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	<title>piattinicinesi &#187; filastrocche</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Filastrocca per scacciare i mostri del buio</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[favole e filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocca]]></category>
		<category><![CDATA[mostri del buio]]></category>

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		<description><![CDATA[A fasi alterne, nella vita, c&#8217;è sempre un mostro venuto dal buio che sta lì apposta per darti fastidio. Questa filastrocca, pensata per i bambini, può essere usata anche dai grandi, con grande giovamento.
Filastrocca per scacciare i mostri del buio
Mostro del buio
Che respiri nell’ombra
Se non te ne vai io suono la tromba
Mostro schifoso se vieni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fasi alterne, nella vita, c&#8217;è sempre un mostro venuto dal buio che sta lì apposta per darti fastidio. Questa filastrocca, pensata per i bambini, può essere usata anche dai grandi, con grande giovamento.</p>
<p><strong>Filastrocca per scacciare i mostri del buio</strong></p>
<p>Mostro del buio</p>
<p>Che respiri nell’ombra</p>
<p>Se non te ne vai io suono la tromba</p>
<p>Mostro schifoso se vieni vicino</p>
<p>Ti faccio annusare il mio vecchio calzino</p>
<p>Mostro sparisci</p>
<p>E se non ti vergogni</p>
<p>Ti vengo a trovare nei tuoi brutti sogni</p>
<p>Così d’ora in poi</p>
<p>Se incontri un bambino</p>
<p>Ti scusi, saluti</p>
<p>E gli fai anche l’inchino</p>
<p>filastrocca di Anna Lo Piano</p>
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		<title>Leggere con i bambini: ninne nanne e filastrocche</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[leggere con i bambini]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[ninne nanne]]></category>

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La settimana scorsa sono stata a un incontro per insegnanti e genitori organizzato dalla biblioteca centrale ragazzi sulla lettura con i bambini in età prescolare. A condurre l’incontro questa volta era Nicoletta Stefanini dell’Associazione Ruotalibera, che si occupa di lettura ma anche di teatro, perché leggere ad alta voce è teatro, è un’esperienza sensoriale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_PF5KRh_olqw/Subjo-XhXCI/AAAAAAAAASs/Nl4pPasYHTU/s1600-h/filastrocche.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397251496526044194" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_PF5KRh_olqw/Subjo-XhXCI/AAAAAAAAASs/Nl4pPasYHTU/s200/filastrocche.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p class="MsoNormal">La settimana scorsa sono stata a un incontro per insegnanti e genitori organizzato dalla biblioteca centrale ragazzi sulla lettura con i bambini in età prescolare. A condurre l’incontro questa volta era Nicoletta Stefanini dell’<a href="http://www.ruotalibera.eu/">Associazione Ruotalibera</a>, che si occupa di lettura ma anche di teatro, perché leggere ad alta voce è teatro, è un’esperienza sensoriale e corporea, nella quale è importante l’ambiente, la posizione, il contatto, la gestualità, la voce.</p>
<p class="MsoNormal">Se posso approfitto di queste occasioni perché c’è da imparare tantissimo, non solo da chi insegna ma anche dai partecipanti, che hanno sempre esperienze da raccontare e idee da condividere. Ogni volta ne esco arricchita, piena di conferme di cose che magari so, ma che il corso magicamente riesce a strutturare in una forma sensata, e di spunti per nuove cose da provare.</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Questa volta si è parlato soprattutto di piccolissimi. E quindi le riflessioni che ne ho tratto vanno benissimo per rispondere a tutte<span> </span>persone che nei post precedenti mi hanno chiesto “ma a che età posso cominciare a leggere a mio figlio?”.</p>
<p class="MsoNormal">La risposta è molto semplice: <span style="font-style: italic;">da subito.<span id="more-1185"></span></span></p>
<p class="MsoNormal">A patto però che la <span style="font-weight: bold;">lettura</span> sia intesa come un <span style="font-weight: bold;">percorso, una modalità di relazione tra genitori e figli</span>. Questa relazione comincia subito, fin dal primo momento, e sicuramente prima che a fare da tramite tra i due ci sia l’oggetto libro.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">I neonati non sanno ancora chi sono, ma riconoscono una sensazione di protezione e sicurezza in un insieme di elementi sensoriali</span>. La prima relazione si basa sul contatto, sull’odore e sull’ascolto, del ritmo del cuore, del suono della voce.</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">(<span style="font-style: italic;">L’altro giorno al Mom Camp ho incontrato </span><a style="font-style: italic;" href="http://alezionedimammita.blogspot.com/">Caia Coconi</a><span style="font-style: italic;"> con il piccolo Momo nel marsupio. Ondeggiava da una gamba all’altra come spinta da una musica interiore, e dopo poco non ho potuto fare a meno di ondeggiare insieme a lei, ricordandomi di tanti anni miei di ondeggiamento avanti e indietro, un movimento che è dell’anima prima che del corpo, un cullarsi cullando che è anche farsi coraggio, ritrovare un’armonia del mondo, un nuovo equilibrio.</span>)</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">Non sottovalutate l’importanza delle ninnananne in questo momento</span>. Sono musica, ma sono anche parole. Possono essere quelle di quando eravamo piccoli ma anche totalmente diverse se vogliamo ripartire da zero. Sono un ritmo che ci fa stare bene, che ci piace, che ci culla insieme al bambino. (mio figlio piccolo, per dire, crollava con i Led Zeppelin e questo dimostra che la personalità si vede fin dall’inizio, e che va rispettata). Se avete voglia cambiate le parole. La cara vecchia ninna nanna di Brahms offre infinite possibilità, non limitatevi. Inventate storie, raccontatevi la vostra storia, la vostra giornata, i momenti bui, le paure, la stanchezza, ma anche la gioia di quel momento.</p>
<p class="MsoNormal">Fa meglio di qualunque terapia ed è un metodo che funziona anche dopo.</p>
<p class="MsoNormal">Ho avuto un successone pochi mesi fa (5 anni e un’ostinazione rara a non dormire) con una versione di <span style="font-style: italic;">petit pierrot che fa i capricci e non vuol dormir….ma la mamma ancora lo coccolerà</span>.</p>
<p class="MsoNormal">Quasi quasi lo brevetto…</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">Poi verso i 5-6</span><span style="font-weight: bold;"> </span><span style="font-weight: bold;">mesi</span><span style="font-weight: bold;"> </span><span style="font-weight: bold;">succede una cosa incredibile</span>. <span style="font-weight: bold;">Nostro figlio comincia a guardarci sul serio, a sorriderci, a scoprire che siamo altro da lui/lei</span>.</p>
<p class="MsoNormal">Che siamo esplorabili, con dei bei nasoni da afferrare, ciocche di capelli da strappare, occhiali da far volare in aria. Ma anche a scoprire i suoi piedi, le mani, la pancia. Sono i momenti delle coccole, dei baci, dei gorgheggi e di tutti quei ghiri ghiri amore mio che ci fanno sembrare dei dementi, e che però dagli esperti vengono<span> </span>definiti come lingua: è il <span style="font-style: italic;">mammese, motherese o baby talk</span>. Insomma, una cosa seria, perché mette le basi del linguaggio.</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Da questo momento in poi ci si comincia davvero a divertire.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">Il bambino sta seduto da solo, o con un appoggio. Si guarda intorno, esplora, afferra e …morde</span>.</p>
<p class="MsoNormal">È il momento in cui si possono proporre <span style="font-weight: bold;">i primi libri di stoffa</span>, da mettere in bocca, con illustrazioni semplici da indicare (<span style="font-style: italic;">cos’è questo? È un gatto…</span>) che spariscono se il libro si chiude, o se si gira la pagina…magari una pagina che sa di pulito (non dimenticate di lavarli!) o che fa un suono strano, perché dentro c’è un sottile foglio di carta che se viene stropicciato…si fa sentire!</p>
<p class="MsoNormal">Noi avevamo anche dei meravigliosi <span style="font-weight: bold;">cubi di stoffa</span> che si potevano lanciare, impilare e che quando erano tutti vicini <span style="font-style: italic;">ooooh! </span>formavano un meraviglioso gallo, o una pecora, o un cavallo, e la mamma ovviamente faceva il verso….</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Ma soprattutto è il momento in cui cominciare a sfruttare le meravigliose, creative, infinite e divertentissime <span style="font-weight: bold;">filastrocche</span>! Faccio subito un omaggio a <a href="http://www.filastrocche.it/">Jolanda</a> che da tempo ne è cultrice. Il suo sito è una miniera e va sfruttato, mi raccomando.</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Le filastrocche sono importantissime.</p>
<p class="MsoNormal">Hanno dentro le parole, una storia, il non sense (fondamentale per sviluppare il senso del’ironia, una strategia di sopravvivenza fondamentale), il gioco linguistico, la musica, il ritmo, la socialità.</p>
<p class="MsoNormal">Pensate alla tradizione dei cantastorie, ai poemi cavallereschi, agli slogan politici e alle canzoni degli scout, non sono forme diverse della cara vecchia filastrocca?</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Lo so, a volte mi lascio prendere un po’ la mano, però è così.</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">La filastrocca ci permette di parlare al bambino in una lingua adatta a lui</span>, di avvicinarlo anche a una tradizione, penso alle filastrocche in dialetto, alle storie che sanno solo i nonni, o a varie lingue in caso di bilinguismo.</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">È una cosa che si fa in due. <span style="font-weight: bold;">Anche se all’inizio il bambino non ripete riesce però a seguire il ritmo, si muove con noi, esplora il movimento</span> (pensate alle filastrocche ripetute sulle ginocchia al galoppo che finiscono con un tuffo all’indietro, possono andare avanti per ore, è tutto un ancora ancora!), poi a poco a poco ripeterà il movimento (<span style="font-style: italic;">farfallina, farfallina</span> – <span style="font-style: italic;">un cocomero tondo tondo…)</span></p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">È un modo bellissimo per esplorare il proprio corpo</span>. Le dita delle mani (ce ne sono infinite e in tutte le lingue e i dialetti), il viso (questo è l’occhio bello….). Sono un modo per dare importanza al bambino, per modulare il contatto fisico con lui, irruente se c’è intimità e bisogni di coccole, più leggero se c’è un capriccio, una timidezza. Una maestra che partecipava al corso ha raccontato di come lei utilizza le filastrocche delle dita per avvicinare i bimbi durante la fase dell’inserimento, mi è sembrata una cosa bellissima.</p>
<p class="MsoNormal">Noi a casa avevamo una filastrocca sui piedi (d’obbligo per le pagnotte di casa) che avevo chiamato proprio <span style="font-style: italic;">il mio bambino ha i piedi pagnotta…</span>.ci siamo andati avanti per anni. Adesso il grande porta  il 36 e il piccolo il 31, forse dovrei inventarne un&#8217;altra con gli sfilatini….</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">E’ una formula magica</span>, che può fare accadere cose meravigliose. La stessa maestra di prima, ha raccontato di una filastrocca friulana per fare uscire le corna alle lumache. I bambini la recitano e le corna …escono (evidentemente, le lumache avverano la presenza degli inopportuni filatroccari e tirano fuori le corna per capire chi sono…). In Sicilia ce n’è una molto simile, che si fa con i babbaluci (le lumache, appunto) e dice <span style="font-style: italic;">“esci le corna che vene to pà”</span>. I miei figli hanno passato vari pomeriggi ad ammorbare babbaluci.</p>
<p class="MsoNormal">Ma volendo si può usare con un cibo poco appetitoso, che sparisce nella bocca appena si recita la formula portentosa…per i denti bianchi, i bottoni che non si abbottonano, una ferita sul ginocchio (<span style="font-style: italic;">la conoscete sana sana colita de rana si no sana hoy sanarà mañana?</span>)</p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-weight: bold;">E’ un gioco</span>.</p>
<p class="MsoNormal">Serve a creare le rime, a muoversi (<span style="font-style: italic;">campana, madama doré, girogirotondo</span>) a giocare a patata bollente o alla passatella (da più grandi però) a funzionare come aggregatore nell’animazione dei pre-adolescenti (boy scout insegnano..)</p>
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<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">Insomma prima dei libri ci siamo noi e l’attenzione che dedichiamo ai nostri figli.</p>
<p class="MsoNormal">E siccome questo post sta diventando troppo lungo, magari vi rimando al prossimo per avere qualche materiale in più, a patto che questo, però, vi sia piaciuto.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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