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	<title>piattinicinesi &#187; amiche</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Ma non mi sono lamentata</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 02:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[lamentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[recite a scuola]]></category>
		<category><![CDATA[satira mammesca]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altro giorno ero un po’ giù per via del lavoro. Che non c’è.
Mi ha chiamato l’ex collega.
Qui è l’inferno, ha detto, e mi ha raccontato per filo e per segno le malefatte del capo, dei colleghi e delle segretarie d’amministrazione.
Ma non dobbiamo lamentarci ha detto
Ah no? ho detto io
No, ha detto lei, pensiamo a chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’altro giorno ero un po’ giù per via del lavoro. Che non c’è.<br />
Mi ha chiamato l’ex collega.<br />
<em>Qui è l’inferno</em>, ha detto, e mi ha raccontato per filo e per segno le malefatte del capo, dei colleghi e delle segretarie d’amministrazione.<br />
<em>Ma non dobbiamo lamentarci</em> ha detto<br />
<em>Ah no?</em> ho detto io<br />
<em>No,</em> ha detto lei, <em>pensiamo a chi sta peggio. A chi il lavoro non ce l’ha</em>.<br />
Appunto.<br />
Ma non mi sono lamentata.</p>
<p>Ho avuto l’influenza, una traduzione urgente e l’orzaiolo. Nello stesso giorno.<br />
Mi ha chiamato la mamma di scuola.<br />
<em>Sono disperata</em>, ha detto, e mi ha fatto il bollettino medico del suo mal di gola, dell’otite del figlio, del giradito del cognato, la lista delle portate del pranzo di natale, la bolletta del telefono, la rata del mutuo, i compiti per le vacanze compresi i risultati delle operazioni.<br />
Poi ha detto: <em>ma non dobbiamo lamentarci</em><br />
<em>Ah no?</em> ho detto io<br />
<em>No</em>, ha detto lei, <em>io odio le persone che si lamentano</em><br />
Io allora non mi sono lamentata<br />
Anche perché non mi ha dato il tempo<br />
Ha riattaccato</p>
<p>Ho avuto le recite a scuola.<br />
Primo giorno: canti romani di figlio grande davanti al presepe a grandezza naturale.<br />
Genitori in piedi. Un’ora. Senza riscaldamento. Molto bello.<br />
Secondo giorno: canti natalizi di figlio piccolo davanti al presepe a grandezza naturale.<br />
Genitori in piedi. Un’ora. Senza riscaldamento. Molto bello.<br />
A seguire festicciola con le maestre.<br />
Terzo giorno: presepe vivente di figlio grande nel presepe a grandezza naturale.<br />
Canti romani di sottofondo. Molto bello.<br />
Dopo un quarto d’ora solo bello.<br />
Dopo quaranta minuti ho preso una sedia.<br />
Dopo un’ora volevo essere Erode.<br />
Figlio piccolo ha cominciato a dare segni di disagio. Mi ha detto <em>questa me la paghi</em>.<br />
Io ho guardato con occhi imploranti la maestra.<br />
Lei ha detto <em>non vorrà mica portarlo via il bambino</em>.<br />
Per carità.<br />
Ho alzato gli occhi al cielo ma non mi sono lamentata<br />
Ho visto la bidella avvicinarsi<br />
Non mi stavo lamentando, ve lo giuro<br />
Ma lei ha detto<br />
<em>Voi vi lamentate</em>….<br />
(no, io no, lo vedi che non mi lamento)<br />
….<em>ma tra qualche anno rimpiangerete questi momenti. Sono i ricordi più belli della vostra vita</em>. </p>
<p>Io l’ho guardata fissa negli occhi e ho fatto un risolino ebete.<br />
<em>Pensa gli altri</em> , ho detto isterica<br />
Ma non mi sono lamentata.</p>
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		<title>a raccontare le storie</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 13:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[uscire]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera Piattini ha vissuto uno dei suoi rari momenti di mondanità.
L’amica M., che lei immaginava dispersa nelle brume di qualche città nordica, e che in realtà vive a Roma da due anni, l’ha ritrovata grazie al blog e l’ha invitata ad una serata di racconti e antipasti.
“Racconti e antipasti” ha pensato Piattini con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera Piattini ha vissuto uno dei suoi rari momenti di mondanità.<br />
L’amica M., che lei immaginava dispersa nelle brume di qualche città nordica, e che in realtà vive a Roma da due anni, l’ha ritrovata grazie al blog e l’ha invitata ad una serata di racconti e antipasti.<br />
“Racconti e antipasti” ha pensato Piattini con la bava alla bocca “ non posso perdermela!”<br />
Per cui la sera, scaricati i pargoli a casa dei nonni, si è fatta forza per non sprofondare nel divano in preda alla catalessi e ha cominciato l’opera di vestizione.<br />
“Sto’ blog è proprio una forza” si è detta mentre rovistava nell’armadio alla disperata ricerca di qualcosa che ancora le entrasse “mi ha fatto rincontrare M ed A, che non sentivo da tempo, mi tiene in comunicazione con l’amica B e mi ha fatto conoscere un sacco di bloggheresse cazzutissime. Se  solo sapessi cosa mettermi, potrei quasi essere felice”<br />
Dopo vari tentativi ha optato per i suoi fedeli pantaloni di lino nero e una tunica chiccosissima e copriciccia che l’hanno fatta quasi sembrare normale. Solo di profilo era evidente il didietro africano, ma lei ha pensato che in fondo una citazione etno nell’insieme ci stava bene ed è uscita da casa a testa alta, per rientrare subito dopo alla disperata ricerca di un ombrello.<br />
La serata era all’aperto, in un vivaio del quartiere Nemorense. E lì, malgrado la pioggia e la presenza di Bush nella capitale, una settantina di adulti consenzienti si erano dati appuntamento tra le piante e i profumi estivi per ascoltare delle storie. Le orecchie di Piattini, che è una uditodipendente, hanno avuto orgasmi multipli. Storie di Salinger, di Sylvia Plath e di Linda Quilt, che da tempo avrebbe voluto leggere, l’hanno incantata, e l’audacia dei raccontatori (un po’ attori, un po’ no) e le loro incertezze le hanno dato il brivido ulteriore dell’emozione di chi ripassa a memoria le parole prima di dirle, e trema di esporsi davanti a un pubblico.<br />
Insomma le è piaciuto<br />
E stanotte la testa di Piattini era piena di storie belle, brutte, lunghe e corte. Ma non solo quelle raccontate dagli attori. In tutta la giornata Piattini, senza rendersene conto, aveva raccolto per strada altre storie. Il parrucchiere, che di fronte allo sguardo audace di una cliente si era lasciato andare a una confidenza sulle sue storie di letto. L’amica M che le ha aperto uno spiraglio sugli amori adulti, quelli che arrivano con un carico di tesori e relitti dalle navigazioni precedenti. Il tassista che le ha confidato l’amore non corrisposto per la propria moglie.<br />
“Eh le donne, le donne” ha detto il tassista “ci pensi signora a quello che le ho detto”.<br />
E Piattini ci ha pensato, anche senza volerlo.<br />
Una strana malinconia le è presa che è durata tutto il giorno. Fino a quando ha capito che era una mancanza la sua. La mancanza, in questo correre di bambini e preoccupazioni quotidiane, del tempo del desiderio. Un’assenza dolorante, una nostalgia feroce.<br />
Torna presto High, Piattini queste lunghe distanze  non le sopporta proprio.</p>
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		<title>piccole cose</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 08:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[amiche]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mirella lentini]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[Piattini B e l&#8217;amica BB sono andate insieme alla presentazione di un libro.
Non un libro qualunque, però. Questo era l&#8217;ultimo libro scritto dalla mamma di B.
(lo so che vi state chiedendo che sono tutte queste B; ma io sono buona e vi lascio con la curiosità insoddisfatta,  così potete scervellarvi a piacere, in caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piattini B e l&#8217;amica BB sono andate insieme alla presentazione di un libro.<br />
Non un libro qualunque, però. Questo era l&#8217;ultimo libro scritto dalla mamma di B.<br />
(lo so che vi state chiedendo che sono tutte queste B; ma io sono buona e vi lascio con la curiosità insoddisfatta,  così potete scervellarvi a piacere, in caso non aveste altro a cui pensare).</p>
<p>E&#8217; stato proprio un bel pomeriggio.<span id="more-391"></span></p>
<p>Prima di tutto la mamma di B era bellissima e in gran forma.<br />
Il suo discorso, durante la presentazione, è stato un delizioso esempio di autoironia femminile.<br />
Ha scherzato sulla vecchiaia, sulle malattie, sulle sue insicurezze.<br />
Ha dimostrato ancora una volta come il bisogno di raccontare nasce da un&#8217;emergenza interna.<br />
Anche il malessere è vitale.<br />
La mamma di B ha ringraziato i presenti, tra i quali c&#8217;erano molti ex colleghi.<br />
Soprattutto c&#8217;erano gli ex colleghi giovani, ai quali lei ha insegnato il mestiere di giornalista. Questi giovani nel frattempo sono diventati pure famosetti, ed erano lì per lei.<br />
Piattini si è commossa a vederli e a pensare che oggi nessuno ha più voglia di insegnare niente a nessuno.<br />
Piattini si è commossa pure a rendersi conto che con B e BB ormai erano 28 anni che si conoscevano, e questa è una cifra mica male per delle giovanette come loro.<br />
Poi ha pensato che si stava commuovendo un po&#8217; troppo e forse era pure una questione ormonale.<br />
La sera, Piattini ha letto i racconti della mamma di B e li ha trovati molto belli.<br />
Dei racconti racconti, di quelli in cui nello spazio di poche pagine accadono delle cose, si muovono intere vite. Racconti reali sospesi sul filo della magia, delle credenze, del soprannaturale che impregna la natura isolana.<br />
Due o tre nuove idee l&#8217;hanno accompagnata mentre scivolava nel sonno.</p>
<p>Per chi è curioso<br />
Mirella Lentini &#8220;Il confine invisibile&#8221; edizioni Tracce</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I vips, il senso di colpa, e la liberazione del V chakra</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 13:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
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		<description><![CDATA[La mia vita mondana da otto anni a questa parte è una steppa desolata.
Solo a tratti un lichene testardo si fa forza e irrompe su questa arida crosta, ma il sale ricopre subito tutto.
Per questo all’inizio dell’anno con Highlander ci siamo detti &#8220;Ora basta&#8221;.
Basta rinunciare alla vita di coppia.
Basta rinunciare a uscire con gli amici.
Perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia vita mondana da otto anni a questa parte è una steppa desolata.<br />
Solo a tratti un lichene testardo si fa forza e irrompe su questa arida crosta, ma il sale ricopre subito tutto.<br />
Per questo all’inizio dell’anno con Highlander ci siamo detti &#8220;Ora basta&#8221;.<br />
Basta rinunciare alla vita di coppia.<br />
Basta rinunciare a uscire con gli amici.<br />
Perché ogni tanto una bella serata fuori con gli amici ci vuole, ci vuole proprio.<br />
Perché bisogna coltivarle le amicizie, crescerle come piante.<br />
E le piante, senza la cura quotidiana, settimanale, o almeno mensile, appassiscono, si sa.<br />
Vi giuro che ci abbiamo messo tutto l&#8217;impegno possibile: &#8220;Questa settimana io, la prossima tu, eh?&#8221;<br />
Bravi, bravi. Molto volenterosi.<br />
Ma da gennaio non è che ci siamo mossi molto.<br />
Per me un cinema 5 mesi fa con le amiche D. e L., poi di nuovo il deserto.<br />
&#8220;Ah, andate a teatro? Beh sì, mi piacerebbe venire, ma questa settimana Highlander non c&#8217;è, e mi dispiace lasciare i bambini&#8230;..&#8221; &#8220;La prossima? Beh la prossima Highlander c&#8217;è, e mi dispiace lasciarlo solo&#8230;&#8221; &#8220;Adesso sto male, domani sono troppo stanca, Oh no santo cielo, ho tanto di quel lavoro arretrato&#8230;.&#8221;<br />
La verità è che la vita sociale è pure questione di abitudine. Dopo un po&#8217; ci si dimentica cosa vuol dire uscire di casa la sera da sola.<br />
Camminare senza appendici urlanti, senza braccia protettrici, senza accompagnatore. Affrontare il mondo da &#8220;fac-simil single&#8221;.<br />
E le cose nuove fanno sempre un po&#8217; paura.<br />
Però ieri no.  Ieri mi sono detta &#8220;o adesso o mai più&#8221; .<br />
Highlander non c&#8217;è, i miei genitori nemmeno, ma non mi scoraggio.<br />
Indosso la tuta da combattimento, quella speciale per i sensi di colpa, e chiedo alla baby sitter S. di restare.<br />
L&#8217;occasione per uscire è una mostra curata da una delle mie ex colleghe.<br />
Ormai la lista di ex colleghe si allunga, e io non ho intenzione di perdermele per strada, le mie ex-colleghe, proprio no, perché sono veramente troppo speciali, e non si incontrano persone speciali tutti i giorni.<br />
Verso le 6 del pomeriggio, determinata come un kamikaze, mi preparo.<br />
Sopra la tuta da combattimento indosso una divisa chic, mi trucco ed esco.<br />
F. ed H mi stanno aspettando.<br />
Il piacere di ritrovarci a tavola, di bere e mangiare insieme ridendo è immenso.<br />
Poi, al momento del caffé, l’amica F. imprudentemente tira fuori il cellulare.<br />
L&#8217;equazione telefono-casa nella mia testa è immediata, manco fossi ET.<br />
Che faccio, penso, chiamo?<br />
Ma certo che sì. Magari è successo qualcosa e io sto qui a bere vino come una sciagurata. Chiamo.<br />
Tut Tut.<br />
&#8220;Sìììììì?&#8221; la voce di S. è leggermente incrinata.<br />
&#8220;Ciao S. come va a casa?&#8221;<br />
&#8220;Bene signora&#8221;<br />
&#8220;UAAAAAAAAA!&#8221;<br />
&#8220;Ma sei sicura che vada bene? Mi sembra il pianto di G. quello&#8221;<br />
&#8220;Mmmmm&#8221; risponde S. con la sua solita flemma asiatica.<br />
Non so come faccia. Anche assediata da 10 ragazzini imbizzarriti sarebbe capace di restare perfettamente impassibile.<br />
&#8220;VOGLIO MAAAAAAMMA!&#8221; urla intanto G.<br />
&#8220;S? S, ci sei?&#8221; chiedo disperata.<br />
Ma S è sparita. E l&#8217;urlo del piccolo è sfumato nell&#8217;indistinto.<br />
Al suo posto la voce rancorosa del figlio filosofo.<br />
&#8220;Mamma, sono io&#8221;<br />
&#8220;F. amore mio, come stai?&#8221;<br />
&#8220;Male&#8221; mi grida rabbioso<br />
&#8220;Perché stai male, F. ?&#8221;<br />
&#8220;Perché tu non ci sei!!!!!!!! Vieniiiiiiiiii!&#8221;<br />
Tento inutilmente di consolarlo mentre le mie amiche mi guardano pietose.<br />
La mia mente va a mille. Le provo tutte ma niente sembra funzionare.<br />
Perdo terreno.<br />
Sto per essere sconfitta.<br />
Poi però inaspettatamente vengo colta dall’ispirazione.<br />
“F. hai presente quando mi chiedi insistentemente di avere gli amichetti a casa?”<br />
“Sì”<br />
“E che proprio insisti e insisti perché vuoi stare assolutamente con loro?”<br />
“Sì”<br />
<span style="font-weight:bold;">“Be’, io adesso voglio stare con le mie amiche!”</span><br />
Il figlio filosofo ancora una volta dimostra di essere molto perspicace perché capisce che non è il caso di andare oltre con le lagne. Di colpo si calma e facciamo progetti per il fine settimana.  Tutti a suo esclusivo vantaggio, ovviamente.<br />
Respiro. La serata può andare avanti.<br />
La mostra è in un locale molto trendy del centro. Una specie di garage con i muri grigi e i tubi a vista. Le donne sono mediamente vestite di nero, tranne alcune alternative con jeans e sciarpetta. Una ragazza espone un cane minimo ma vero nella borsa a tracolla. Bianco, in rigoroso pendant con le scarpe.<br />
L’sms di Highlander arriva a sorpresa.<br />
“Com’è l’atmosfera?” vuole sapere.<br />
“Ci sono tutti i vips” rispondo.<br />
“Vips. Tipo Brad Pitt o George Clooney?” indaga.<br />
“Non proprio” ammetto “ c’è solo la troupe di <span style="font-style:italic;">Un posto al sole</span>”<br />
Intanto l’amica F. sta vivendo momenti di panico. A intervalli regolari, che le impediscono di rilassarsi per più di due minuti di seguito, il marito la aggiorna di una pseudomalattia del figlio. Sembra che enormi bolle si spostino infide sulla faccia del piccolo.<br />
F. sta per cedere e tornare a casa di corsa quando finalmente arriva l’sms liberatorio, “Tutto ok, dorme”<br />
Possiamo rilassarci.<br />
Giriamo, guardiamo le foto, facciamo pettegolezzi.<br />
Parlo con qualcuno, anche se moderatamente, e penso che prima o poi, magari in vecchiaia, ce la farò a superare la mia timidezza, a liberare finalmente il mio quinto chakra dalle difficoltà di comunicazione.<br />
Ma la vera liberata è H. Dopo un quarto d’ora c’è la fila di gente che le chiede consigli personali, e se non fosse che è una donna fedele, avrebbe già fatto quattro acchiappanze.<br />
Un mito.</p>
<p>Alla fine tutti si salutano dandosi appuntamento alla sera seguente.<br />
Tutti tranne me ed F.<br />
La prossima amnistia serale non è ancora stata fissata.</p>
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		<title>Amarcord: il tempo rarefatto delle amicizie a distanza</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 08:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[parigi]]></category>
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		<description><![CDATA[
L’amica B è a Roma per qualche giorno, e come al solito facciamo lo slalom tra gli impegni per riuscire a vederci.
Tra di noi da qualche anno ci sono 1500 kilometri, il che rende impossibile una frequentazione quotidiana. Ma mi consolo pensando che a Roma la vita è così complicata che anche abitare in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://piattinicinesi.files.wordpress.com/2008/04/255156387_d4f078283a_m.jpg"><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://piattinicinesi.files.wordpress.com/2008/04/255156387_d4f078283a_m.jpg?w=240" border="0" alt="" width="240" height="176" /></a></p>
<p>L’amica B è a Roma per qualche giorno, e come al solito facciamo lo slalom tra gli impegni per riuscire a vederci.<br />
Tra di noi da qualche anno ci sono 1500 kilometri, il che rende impossibile una frequentazione quotidiana. Ma mi consolo pensando che a Roma la vita è così complicata che anche abitare in un altro quartiere rende impossibile la frequentazione quotidiana, e spesso anche quella mensile.<br />
Con B. ci siamo conosciute al liceo, una scuola cattolica e ottocentesca che ha determinato buona parte della nostra vita.  Per esempio non credo sia stato casuale che entrambe dopo varie peregrinazioni alla fine abbiamo sposato degli scienziati, e per di più colleghi.<br />
In quella scuola monumento le nostre insegnanti erano altrettanto monumentali, spesso ripescate con grande sforzo da qualche scavo archeologico.  La professoressa di matematica e fisica era un’autentica cariatide, sottratta nottetempo a un tempio greco per venire a sorreggere la nostra precaria istruzione. Rideva poco, sollevando appena le labbra per non strapparsi la pelle delle guance, e non portava i guanti bianchi per pura decenza, limitandosi, durante le interrogazioni, a tenerci a debita distanza batterica.  Il suo cruccio maggiore era che riuscissimo a esprimere i concetti scientifici  in un italiano fluente e appropriato, e per questo avevo sempre 8, pur non avendo acquisito alcuna capacità di ragionamento logico. Per quanto riguarda la fisica, il nostro sapere era avanzato, sapevamo tutto delle ultime scoperte, ma solo perché le studiavamo sugli articoli di giornale, e avendo ormai da qualche tempo toccato con mano quale sia il livello scientifico del giornalismo italiano, posso tranquillamente affermare di non aver mai capito un granché dell’argomento.<br />
Ma la cariatide, senza saperlo, almeno con me e con B. ha raggiunto il suo scopo.<br />
“In società le vere signore devono saper parlare di tutto” ci diceva per giustificare il suo metodo.<br />
E noi in società abbiamo parlato, e con cognizione di causa. Non so se sia stata la mia conoscenza del sincrotrone a conquistare Highlander, ma tant’è, l’acchiappanza c’è stata. In quanto a lei, non ha avuto meno fortuna. Il suo elfo irlandese è molto carino, e di grande compagnia, non c’è che dire. D’altronde il nostro amore per i viaggi non poteva portarci che a matrimoni esterofili (che Highlander sia alieno ormai è cosa certa) così come è stata l’ignoranza della professoressa di francese a determinare la nostra grande passione per questa lingua.  E’ stato solo per metterla in imbarazzo, infatti, che gli ultimi due anni di liceo abbiamo studiato così tanto da raggiungere livelli linguistici invidiabili, al punto che la poveretta si è rimessa sui libri pur di evitare le continue figuracce. In fondo come studentesse pestifere eravamo pur sempre delle brave ragazze. E così alla fine siamo andate entrambe a vivere a Parigi. Solo che B. si è trasferita proprio quando io sono ritornata a Roma, dopo tre anni nella ville lumière. Ogni volta che ci vediamo per me i rimpianti sono due: di non essere nella stessa città e di non essere più a Parigi. A parte il fatto di essere piena di francesi, Parigi è la mia città ideale, quella in cui riesco ad essere  veramente me stessa. Con B. ci raccontiamo le nostre abitudini, il nostro quotidiano, e ci guardiamo crescere. Lei è stata coraggiosa. Ha approfittato del trasferimento per fare quello che aveva sempre desiderato, occuparsi di bambini, e da due anni si occupa dei suoi a tempo pieno. I nostri figli si vedono una volta l’anno, e ogni appuntamento è una scoperta.<br />
I suoi parlano tre lingue. E’ straordinario vederli passare con naturalezza da un italiano addolcito dal francese all’inglese sincopato del papà elfo. Ma ieri il grande ci ha messo ko con un’imitazione irresistibile di Sarkozy ubriaco.<br />
Salutandoci di fronte a un gelato, come ogni anno abbiamo fatto progetti per il futuro. Due i capisaldi. Dimagrire e vivere, almeno per un po’, nello stesso posto. Illusioni? Forse. Ma la vita è piena di sorprese, chissà …</p>
]]></content:encoded>
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