latte come un vitellino, si addormenta? Perché i miei capezzoli invece di stillare rigonfi  bianca manna nutriente e odorosa rimangono ostinanatamente asciutti?</p>
<p>La natura divenne improvvisamente matrigna, e lei si convinse che uno strappo era stato fatto nella notte dei tempi, quando le donne da mucche erano state trasformate in studiose di letteratura, e questo peccato originale andava pagato in qualche modo.</p>
<p>E lei lo stava pagando.</p>
<p>Suo figlio, che pesava più di quattro chili alla nascita, si gettava vorace su qualunque biberon, ma disdegnava il suo latte, e più lui lo disdegnava, meno lei ne aveva.<br />
Suo figlio la rifiutava, la natura la rifiutava, e anche Demetra ormai le volgeva le spalle, insieme alle mucche, a Gea e ai Gormiti della caverna di Roscamar.</p>
<p>La Piattina passò circa un mese in questo stato di prostrazione casearia, finché un giorno, recuperato il suo amor proprio e la luce dell’avvenire, benedisse l’inventore del biberon e del latte artificiale, e suo figlio cominciò a mangiare tranquillo. A tre mesi pesava 9 chili, e la Piattina si rassegnò al fatto che sfamare 9 chili di vitello non era roba per lei.</p>
<p>Oltretutto quella situazione aveva dei risvolti positivi. Il piccolo (si fa per dire), non più stressato da questa mamma che si ostinava a fargli fare una cosa che lui non voleva fare, prese a dormire per periodi più lunghi, e visto che non mangiava solo con la mamma, ma anche con il papà o con la nonna, la Piattina potè riprendere abbastanza presto il lavoro lasciato in sospeso, portarlo a termine e cominciarne un altro, con immenso sollievo del budget familiare.</p>
<p>La razionalità avrebbe voluto che questa storia, risolta col buon senso, si chiudesse qua.</p>
<p>Ed in effetti nei discorsi con le altre mamme, di fronte a chi le diceva “io non allatto” o a chi diceva “io allatto tre anni”, “se non hai latte non c’è niente da fare” o anche “basta volerlo” lei sorrideva serafica. “La vita è varia” rispondeva “ogni bambino è diverso” oppure “ognuno fa quello che può”.</p>
<p>Ma sotto sotto covava un sentimento di rivalsa sulle mucche.</p>
<p>La prova si ebbe con il secondo figlio.</p>
<p>Ormai esperta di cesarei, digiuni, anestesie e ospedali, la Piattina aveva solo una cosa in mente: allattare. Incurante dell’infermiera che le consigliava di riposare, pronunciò una sola frase: “portatemi mio figlio” con una determinazione tale che non solo le infermiere glielo portarono subito, ma non se lo vennero a riprendere fino al mattino dopo.<br />
La Piattina attaccò suo figlio al seno e trovò subito una certa collaborazione. Non solo il piccolo ciucciava con veemenza, ma rimaneva attaccato per ore, senza mostrare alcun senso di stanchezza.<br />
“Siamo una vera forza, io e te” pensò la Piattina. “Che squadra!”</p>
<p>In totale simbiosi con la piccola sanguisuga, Piattins rimase in quella posizione per circa due giorni, alla fine dei quali arrivò la montata lattea.<br />
Il piccolo si saziò e finalmente si addormentò. Dormì circa tre ore, poi si svegliò e ricominciò a mangiare.</p>
<p>La Piattina si sentiva una forza della natura. La volontà è tutto pensava. Basta volerlo.</p>
<p>Ma anche il piccolo pensava che la volontà fosse tutto.<br />
E per quanto lo riguardava, la sua volontà era quella di stare attaccato al seno di sua madre. Lì ci si trovava proprio bene. Al calduccio, con quella bella ciccia morbida,e quel saporino di latte che bastava urlare un pochino e subito glielo davano. E se per caso tardavano a darglielo, bastava urlare un pochino di più. Di giorno di notte, anche ogni mezz’ora. Non c’era mai nessuno che gli dicesse no. Addirittura sua madre non aveva preso antibiotici durante la tonsillite per non smettere di allattarlo, ed era rimasta a letto una settimana con la schiena bloccata pur di non prendere antinfiammatori. Sua madre sì che era una vera madre allattatrice, altrochè. In quanto a lui, non aveva alcuna intenzione di smettere questa piacevole abitudine. È vero che a pranzo ormai gli davano delle cose buonissime da mangiare, tipo il filetto o il salmone, o la pasta al parmigiano (una volta che gli avevano aperto un barattolino invece l’aveva sputato tutto per terra, lui era un buongustaio, mica no) ma dopo lui voleva il dessert, e lo voleva sempre, di notte, di giorno, anche ogni mezz’ora.<br />
La Piattina dal canto suo,diceva “ancora una settimana, tanto smetto quando voglio”. Complice un concorso in un’altra città, provò a togliergli il seno al settimo mese, ma al ritorno lui le si avventò addosso mordendola attraverso i vestiti e lei, di fronte a tale passione, e provata dal dolore dei dotti galattiferi intasati, cedette, e ricominciò ad allattare.</p>
<p>Se lei e Piccol<br />
o Power  erano una squadra, ormai non c’era più alcun dubbio su chi fosse il vero leader carismatico tra i due.<br />
Bisognava arrendersi all’evidenza. Aveva un figlio dotato di una forza di volontà ostinata e insuperabile. Una forza bellissima, che gli aveva permesso di procurarsi il cibo e che lo avrebbe aiutato nella vita, ma anche una forza distruttiva, capace di sfiancare chiunque e anche se stesso, se non controllata.<br />
Per il bene di entrambi, nel giorno del suo primo compleanno, la Piattina decise di smettere l’allattamento forzato, e non se ne pentì.</p>
<p>Da allora, riappacificata con Demetra, le mucche, e soprattutto con se stessa, pensa che se l’allattamento è una cosa naturale, la natura certe volte può essere una cosa complicata.</p>
<p>C’è una madre, un bambino, un rapporto fra di loro che dipende dai rispettivi caratteri ma anche dal contesto e dal momento.<br />
C’è il buon senso, l’ascolto delle esigenze dell’altro ma anche delle proprie.<br />
C’è una buona dose di ironia da tirare sempre fuori al momento opportuno.</p>
<p>E il senno di poi, che rende tutto più facile.</p>
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