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	<title>piattinicinesi &#187; amicofaronellanotte</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>sopravvivere agli amichetti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 01:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[sono invasa dagli alieni]]></category>
		<category><![CDATA[amicofaronellanotte]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni cominciano prestissimo, altri più tardi. Ma tutti, prima o poi, ve lo chiederanno. &#8220;Posso invitare un amichetto a casa?&#8221;
Sappiate allora che da questa prima domanda in poi sarà tutta una discesa verso l&#8217;appropriazione definitiva della vostra casa e del vostro tempo da parte di orde mocciolose prima, e brufolose poi. Resistere è impossibile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni cominciano prestissimo, altri più tardi. Ma tutti, prima o poi, ve lo chiederanno. <em>&#8220;Posso invitare un amichetto a casa?&#8221;</em></p>
<p>Sappiate allora che da questa prima domanda in poi sarà tutta una discesa verso l&#8217;appropriazione definitiva della vostra casa e del vostro tempo da parte di orde mocciolose prima, e brufolose poi. Resistere è impossibile, ma con qualche strategia ben mirata potete raggiungere una dignitosa convivenza.  Ecco un mini prontuario per i casi più comuni di <em>little friend disease</em>.</p>
<p><em>&#8220;Gli ho solo dato un calcio&#8221; </em>. I simpatici frugoletti, alti appena un metro e 10, si stanno rincorrendo nel parco. Nascondino, acchiapparella, palla prigioniera, qualche gol tirato sghembo tra due alberi. Voi già sospirate di tenerezza pensando a quanto è socievole vostro figlio quando il suo amico corre in lacrime dalla madre. <em>&#8220;Mi ha spezzato una gamba!&#8221;</em> urla il piccolo. <em>&#8220;Gli ho solo dato un calcio&#8221;</em> si giustifica vostro figlio. <em>&#8220;Perché lui mi ha dato una spinta&#8221;</em> <em>&#8220;Sì ma lui mi aveva dato un pugno&#8221; &#8220;E ma lui mi aveva detto cretino&#8221;</em> e così via. In questi casi la cosa migliore è emettere una sentenza di pacificazione &#8220;Non si alzano le mani&#8221;. Dopo cinque minuti (in media) in genere tornano a giocare tranquillamente, fino alla lite successiva. <strong>Main Troubleshooting</strong>: la mamma dell&#8217;amichetto che in preda a una crisi isterica vi accusa di aver educato un bambino sociopatico e violento. <strong>Soluzione</strong>: aspettate che un&#8217;altra mamma si appassioni all&#8217;argomento e lasciatele al parco a discutere mentre voi ve la svignate.</p>
<p><em>&#8220;Mi prende tutti i giochi&#8221;, &#8220;Non vuole fare niente&#8221; , &#8220;Rompe&#8221; &#8220;Lo odio&#8221; Voglio andare  a casa miaaaaaa!&#8221;</em> Se avete superato indenni la fase dell&#8217;approccio violento al parco sappiate che manifestazioni di ostilità verbale e fisica possono ripresentarsi facilmente anche dentro casa. In genere i bambini hanno bisogno di un po&#8217; di aggiustamento per arrivare a condividere i propri spazi e il proprio tempo con altri piccoli dittatori come loro. Per questo il primo approccio casalingo con l&#8217;amichetto in età prescolare può rivelarsi un disastro. Meglio andare quindi per tappe. Cominciate con una breve visita, poi con una più lunga e solo dopo varie prove lanciatevi in un intero pomeriggio da passare insieme. <strong>Main Troubleshooting:</strong> la mamma dell&#8217;amichetto, di fronte allo spettacolo poco edificante del figlio che scaraventa i pezzi del lego nel lavello, va in iperventilazione. <em>&#8220;Ma non capisco, in genere è sempre tranquillo, generoso, disponibile. Lui e il cuginetto/vicino di casa/figlio della mia migliore amica  non hanno mai litigato!&#8221;</em> <strong>Soluzione</strong>: evitate di dirle cose del tipo &#8220;<em>e allora la prossima volta fagli scaraventare i pezzi del lego nel lavello del cuginetto/vicino di casa/figlio della tua migliore amica&#8221;</em>. Offritele un caffé forte e fatevene uno anche per voi. Tirare fuori i pezzi del lego dallo scarico del lavello vi occuperà buona parte della notte.</p>
<p><em>&#8220;Dov&#8217;è il tuo amichetto?&#8221; &#8220;Nel cassetto delle mutande&#8221;</em> Il bambino di tipo ubiquo  non fa in tempo a varcare la soglia di casa vostra che ha già tracciato il perimetro catastale del palazzo. Adora esplorare ripiani, porte, ante scorrevoli, sportelli, anfratti, sottoscala, interstizi e sgabuzzini. Il suo gioco preferito, ovviamente, è nascondino. Il luogo preferito per nascondersi lo spazio fra le rotelle della vostra sedia da lavoro, ma solo se voi ci state seduti sopra, e roteate a destra e a sinistra  mentre leggete le mail. Pretendere di conoscere le esatte coordinate di posizione del&#8217;ubiquo  vi porterà all&#8217;esaurimento nervoso, condizionare la sua permanenza in casa vostra all&#8217;obbligo del braccialetto elettronico vi farà arrestare. Limitatevi a chiudere la porta della vostra camera a chiave e nascondete la chiave. Prima che la trovi, avrete fatto in tempo a mettere in salvo almeno la biancheria. <strong>Main Troubleshooting:</strong> quando la mamma lo viene a riprendere, lui si nasconde nell&#8217;armadio, nella scatola dei giochi, dietro la lavatrice, o si appende con le mollette allo stendino fingendo di essere uno strofinaccio, mentre voi sorridendo forzatamente fingete di avere tutta la sera a disposizione per trovarlo e sbatterlo fuori di casa. <strong>Soluzione: </strong>date loro una tolleranza di 2 minuti. Passati quelli, fornite la madre di bussola, piantina e torcia elettrica e lasciate che il figlio se lo trovi da sola. Non saranno certo due persone in più che frugano tra le vostre mutande a rovinarvi la serata.</p>
<p><strong>&#8220;Che c&#8217;è da mangiare?&#8221;</strong> State per mettere il pacco di biscotti in dispensa quando scoprite che ne manca la metà. Se lui è in casa, sapete perché. Il mangione è peggio di una cavalletta. I suoi recettori della fame si attivano già nell&#8217;ingresso e vanno in tilt in prosimità della cucina. La sua è una fame atavica, primordiale, ma mirata. Lui non vuole un panino, ma due fette sottili di pane sciapo con il culatello, o una rosetta con il provolone silano. Se gli proponete una torta fatta da voi si informerà sui tempi di lievitazione, se avete in casa pacchi di merendine raramente saranno della sua marca preferita, e sicuramente avrete sbagliato farcitura. A meno che non possediate un supermercato, non tentate di assecondarlo. Piuttosto dichiarate in partenza la vostra sconfitta e confessategli di non aver fatto la spesa. Lo choc sarà talmente grande che quando riuscirete a recuperare del pancarré stravecchio con due carciofini sott&#8217;olio li divorerà senza proferire verbo né aggettivo. <strong>Main Troubleshooting</strong>: vi fa vivere nel confronto perenne con sua madre, ottima cuoca, che lui ammira moltissimo. <strong>Soluzione</strong>: ammiratela anche voi, e fatevi invitare a cena.</p>
<p><em>&#8220;Non ho ancora deciso niente per l&#8217;Università &#8220;</em> . Questa frase, pronunciata da un bambino sotto i dodici anni, è segno evidente di una sindrome da stress inutile. Lo stress inutile è qel tipo di stress per cui uno si angoscia per cose non ancora successe e che forse non succederanno mai. Dietro un bambino con sindrome da stress inutile in genere ci sono dei genitori con sindrome da stress inutilissimo. Il bambino che presenta questa sindrome di solito è un individuo piacevole, che tende però ad essere ansiogeno e a comunicare quest&#8217;ansia alle persone che gli sono vicine, chiedendo la loro opinione praticamente su tutto (che dici, vado in bagno?).<strong> Main Troubleshooting</strong>: la madre del bambino con con sindrome da stress inutile vi chiede insistentemente una copia del vostro 740, dell&#8217;ISEE e della pagella dei vostri figli. <strong>Soluzione</strong>: ricorrete all&#8217;autocertificazione.</p>
<p><strong>Morale: </strong></p>
<p><em>Agli amichetti si sopravvive. Alle loro mamme, un po&#8217; meno.</em></p>
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		<title>Amicofaronellanotte e i dilemmi materni</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 23:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[sono invasa dagli alieni]]></category>
		<category><![CDATA[amicofaronellanotte]]></category>
		<category><![CDATA[figlio filosofo]]></category>
		<category><![CDATA[giochi oline]]></category>
		<category><![CDATA[war of warcraft]]></category>

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		<description><![CDATA[Sapevo che sarebbe successo, prima o poi, ma non pensavo così presto.
In quinta elementare.
Ingenuamente, credevo che bisognasse aspettare almeno i 14, o al massimo i 13 anni, prima di cadere nella sfera d’influenza del mitico, inarrivabile, insindacabile  e incoercibile (anche se non so cosa voglia dire) amicofaronellanotte. Per intenderci: quello che ha tutto quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/02/gnomo-mage.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1443" title="gnomo-mage" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/02/gnomo-mage-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Sapevo che sarebbe successo, prima o poi, ma non pensavo così presto.</p>
<p>In quinta elementare.</p>
<p>Ingenuamente, credevo che bisognasse aspettare almeno i 14, o al massimo i 13 anni, prima di cadere nella sfera d’influenza del mitico, inarrivabile, insindacabile  e incoercibile (anche se non so cosa voglia dire) <em>amicofaronellanotte</em>. Per intenderci: quello che ha tutto quello che tu vorresti avere, sa tutto quello che tu vorresti sapere, e ovviamente può fare tutto quello che anche tu vorresti il permesso di fare, se non avessi due genitori rompicoglioni che te lo impediscono.</p>
<p>Le prime avvisaglie si sono avute prima di Natale, ma era poca roba e non ci ho fatto caso.</p>
<p>Errore.</p>
<p>Mai sottovalutare il potenziale di impatto  di un <em>amicofaronellanotte</em>.</p>
<p>Il nostro <em>amicofaronellanotte</em>, per esempio, è un maestro di stile.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“puoi comprarmi gli anfibi, mamma?” </em>mi ha chiesto Federico<em><br />
</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“Anfibi?” </em>ho chiesto incredula, ricordando con qualche nostalgia il mio periodo punk<em> “com’è che ti viene in mente di comprare degli anfibi?”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“beh io…”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“non dirmi che….”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“amicofaronellanotte ce li ha!”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">L’ha detto.</p>
<p><em>Amicofaronellanotte</em> è anche un grande conoscitore delle meraviglie del web. Ci ha fatto appassionare a dei cartoni demenziali che girano su youtube. Si chiamano ASDF, che non vuol dire niente, e anche i cartoni non vogliono dire niente. Però fanno ridere mio figlio. Lo fanno ridere talmente di gusto che certe volte mi domando come abbia fatto a divertirsi fino a un mese fa.</p>
<p>Non pago, <em>amicofaronellanotte</em> ci ha anche aperto la strada verso i giochi online. Nel giro di una settimana tutta la classe declamava esaltata l’inno di <em> </em><em>Woroworcraft</em>.</p>
<p>“<em>Ma che è</em>?” ho chiesto incuriosita cercando di decifrare quella sincope sillabica “<em>un gioco sull’artigianato</em>?”</p>
<p>“<em>Ma mamma</em>!” ha risposto inorridito il pargolo “<em>World of warcraft</em>, non <em>world of artcraft</em>. <em>E’ un gioco di guerra</em>!”</p>
<p>Rassicurata almeno sulla sua conoscenza dell&#8217;inglese, ho deciso di verificare. Quindi ho scaricato la demo, e appurato che la cosa più eccitante di questo <em>World of warcraft</em> è cambiare vestito ai personaggi.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em> “la mia conclusione è che per ora possiamo anche farne a meno”.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“ma io ci voglio giocare”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“ma tu hai dieci anni e da solo online non giochi a niente, e men che meno a un gioco a pagamento”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“ma amicofaronellanotte ci gioca”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>“non me ne frega niente, TU non ci giochi”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">
<p>Siamo andati avanti così per varie settimane, tra alti e bassi.</p>
<p>Finché un pomeriggio non mi sono trovata a tu per tu con la mamma di <em>amicofaronellanotte</em>.</p>
<p>“<em>Ma figurati</em>!” mi ha detto quando le ho chiesto se davvero suo figlio giocasse da solo online &#8220;<em>il cavetto del computer lo tengo sempre in borsa</em> <em>io</em>!&#8221;</p>
<p>“<em>Ah ecco, meno male</em>” ho pensato.</p>
<p>Stavo quasi per andarmene tranquilla quando lei   inopportunamente ha spezzato l’incantesimo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">“<em>Comunque mio figlio va agli scout tutte le domeniche, volendo potrebbe andarci il tuo</em>”</p>
<p style="padding-left: 30px;">“<em>Il mio</em>?”</p>
<p>Ho guardato Federico, che se ne stava appeso penzoloni alle labbra del suo <em>amicofaronellanotte</em>.  Me lo sono visto, in calzoncini di fustagno, ballare intorno al fuoco cantando <em>wantacciù, wantacciù, marascalitta wantacciù</em> e d’un tratto, senza sapere come, mi sono  convinta che tutto sommato l&#8217;idea di rifare il guardaroba all’intera popolazione gnoma di <em>world of warcraft</em> poteva non essere tanto male, in fondo.</p>
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