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	<title>piattinicinesi &#187; depressione</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>i crampi della vita</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
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Avere dei bambini in età scolare riserva molti piaceri, ma uno dei più grandi è ascoltarli ragionare sulle cose.
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<p>Avere dei bambini in età scolare riserva molti piaceri, ma uno dei più grandi è ascoltarli ragionare sulle cose.<br />
 L’altra sera a tavola si discuteva di crescita. Il piccolo, già stufo di essere piccolo, auspicava di raggiungere al più presto il fratello,  possibilmente superarlo, e arrivare in un paio di giorni al traguardo dei vent’anni, momento in cui sarebbe stato finalmente libero di fare quello che voleva (nell’immaginario poweriano questa libertà equivale ad andare in giro in moto suonando la chitarra e dipingendo quadri che i clienti fanno a gara per acquistare).<br />
Il grande invece disquisiva sul concetto di tappa di crescita, argomentando che ne esistono due, una lunghissima fino all’adolescenza, e una fino all’età adulta. Stop.<span id="more-1335"></span><br />
Piattins ascoltava. Però dentro di sé in silenzio rifletteva sulla prospettiva bambina, che guarda alla vita come un monolite, in cui il tempo che si vive sembra un grande presente, scandito solo dall’alternarsi di scuola e vacanza, e il tempo futuro un luogo magico in cui saremo altro, in una condizione di adultità granitica e mai più reversibile.<br />
<em>“non è proprio così”</em> ha detto alla fine cautamente, consapevole di inoltrarsi su un terreno sdrucciolevole.<br />
<em>&#8220;Da quando siete nati avete già superato diverse tappe, valicato frontiere all’apparenza insormontabili. Un neonato di 15 giorni non è come uno di un mese. A cinque mesi si guarda il viso dei genitori e si sorride. E imparare a sorridere a qualcuno non è forse un modo bellissimo di crescere, diventare grandi? E imparare a camminare, a guardare il mondo dalla prospettiva di un bipede che può percorrere superfici infinite, superare ostacoli e tenere oggetti in mano facendo rumore non vi dà quasi le vertigini?   E parlare, litigare, scoprire nuovi sapori, imparare a condividere, a perdere, ad accettare le regole, non sono altre infinite tappe dell’infanzia?<br />
Voi non siete oggi quelli che eravate appena un anno fa. E anche gli adulti crescono, sapete, non fanno altro che imparare, che superare altri traguardi, e a volte tornano indietro&#8221;.</em></p>
<p><em>- Come tornano indietro?</em></p>
<p><em>&#8220;Ma sì tornano indietro. Quando sono con voi, per esempio, è come se certe volte io tornassi bambina, mi ricordo dei pensieri che avevo alla vostra età, dei giochi che facevo, di come vedevo le cose, perché dentro io sono ancora bambina, una bambina un po’ nascosta, ma che sta lì pronta a saltare fuori quando serve.&#8221;</em></p>
<p>Hanno riso, e tanto. La cosa li divertiva.</p>
<p>E a pensarci in fondo è proprio divertente. Ma è anche una cosa terribilmente seria. Perché il tempo procede sì in linea retta, ma ogni tanto fa delle curve a gomito. Ed è bellissimo se quando accade la memoria di un’esperienza ritorna preziosa  a insegnarci come agire, o ci fa capire chi, in quel momento, sta vivendo ciò che noi abbiamo vissuto, senza giudicare. </p>
<p>A volte però, le curve si sovrappongono, confondendosi. Diventano spirali e labirinti, nei quali ti perdi.</p>
<p>E allora all’improvviso hai più anni di quanti dovresti averne, e un peso sul cuore difficile da sollevare.<br />
A volte invece un avvenimento banale, di quelli che normalmente dimenticheresti subito come si dimentica una mosca che ti infastidiva dopo che l’hai cacciata, riporta in superficie sentimenti che pensavi di aver messo a tacere per sempre. </p>
<p>Sono le vecchie ferite, quelle che fanno crescere e che però non sempre si rimarginano completamente. Sono le aderenze del cuore, le vecchie fratture che dolgono quando si annuncia un temporale.</p>
<p>Sono un gancio che riporta sempre indietro, che ci fa litigare con  madri fratelli e amici seguendo uno schema che è come un disco rotto.</p>
<p>Sono come una voragine di pensieri che ti trascina giù. Sono come quei giorni bui dell’adolescenza in cui ti senti chiuso in una bolla di vetro, e per fingere che tutto sia normale fai finta che la bolla sia la musica, un videogioco, il computer o un libro.</p>
<p>Sono come quei crampi che ti assalgono inaspettati mentre nuoti tranquillo nel mare aperto, bloccandoti le gambe, e facendoti quasi affondare. </p>
<p>Sono i crampi della vita, perché anche lo scorrere  del nostro tempo subisce queste improvvise contrazioni, e si arena in  paludi stagnanti da cui non si può andare avanti né indietro.</p>
<p>Quando capita, sai che devi fermarti, tirare i muscoli fino alla soglia massima del tuo dolore e aspettare.</p>
<p>Dopo, solo dopo, potrai riprendere a camminare  tranquillo per la tua strada, dritto fino alla prossima curva.</p>
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