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	<title>piattinicinesi &#187; libri</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Scrivere: la tecnica, il progetto e il colpo di genio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 16:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[Amelia e zio Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[L'invasione dei cloni giganti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[A chi pensa che scrivere sia lasciarsi andare al demone creativo rispondo che il demone creativo agisce e ti guida la mano al massimo per venti righe. Se ti sei fumato qualcosa anche di più, ma poi ti abbandona al tuo destino. A volte si scrivono descrizioni, poesie, dialoghi e post in questo stato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/12/6405464-giovane-donna-bionda-funziona-con-un-cacciavite-senza-filo-elettrico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2259" title="6405464-giovane-donna-bionda-funziona-con-un-cacciavite-senza-filo-elettrico" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/12/6405464-giovane-donna-bionda-funziona-con-un-cacciavite-senza-filo-elettrico-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A chi pensa che scrivere sia lasciarsi andare al demone creativo rispondo che il demone creativo agisce e ti guida la mano al massimo per venti righe. Se ti sei fumato qualcosa anche di più, ma poi ti abbandona al tuo destino. A volte si scrivono descrizioni, poesie, dialoghi e post in questo stato di grazia. Ma un romanzo lo scrivi solo se ti leghi alla sedia, e bello stretto.</p>
<p>In qualche maniera la stesura di un romanzo è un lavoro d&#8217;artigiano. Devi avere una bella impalcatura, assi inchiodate con cura, dettagli armonici, rifiniture precise e una certa coerenza d&#8217;insieme, tecnica e stilistica. Ma a differenza di un armadio <em>non sempre</em> puoi progettarlo a tavolino ( notare il <em>non sempre</em>, please) e farti lo schema che funziona da seguire alla lettera. A volte cominci trascinato da una suggestione, da un&#8217;idea e non è che sempre sai dove vai a parare. C&#8217;è la bellissima introduzione di Javier Marìas al suo romanzo &#8220;Domani nella battaglia pensa a me&#8221; in cui racconta proprio questa sensazione di scoperta graduale, il piacere di farsi portare dalla storia in un luogo ancora inesplorato.</p>
<p>E senza questa sensazione non ci sarebbe alcun gusto a scrivere né il panico che provi quando cominci, una specie di stretta alla pancia, come quando ti affacci sul vuoto.</p>
<p>Ma sai anche che se vuoi arrivare alla fine la base e l&#8217;impalcatura le devi avere. A volte sono lì fin dall&#8217;inizio, altre le raccatti mentre  guardi dalla finestra, ascolti una conversazione, guardi un film. (Io per ispirarmi stiro, ma sono perversioni personali). Altre ancora sono i personaggi, con i loro pensieri che si insinuano nei tuoi, che te le suggeriscono. Oppure  non le trovi mai, e i romanzi rimangono traballanti e insicuri. Succede, non è un dramma. A volte li recuperi. A volte devi buttare giù tutto e ricominciare.</p>
<p>Con il secondo episodio di Amelia ero partita bene, e poi mi sono bloccata. Mi sembrava che ci fosse troppa carne al fuoco, troppi pensieri che andavano in direzioni diverse. Poi è bastata una sua frase (come di chi? ma di Amelia, ovviamente, ormai è abbastanza grande per avere idee autonome) e ho trovato la chiave.</p>
<p><em>&#8220;Amelia si chiese se non le stava sfuggendo qualcosa. Da qualche tempo tutto intorno a lei sembrava essere diverso, cambiato. Non è che non si fosse accorta di questa trasformazione, se ne era accorta eccome. Solo che pensava che fosse inevitabile. Il nuovo corso di Telenotizia, zia Giovanna seguita da un cameraman fin dentro casa, Selvaggia che leggeva il telegiornale in cucina, reality sui gatti, cibo che sapeva di ovatta, gente tutta uguale la cui massima aspirazione era indossare un vestito con il marchio di uno col mal di denti, essere in forma, leggere gli scrittori alla moda e andare a fare shopping. Era strano questo? A lei sembrava strano, ma si vergognava a dirlo. Cosa doveva fare, indagare sul perché la gente avesse cominciato ad assomigliarsi tutta? L’avrebbero presa per matta, o trattata per quello che era: una bambina. Ma una bambina che cosa può fare per opporsi a questi cambiamenti? La verità era che questo era il nuovo mondo e lei avrebbe dovuto accettarlo &#8220;</em></p>
<p>Insomma se non riuscite ad avere colpi di genio in maniera autonoma,  almeno create dei personaggi abbastanza intelligenti da averli al posto  vostro.</p>
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		<title>I libri &#8211; Il diario di Edith di Patricia Highsmith</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 11:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[editing esistenziale]]></category>
		<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[patricia highsmith]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi avverto. La lettura di questo romanzo è veramente angosciante. E&#8217; angosciante già quando leggi la quarta di copertina, perché intuisci che tutto si svolgerà attraverso le pagine di un diario, e che la suspense riguarda la percezione della realtà della protagonista, che piano piano confonde i piani di verità e immaginazione, scivolando nella follia.
Poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/240px-Pathigh.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2244" title="240px-Pathigh" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/240px-Pathigh.jpg" alt="" width="240" height="304" /></a>Vi avverto. La lettura di questo romanzo è veramente angosciante. E&#8217; angosciante già quando leggi la quarta di copertina, perché intuisci che tutto si svolgerà attraverso le pagine di un diario, e che la suspense riguarda la percezione della realtà della protagonista, che piano piano confonde i piani di verità e immaginazione, scivolando nella follia.</p>
<p>Poi è angosciante nello svolgimento, perché ha un ritmo dilatato, ripetitivo, circolare, come spesso sono i ritmi delle storie che riguardano le donne, e in particolare le donne che stanno a  casa. Edith non è casalinga, è una scrittrice, ma siccome lavora da casa vive quel ritmo di routine dell&#8217;accudimento e della manutenzione che secondo me ha dentro di sé il germe di tutte le follie. Ci sarebbe da scrivere un saggio sul ritmo dei romanzi che narrano le donne, e penso che ritornerò di nuovo sull&#8217;argomento.</p>
<p>Ed è angosciante e claustrofobico perché nel corso della storia assistiamo impotenti allo scivolamento di Edith nel proprio mondo, chiuso ad ogni voce estranea, denso solo della propria voce, e in parte scivoliamo con lei, incapaci noi stessi di distinguere in certi momenti ciò che è vero da ciò che non lo è, incapaci di comprendere i vari personaggi, di comprenderli a fondo, voglio dire, perché non c&#8217;è nessuno che ci aiuta a capire cosa accade dentro di loro. Neanche l&#8217;autrice, che volutamente racconta la forma apparente di quel che accade, senza mai addentrarsi oltre il necessario nella complessa psicologia che lega fra loro i familiari e gli amici di Edith. Eppure il senso di attesa, di suspense, resta in tensione fino all&#8217;ultima pagina. Leggendo questo libro, immaginando Edith raccontare la sua vita immaginata nelle pagine del diario, non ho potuto fare a meno di pensare come sarebbe stato questo romanzo in epoca di blog. (Perché sicuramente adesso invece del diario Edith avrebbe avuto un blog, c&#8217;è da scommetterci) . All&#8217;inizio ho pensato che forse la lettura degli altri, i commenti, lo scambio, l&#8217;avrebbero salvata. Adesso però non ne sono più tanto sicura.</p>
<p>Il diario, lo sfogo, il racconto in prima persona rappresentano un grado minimo della scrittura. Non perché non abbia valore ma perché è spesso una visione limitante della realtà, dove io sono il protagonista e il mondo intorno a me è popolato da personaggi che entrano ed escono dal mio solco di luce, che sono positivi o negativi, buoni e cattivi, in base a come mi trattano, e gli avvenimenti hanno senso solo se concentrici al mio ego. Raramente in questo grado minimo riusciamo a metterci davvero nei panni degli altri, ragionare con la loro testa, prendere le loro parti.</p>
<p>Se Edith l&#8217;avesse fatto, avrebbe capito che i comportamenti assurdi dei suoi familiari avevano un motivo d&#8217;essere. Non perché avessero ragione, ma perché le loro ragioni &#8211; l&#8217;insicurezza, l&#8217;inedia, l&#8217;egoismo, la fragilità, il bisogno d&#8217;amore &#8211; erano evidenti e spiegavano le loro incoerenze. E capendoli li avrebbe forse aiutati quando andavano aiutati, e si sarebbe difesa da loro quando era giusto che si difendesse.</p>
<p>Ma Edith non ascolta. Lei costruisce un mondo fantastico dove tutto è come dovrebbe essere perché lei ne sia il centro, e nessuno venga a turbare questa perfezione.</p>
<p>Il secondo grado della scrittura è entrare nella testa di un altro. Immaginarsi ciò che non si è, che non si è mai stato. Essere il nemico, lasciarsi trasportare dalle sue visioni, dai suoi tic, dalle sue debolezze.</p>
<p>E&#8217; come fare il gioco del ribaltamento dei ruoli, senza mai assumere la parte di se stessi.</p>
<p>I mondi creati sono allora meno perfetti, ma molto più interessanti.</p>
<p>Patricia Highsmith, Il diario di Edith, Bompiani</p>
<p>Patricia Highsmith, Edith&#8217;s Diary, Athlantic Monthly Press</p>
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		<title>I libri &#8211; L&#8217;arte della gioia di Goliarda Sapienza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 21:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Arte della gioia di Goliarda Sapienza è un libro che ho letto per caso, un&#8217;estate di qualche anno fa.
L&#8217;aveva lasciato mia sorella al mare, e sfogliandolo sono stata conquistata da una scrittura da romanzo d&#8217;appendice. Mi sembrava di leggere un Piccole Donne d&#8217;ambientazione siciliana, ma più cupo e graffiante e strano, molto strano. Come un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Arte della gioia</strong> di Goliarda Sapienza è un libro che ho letto per caso, un&#8217;estate di qualche anno fa.</p>
<p>L&#8217;aveva lasciato mia sorella al mare, e sfogliandolo sono stata conquistata da una scrittura da romanzo d&#8217;appendice. Mi sembrava di leggere un <em><strong>Piccole Donne</strong></em> d&#8217;ambientazione siciliana, ma più cupo e graffiante e strano, molto strano. Come un vestito della taglia sbagliata, una confezione che non contiene perfettamente, e che lascia segni sulla pelle e sugli oggetti. Anche su di me i segni li ha lasciati, perché anno dopo anno continuo a ripensarci, come se certe parole prendessero forma e senso solo ora.</p>
<p>Non è un romanzo corale, né una saga, né ci sono figure femminili che fanno da contrappunto le une alle altre, come spesso accade ai romanzi di donne che vogliono parlare di donne.</p>
<p>Qui tutto accade alla protagonista che nasce il primo giorno del &#8216;900 e attraversa tutto il secolo portando addosso gli eventi, le ferite e le esperienze di tutte le altre. Come un filtro emotivo, una lente deformante che tutto misura attraverso i suoi occhi.</p>
<p>Modesta si chiama la protagonista, di nome ma non di fatto. La scelta mi è sembrata uno sberleffo a quella volontà di tenerci sempre a pelo d&#8217;acqua, in quel limbo dove la testa e la volontà non affiorano, ma si tengono in un confine dove si è utili senza mettersi in mostra.</p>
<p>Modesta invece la testa la tira fuori. Nata da un gesto di  violenza, da povertà estrema, fango, ignoranza e disperazione, impara l&#8217;amore, gli affari, diventa colta, bella, raffinata. Non come una Cenerentola ma come un&#8217;artigiana di se stessa, che si costruisce pezzo dopo pezzo. Mai per un solo attimo in tutta la sua vita si rassegnerà a rimanere in una situazione senza reagire, senza imparare, senza viverla pienamente. Anche in prigione.</p>
<p>La sua battaglia non è scontro, verbale o fisico, ma resistenza e indignazione, e creatività, e saper aspettare e guardare avanti, sapendo che alla fine della lotta l&#8217;unica vittoria sarà il passaggio a un grado di più alto di consapevolezza, a un maggior contatto con se stessi, con il punto profondo dell&#8217;anima  che, oscillando tra le emozioni, ci fa da baricentro.</p>
<p>E il passaggio è spesso segnato da una sorta di sonno, come uno sprofondare e riemergere da acque uterine.</p>
<p>In queste trasformazioni Modesta attraversa tutte le incarnazioni femminili, e non si identifica in nessuna.</p>
<p>Di queste, tre mi hanno colpita più delle altre.</p>
<p><strong>La donna innamorata</strong>, indubbiamente. Gli amori di Modesta non sono scontati. Ama donne e uomini allo stesso modo, senza che sia necessario specificare criteri di omo o eterossessualità. D&#8217;altronde il sesso non è una forma alta di comunicazione con un altro da sé?  Sposa un uomo con un deficit mentale, vedendone prima degli altri la dolcezza, e lo affida ad una donna più capace di lei di stargli accanto. Vive una passione travolgente e violenta, senza che lei metta mai la sua vita completamente nelle mani di lui. E scopre l&#8217;amore profondo in tarda età, in un&#8217;epoca in cui alle donne il sesso dopo la menopausa era precluso.</p>
<p><strong>La madre</strong>. Modesta diventa madre, ma lascia il ruolo della nutrice, e il lavoro di cura, alla sua balia, riservando per sé quello di educatrice, di compagna di giochi e di crescita, di guida. Si sente più vicina al figlio affiliato, piuttosto che a quello naturale. La provocazione che lancia è forte, e va raccolta adeguatamente. Ci sono molti modi di essere madre, la cura ha un senso se il gesto si riempie di valore, ma non è il nutrimento, l&#8217;accudire in sé che fa la buona madre. Si può essere materni anche di figli non propri, e i figli hanno il diritto di scegliere la propria madre. Rinunciare al possesso dei figli è forse la cosa più difficile per una donna. Eppure necessario.</p>
<p><strong>La scrittrice. </strong>Modesta comincia a scrivere, e lo fa bene. Poi però smette, perché non vuole cadere nella trappola dei riconoscimenti, della referenzialità, della ricerca del successo. Abbiamo tutti bisogno di una consacrazione sociale. Essere qualcosa o qualcuno agli occhi del mondo, per quello che facciamo. Chi di noi non si è chiesto cosa rimarrebbe di sé, per gli altri, se non fossimo la nostra posizione, il nostro stipendio, il nostro titolo, il nostro biglietto da visita, il nostro nome su un libro? Eppure il lavoro della scrittura deve rimanere questo, un lavoro. Che è un&#8217;attività solitaria, e dolorosa e bella, e ti permette di comunicare scavalcando confini. E&#8217; la differenza tra il fare qualcosa e l&#8217;essere qualcosa. Noi siamo quel che rimane quando tutto il fare è andato. Ricordarselo rende tangibile la verità delle cose.</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p>L&#8217;arte della gioia è un libro rifiutato, non capito, fuori tempo, riscritto più e più volte. Un libro che è diventato un&#8217;ossessione, una malattia, e che ha dovuto aspettare l&#8217;intuito di un&#8217;editrice francese per essere pubblicato, apprezzato e tornare poi in Italia, postumo, grazie a Stampa Alternativa.</p>
<p>Per chi avesse voglia di approfondire la vita di Goliarda Sapienza e la genesi del libro consiglio la lettura della <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/goliarda-sapienza/l-arte-della-gioia/978880619960">prefazione dell&#8217;edizione Einaudi</a> e <strong>La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza</strong>, di Giovanna Providenti, che ho avuto il piacere di conoscere durante l&#8217;edizione 2009 del Premio Calvino e che ora scopro è riuscita a pubblicare con  <a href="http://villaggiomaori.com/2010/12/03/giovanna-providenti-la-porta-e-aperta-vita-di-goliarda-sapienza/">Villaggio Maori Edizioni</a> il suo bellissimo romanzo-saggio, che ho letto nell&#8217;edizione manoscritta.</p>
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		<title>Più libri più liberi: libri che comprerei per regalarli ai bambini e invece poi li leggerei io</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 23:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggere con i bambini]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Una giornata alla fiera della piccola e media editoria non basta, ce ne vorrebbero almeno tre, ma visto che le cose da fare sono tante e il tempo sempre poco anche stavolta mi sono dovuta accontentare. In una giornata ho visto almeno una decina di persone alle quali tengo molto, ho conosciuto Luisa Mattia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una giornata alla fiera della piccola e media editoria non basta, ce ne vorrebbero almeno tre, ma visto che le cose da fare sono tante e il tempo sempre poco anche stavolta mi sono dovuta accontentare. In una giornata ho visto almeno una decina di persone alle quali tengo molto, ho conosciuto <a href="http://www.luisamattia.com/index.php/luisa/index.php">Luisa Mattia</a> e <a href="http://mammamsterdam.blogspot.com/">Barbara Summa</a>,  girato tra gli stand, letto capitoli interi di almeno una ventina di libri e fatto qualche scoperta.</p>
<p>Adesso da brava blogger dovrei fare un post con i libri che ho trovato divisi per età argomento ecc. ecc. E invece sapete che vi dico? Non mi va per niente. Mi va solo di condividere con voi qualche piccola scoperta tra i libri in mostra.</p>
<p>Cominciamo dai pop up. Trovo meravigliosi i libri grandi con finestre linguette e mondi immaginifici che schizzano fuori appena li apri. Anche i bambini in genere li trovano meravigliosi, e dai tre anni in poi in genere smettono anche di romperli dopo due ore. Tra i pop up in mostra ho (ri)trovato  <strong>David Carver</strong>, e il suo <a href="http://librospopup.blogspot.com/2008/05/sorprendente-libro-pop-up-de-encontrar.html"><strong>600 punti</strong> <strong>neri</strong></a> (Panini, 25 euro). Non è una roba sulla pulizia del viso ma un libro da sfogliare, risfogliare al contrario, aprire e contemplare, passare il tempo a contare i punti, antistress, <em>ispirational</em> ma non <em>aspirational</em>, e volendo lo si può usare anche come centrotavola. Poi ce n&#8217;era un altro di <strong>Carver</strong> che non conoscevo, e che si chiama <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__piccolo-cubo-giallo.php">Piccolo cubo giallo </a>(Abracadabra, 13,50 euro) . Praticamente è uno smile a forma di cubo al quale puoi fare fare cose strane, e intanto impari concetti come vicino e lontano, su e giù, acceso e spento&#8230;insomma una meraviglia.</p>
<p>Mi è piaciuto tanto anche <a href="http://www.bohempress.it/box.html">Miiaau e la grande scatola</a> (Bohem Press, 13.50). Mi piacciono i libri per bambini con illustrazioni pulite, Miiaau ha una faccia supersimpatica e crea dei mondi con gli oggetti che trova in casa, come è giusto che sia. E poi lo sapete che ho un debole per i gatti, e che non potendo tenerli a casa (uff le allergie!) mi devo accontentare di quelli letterari.</p>
<p>Al primo piano avevano dedicato <strong>un&#8217;intera parete ai libri sugli alfabeti</strong>. Ci sono rimasta mezz&#8217;ora, e alla fine ho deciso di segnalarvene tre:</p>
<p><strong>Bruno Munari</strong><a href="http://www.corraini.com/scheda_libro.php?id=32"><strong>&#8216; </strong>s ABC &#8211; semplice lezione di inglese</a> (Corraini, 18 euro),   <a href="http://www.google.it/images?hl=it&amp;biw=1729&amp;bih=856&amp;q=bruno+munari%27s+abc&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;source=univ&amp;ei=Fxb8TNeJBMeBOuqK4dQK&amp;sa=X&amp;oi=image_result_group&amp;ct=title&amp;resnum=2&amp;ved=0CDIQsAQwAQ">qui</a> trovate qualche immagine.</p>
<p><strong>Gwenola Carrère</strong> <a href="http://www.topipittori.it/it/catalogo/b-c-cercasi%E2%80%A6">- Abc Cercasi</a> (topipittori, 16 euro). <a href="http://www.lefiguredeilibri.com/2009/03/18/abc-cercasi-di-gwenola-carrere-topipittori/">Qui</a> trovate un&#8217;ottima recensione e qualche immagine del contenuto del libro.</p>
<p><strong>Alessandro Sanna</strong>-  <a href="http://www.kiteedizioni.it/Sito/index.php?page=shop.product_details&amp;category_id=10&amp;flypage=flypage_new.tpl&amp;product_id=53&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=1&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=1">ABC di Boccacce </a>(kite, 25 euro).</p>
<p>Siccome non si smette mai di crescere e di rimettersi in crisi vado sempre a sbirciare tra i libri che parlano di come affrontare la crescita, e certe sensazioni di solitudine,  spaesamento, e dubbi. Che faccio finta che li compro per i bambini, anche quelli, e poi li leggo io, la sera, quando ho bisogno di conforto.</p>
<p>Ne ho trovato uno bellissimo che si chiama <a href="http://www.topipittori.it/it/catalogo/quando-sono-nato">&#8220;Quando sono nato&#8221;</a> (topipittori, 14 euro) ed è di due autrici portoghesi, <strong>Isabel Minhos Martins</strong> e <strong>Madalena Matoso</strong>. Il catalogo dice che è adatto per bambini da 3 a 6 anni, ma non vi fidate, se lo possono leggere tutti, soprattutto voi. Ci sono le illustrazioni semplici come piacciono a me, con tanti sfondi neri per far risaltare le immagini, e ricordarci sempre com&#8217;era il buio della pancia della mamma prima che tutto avesse inizio, e cominciassimo a sapere quello che c&#8217;era da sapere, e sperimentare quello che c&#8217;era da sperimentare.</p>
<p>E poi una collana di <a href="http://www.carthusiaedizioni.it/home.php?">Carthusia</a> scritta da <strong>Domenico Barillà</strong> ed illustrata da <strong>Emanuela Bissolati</strong> che si chiama <strong>crescere senza effetti collaterali</strong>. Il titolo è un po&#8217; troppo ottimista perché in un processo così complicato come quello della crescita qualche effetto collaterale ci deve essere per forza, se non altro che ti aumenti la miopia e ti venga il mal di schiena. Ma qui si parla soprattutto di <em>come diventare grandi senza scimmiottare gli altri e senza sentirsi esclusi (il coraggio di essere io)</em>, <em>senza lasciare i sentimenti (il coraggio di essere cuore)</em>, <em>senza fare i furbi e senza sentirsi stupidi per questo (il coraggio di avere coraggio)</em>. Io per ora ho comprato quello sull&#8217;identità, e l&#8217;ho già letto due volte. Ora penso che nei prossimi giorni lo lascerò distrattamente in giro, sperando che il mio preadolescente casalingo lo sfogli anche lui, senza che debba proporglielo a forza  io. E&#8217; un vecchio sistema subdolo da genitore che ogni tanto funziona.</p>
<p>Altre cose ne avrei da dire, e le dirò, ma non tutte insieme.</p>
<p>Vi lascio solo un&#8217;ultima chicca scovata allo stand di <a href="http://www.interlinea.com/lerane/">Interlinea</a>, una casa editrice che ha in catalogo libri divertententissimi e veramente fuori dagli schemi per i bambini delle elementari (tra l&#8217;altro essendo brevi e semplici vanno bene proprio per i principianti, i pigroni e quelli che dopo due righe hanno già capito come va a finire la storia: qui non si capisce). Tempo fa avevamo letto <em>Giovannino Pestacacca</em> e ci era piaciuto molto, anche se letto non rende l&#8217;idea. L&#8217;abbiamo l<em>etto e  riletto e riletto</em>, o anche <em>llllllettttto</em>, o <em>leeeetttooooo</em>. Insomma avete capito che l&#8217;abbiamo quasi consumato. Adesso siamo alle prese con <a href="http://www.interlinea.com/lerane/">il libro del cibo sano e appetitoso dell&#8217;orco</a> di <strong>Grigorij Oster</strong>, un autore russo ancora sconosciuto in Italia. Le ricette all&#8217;interno sono spaventose ma molto golose, anche per le mamme orche quando non sopportano più i figli e gli amici dei figli. Per esempio se vostro figlio si è dimenticato per l&#8217;ennesima volta l&#8217;album da disegno a casa alla sera potete fare un fantastico <em>brodo di sbadatoni</em>, oppure se di quelli sempre arrabbiati un <em>musone scorbutico condito con cipolla</em>, o uno <em>stufato di rompiscatole</em>.</p>
<p>E buon appetito!</p>
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		<title>Più libri più liberi dal 4 all&#8217;8 dicembre a Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 09:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggere con i bambini]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per me ormai è un appuntamento fisso. All&#8217;inizio di dicembre atraverso la città fino all&#8217;Eur e mi perdo tra gli stand dei libri e le presentazioni, alla ricerca di pubblicazioni e idee che difficilmente riuscirei a trovare altrove. Eh sì, perché qui non si trovano le novità con cui veniamo sottilmente bombardati (che la cultura, anche nella sua veste più accessibile e commerciale ormai è ridotta a difendersi coi petardi) in prima serata, sulle riviste e nelle catene di librerie, ma la produzione sommersa, delle case editrici medie, piccole e piccolissime. Quelle che fanno a  gomitate per avere un po&#8217; di visibilità e difendono con i denti la voglia di &#8220;fare&#8221; libri belli. Questo vale anche e soprattutto per l&#8217;editoria dedicata all&#8217;infanzia.</p>
<p>Siccome molti genitori sono scettici sulla opportunità di portare i propri figli a una fiera così grande, mi permetto di dare qualche indicazione per viverla come un&#8217;esperienza positiva.</p>
<p>Intanto potete approfittare dei giorni di ponte che sicuramente ci saranno per occupare piacevolmente una mattinata o un pomeriggio. Alla Fiera, oltre ai singoli stand, c&#8217;è un intero <strong>spazio ragazzi</strong>, con tappeti, poltroncine e una selezione di libri dove i vostri figli potranno sfogliare tutte le novità. Andate a visitare il <a href="http://www.piulibripiuliberi.it/menu2009/home.aspx">sito</a> della manifestazione, sacricatevi la piantina con la posizione degli stand,  <a href="http://www.piulibripiuliberi.it/menu2009/programma/programma_ragazzi.aspx">sceglietevi un evento </a>adatto all&#8217;età e ai gusti dei vostri figli (le età sono tutte indicate) e partite da quello. Se potete partecipate a uno degli incontri/visite guidate dell&#8217;associazione <strong>Mi leggi ti leggo</strong>. (trovate gli orari nel programma) Sono occasioni uniche per ricevere consigli sui libri più adatti ai vostri figli da operatori specializzati. Portatevi un po&#8217; d&#8217;acqua, una merenda e datevi un tempo e un tetto al budget. Ci sono sconti favolosi e Natale non è Natale se non c&#8217;è almeno un libro sotto l&#8217;albero.</p>
<p>Io sarò lì sicuramente il 5 dicembre  alle 12 .00 nella Sala Smeraldo, dove  la <a href="http://www.sinnoseditrice.org/">Sinnos</a> festeggia i primi 20 anni di attività. Si brinderà, si faranno due chiacchiere e si leggeranno dei brani tratti dai vari libri. Per cui se siete da quelle parti fatemi sapere <img src='http://www.piattinicinesi.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ovviamente non mancherò di tenervi aggiornati su quello che mi è piaciuto. Aspettatevi post libreschi.</p>
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