<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>piattinicinesi &#187; marilde</title>
	<atom:link href="http://www.piattinicinesi.com/tag/marilde/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.piattinicinesi.com</link>
	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 14:55:21 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>di mamme blogger ed altre madri (the day after)</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/di-mamme-blogger-ed-altre-madri-the-day-after/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/di-mamme-blogger-ed-altre-madri-the-day-after/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 19:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[bloggerland]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[marilde]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piattinicinesi.wordpress.com/2009/03/30/di-mamme-blogger-ed-altre-madri-the-day-after</guid>
		<description><![CDATA[E’ andata.
Sabato scorso Piattini, leggermente ansiosa,  è salita su un podio con un tavolo lunghissimo dietro al quale erano seduti tre psicanalisti .
L’ansia però non era dovuta tanto al fatto di dover parlare in pubblico quanto alla professione degli oratori: pochi sono coscienti quanto lei di non corrispondere ad un fulgido esempio di equilibrio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ andata.<br />
Sabato scorso Piattini, leggermente ansiosa,  è salita su un podio con un tavolo lunghissimo dietro al quale erano seduti tre psicanalisti .</p>
<p>L’ansia però non era dovuta tanto al fatto di dover parlare in pubblico quanto alla professione degli oratori: pochi sono coscienti quanto lei di non corrispondere ad un fulgido esempio di equilibrio psichico.</p>
<p>C’era però anche un’altra ragione.<span id="more-506"></span></p>
<p>Doveva parlare della presenza delle madri nella blogosfera, e voleva parlarne in un modo diverso rispetto a quanto aveva letto e ascoltato ultimamente sull’argomento.<br />
Niente numeri e statistiche, ma piuttosto il tentativo di abbozzare una valutazione sociale ed emotiva di questa presenza, di indagarne il significato profondo.<br />
Non facile.<br />
Quello delle mamme bloggers, in Italia, è un fenomeno relativamente nuovo, ed è difficile anche trovare gli strumenti adatti della valutazione.</p>
<p>Inoltre Piattins sapeva che la sua presenza su quel podio era dovuta soprattutto alla testardaggine di <a href="http://lasolitudinedellemadri.blogspot.com/">Marilde Trinchero</a>, che aveva insistito perché l’argomento venisse affrontato da qualcuno che lo viveva in prima persona.<br />
Un argomento che negli altri oratori, e forse anche in parte dello staff editoriale, suscitava però una certa esplicita,  anche se cortese, diffidenza.</p>
<p>Malgrado ciò Piattins è uscita dall&#8217;incontro abbastanza soddisfatta.</p>
<p>E’ riuscita a fare, nei quindici minuti che aveva a disposizione, un discorso sufficientemente logico, malgrado abbia dovuto rinunciare a tutte le citazioni e le letture che aveva preparato.<br />
(High l’aveva avvertita che solo lo schema del suo discorso  durava un quarto d’ora, ma lei si sa, è sempre più ottimista del dovuto e si era preparata per un’ora di chiacchere).</p>
<p>E’ riuscita a dire che la rete è piena zeppa di mammitudine e di informazioni sulla maternità. Tra portali, forum, community ( e adesso anche  aggregatori), l’esigenza inesauribile di informazione da parte dei futuri genitori trova un importante materiale  a disposizione.<br />
Ma le informazioni che si cercano non sono solo pratiche. Si cerca anche (o soprattutto?) un confronto, la possibilità di essere ascoltati e di ascoltare, una condivisione attiva della propria esperienza.<br />
“Solo nel mese di marzo”   ha detto Piattins “ almeno 10 persone sono arrivate sul mio blog digitando su Google <span style="font-style:italic;">come dare una volta alla mia vita</span>”.<br />
&#8220;Davvero?&#8221;<br />
&#8220;Già&#8221; ha ripetuto lei, tacendo il fatto che i poveri malcapitati, smarriti in questa ricerca esistenziale, alla fine avevano trovato solo <a href="http://piattinicinesi.blogspot.com/2008/04/quando-decidi-di-dare-una-svolta-alla.html">questo</a>.<br />
Coglie l&#8217;occasione di scusarsi pubblicamente per avere illuso qualcuno.<br />
Però è consapevole del fatto che Internet è diventato un oracolo moderno, dove però sono in molti ad avere la propria voce.</p>
<p>E di voce ha parlato anche a proposito dei blog delle mamme.<br />
Una voce che si inserisce nella tradizione letteraria dei memoriali, degli epistolari e di tutta quella letteratura femminile che spesso, per ragioni sociali e culturali, è rimasta nei cassetti e ora viene recuperata in qualche archivio, ma che ha dignità prima di tutto storica e sociale , ma spesso anche propriamente letteraria.</p>
<p>Una delle cose che più ha colpito Piattins  nell’avvicinarsi a questo mondo, verso il quale anche lei nutriva fino a un anno fa una certa diffidenza  (<span style="font-style:italic;">se c’era una cosa di cui ero sicura prima di aprire un blog</span> – ha detto facendo ridere tutti &#8211;  <span style="font-style:italic;">era che non avrei mai aperto un blog</span>) è stata proprio la scoperta che c’era un luogo dove la comunicazione scritta, l’ingranaggio del pensiero e della parola soppesata, scelta, cesellata ad arte, avevano ritrovato la propria dignità, il proprio valore.</p>
<p>La capacità delle donne che scrivono sulla rete di trovare la propria voce, di rielaborare la propria vita, sia nelle scelte cardini, nelle crisi, che nella quotidianità, e di raccontarla attingendo ai canoni narrativi tradizionali, di usare l’ironia, il ribaltamento, il cambio di prospettiva, sono secondo lei un patrimonio immenso.</p>
<p>Le donne sulla rete stanno prendendo la loro voce e stanno creando un corpus letterario sulla maternità autonomo da pregiudizi e visioni imposte, non tradizionale ma inserito nella tradizione del memoriale di sé.<br />
Inoltre stanno creando un dialogo con gli uomini (grazie ai padri blogger che hanno deciso di mettersi in gioco in questo esperimento).</p>
<p>I blog sono anche un esperimento di autopromozione a vari livelli.<br />
Innanzitutto a livello personale. Avere il coraggio di esprimere le proprie emozioni, condividerle, ricreare attraverso le parole una immagine di sé non convenzionale, ma propriamente autonoma è una scelta forte.<br />
Implica sicuramente una buona dose di faccia tosta ma anche una presa di coscienza, una consapevolezza di quello che si è.</p>
<p>Ma è anche un’autopromozione a livello sociale e professionale.</p>
<p>In una società che tende a isolare, la rete, a tutti i livelli, offre la possibilità di aggregarsi in base ai propri interessi, condividere progetti comuni, impegnarsi in prima persona.<br />
Stiamo passando dal virtuale al reale, e questo passaggio, sebbene non privo di incognite, è sicuramente molto stimolante.</p>
<p>Inoltre, se il mondo del lavoro tende spesso a respingere le madri, la possibilità di esibire le proprie competenze, di crearsi uno spazio dove progettare, condividere, comunicare e promuovere il proprio saper fare, la propria esperienza, fare networking nel senso più pieno del termine, credo sia una grande risorsa.</p>
<p>Alla fine degli interventi il moderatore, Alessandro Defilippi, ha fatto un giro di domande</p>
<p>“Ma senta” ha chiesto a Piattini “se le persone arrivano da lei chiedendo come faccio a dare una svolta alla mia vita, noi psicanalisti forse ci dovremmo preoccupare?”</p>
<p>“Ma no ma no” lo ha rassicurato la Piattina</p>
<p>Ma le sue rassicurazioni non devono essere state sufficienti, perché poi Defilippi, con lo zainetto sulle spalle da bravo post-sessantottino (è dai semplici gesti che si riconoscono le appartenenze generazionali) le ha detto “sa,  anch’io ripeto sempre che non aprirò mai un blog”<br />
“Be’ magari se lo apre mi faccia sapere” ha detto Piattins e si sono salutati ridendo.<br />
Ma guardandolo andar via, si è domandata se il suo turbamento fosse stato reale. Forse no, l’ha detto per scherzare, ha pensato Piattins, anche se il leggero sconforto con cui aveva confessato che ultimamente aveva solo pazienti uomini le era sembrato sincero.</p>
<p>“In questo caso”, ha pensato allora Piattins, comprensiva, “sarà meglio nascondergli, almeno per ora, che da quando <a href="http://www.veremamme.it/il-giornale-di-bordo-veremamme/2008/12/12/langolo-dellesperto-il-dott-mac-depress.html?SSScrollPosition=0">Sfelix</a> è sbarcato sulla rete, un velo d’ombra è calato sugli altri terapeuti, anche se esperti, simpatici, e post- sessantottini come lui”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/di-mamme-blogger-ed-altre-madri-the-day-after/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>di mamme blogger ed altre madri</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/di-mamme-blogger-ed-altre-madri/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/di-mamme-blogger-ed-altre-madri/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 09:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[bloggerland]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[marilde]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piattinicinesi.wordpress.com/2009/03/25/di-mamme-blogger-ed-altre-madri</guid>
		<description><![CDATA[Qualche mese fa Piattini ha ricevuto una mail.
Un&#8217;arteterapeuta di Alba, in Piemonte, aveva letto il suo blog e le chiedeva di conoscerla.
&#8220;Che strana sensazione&#8221; ha pensato Piattini &#8220;quando quello che scrivi ti precede nel cuore delle persone&#8221;
Una sensazione strana, ma bellissima.
Anche lei l&#8217;ha provata, perché l&#8217;arteterapeuta le ha mandato il suo libro, e la Piattina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa Piattini ha ricevuto una mail.<br />
Un&#8217;arteterapeuta di Alba, in Piemonte, aveva letto il suo blog e le chiedeva di conoscerla.<br />
&#8220;Che strana sensazione&#8221; ha pensato Piattini &#8220;quando quello che scrivi ti precede nel cuore delle persone&#8221;<br />
Una sensazione strana, ma bellissima.<br />
Anche lei l&#8217;ha provata, perché l&#8217;arteterapeuta le ha mandato il suo libro, e la Piattina l&#8217;ha letto.<br />
Ha conosciuto Marilde atraverso il suo libro, le mail, e poi il suo <a href="http://lasolitudinedellemadri.blogspot.com/">blog.</a><br />
Le parole a volte intrecciano legami indissolubili.<span id="more-503"></span></p>
<p>Marilde le ha chiesto di parlare dei blog ad una presentazione del libro.<br />
La Piattina ha detto &#8220;sì certo, non c&#8217;è problema, il problema sarà casomai interrompermi&#8221;.</p>
<p>Perché sui blog delle donne ce ne sarebbero di cose da dire.<br />
Più li legge e più se ne convince.</p>
<p>Sabato, per chi vuole ascoltarla, Piattini qualcosa dirà.<br />
Insieme a Marilde Trinchero, Elena Liotta, Alessandro Defilippi e Emilia De Rosa.</p>
<p>Appuntamento a sabato 28 marzo<br />
<a href="http://www.magiedizioni.com/documenti/ingressolibero-PROGRAMM2009.jpg">Ingresso Lib(e)ro</a><br />
centro congressi AVR<br />
ore 15<br />
via Rieti 13<br />
Roma</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/di-mamme-blogger-ed-altre-madri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>una stanza tutta per sé?</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/una-stanza-tutta-per-se-2/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/una-stanza-tutta-per-se-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 13:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[louise doughty]]></category>
		<category><![CDATA[marilde]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://piattinicinesi.wordpress.com/2009/03/12/una-stanza-tutta-per-se-2</guid>
		<description><![CDATA[
&#8220;Ma come si fa a scrivere un romanzo?&#8221;
Questa domanda Piattini se l’è sentita fare tante volte, insieme a
“Ma come si fa a scrivere un romanzo con due bambini?”.
La risposta non è facile.
Piattini diverse volte ha parlato della creatività, della passione per la scrittura, del difficile riconoscimento di questa passione e della dura battaglia che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://piattinicinesi.files.wordpress.com/2009/03/woolf.jpg"><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://piattinicinesi.files.wordpress.com/2009/03/woolf.jpg?w=241" border="0" alt="" width="193" height="238" /></a><br />
&#8220;Ma come si fa a scrivere un romanzo?&#8221;<br />
Questa domanda Piattini se l’è sentita fare tante volte, insieme a<br />
“Ma come si fa a scrivere un romanzo con due bambini?”.</p>
<p>La risposta non è facile.</p>
<p>Piattini diverse volte ha parlato della creatività, della passione per la scrittura, del difficile riconoscimento di questa passione e della dura battaglia che ha combattuto per portare a termine il malefico.</p>
<p>Ma non è mai entrata nei dettagli.<span id="more-497"></span></p>
<p>Non ha mai svelato cosa avviene nella stanza dello scrittore quando si accanisce sui tasti e dialoga con le sue creature, dimenticando che deve fare la spesa.</p>
<p>Cosa avviene quando si rende conto che non riesce ad andare avanti, quando vorrebbe fare in mille pezzi quello che ha scritto, quando il computer si impalla e il lavoro dell’ultimo mese si perde nel magma virtuale della rete.</p>
<p>Volete saperlo? Volete davvero saperlo?<br />
Allora andate avanti.</p>
<p>Per quelli di voi che pensano che lo scrittore sia un folle invasato, la cui mano viene guidata da una forza divina vorrei dire che….è proprio così.</p>
<p>Ma solo qualche volta.</p>
<p>La maggior parte del tempo lo scrittore la passa a rimuginare con i suoi personaggi, a prenderli a sberle, ad ascoltarli.</p>
<p>Si interroga sulla trama.</p>
<p>Funzionerà? È abbastanza verosimile? Cosa potrebbe fare x perché y faccia quest’altro?</p>
<p>Qualunque cosa lo scrittore sperimenti nella vita reale, viene subito rielaborata dalla sua immaginazione compulsiva in termini letterari.</p>
<p>La smorfia  di qualcuno durante un litigio, una delusione, un colore terso di cielo mattutino, la fame, il freddo, un sogno fatto prima di addormentarsi. Tutto.</p>
<p>Ma come si fa a conciliare questa ossessione con le richieste dei figli, la vita matrimoniale e quella professionale?<br />
Si fa.<br />
Dolorosamente, con fatica, e di tanto in tanto con folle esaltazione, si fa.<br />
Ma certo un po’ d’aiuto non guasta.</p>
<p>Sia Marilde Trinchero nel già (da me) citatissimo <span style="font-weight:bold;">La solitudine delle madri</span> che Elena Liotta in a <span style="font-weight:bold;">Modo mio</span> parlano del tempo interrotto della creazione femminile.</p>
<p>Un tempo sbocconcellato in cui il flusso della creazione è costretto ad arrestarsi più e più volte, per fare spazio alle esigenze della vita quotidiana.</p>
<p>La ripresa del movimento, dopo queste interruzioni,  è quanto di più faticoso e frustrante si possa immaginare.</p>
<p>Va bene che siamo esperte di equilibrismo acrobatico, ma una stanza tutta per sé, ogni tanto, è davvero un’altra cosa.</p>
<p>Piattini questa stanza l’ha avuta.<br />
Per brevi periodi. A volte così brevi da star male appena finivano.<br />
L’ha avuta chiedendola, strappandola, imponendola, soprattutto a se stessa.<br />
Ma l’ha avuta anche come dono prezioso da suo marito e dai suoi figli.<br />
Che hanno capito che scrivere può anche essere una cosa seria.</p>
<p>Per mesi e mesi di seguito High, durante i fine settimana, si è preso i bambini e li ha portati in giro, mentre la mamma scriveva.<br />
Un anno se li è addirittura portati al mare per due settimane, lasciando Piattini da sola a Roma, a scrivere.</p>
<p>Trovarsi da sola, senza orari né obblighi, faccia a faccia con lo schermo del computer, è stata un’esperienza bellissima.</p>
<p>Piattini scriveva, e più scriveva più sentiva che le parole trovavano naturalmente la loro strada, il loro spazio sul foglio.<br />
I personaggi prendevano forma, vita, le apparivano davanti.</p>
<p>Piattini non mangiava.<br />
Digiunava per ore.<br />
Poi d&#8217;un tratto decideva di fermarsi, di prendere tempo.<br />
Camminava, leggeva, rimaneva sul divano a guardare il soffitto, ascoltava la musica.<br />
Come in un respiro la sua mente prendeva aria e la ributtava fuori in forma di scrittura.</p>
<p>Quei giorni erano preziosi perché erano rari.</p>
<p>Ad essi  seguivano lunghe pause forzate per stare dietro a tutti, per seguire i suoi figli , per permettere a High di dedicarsi al suo lavoro e di partire.</p>
<p>Sono stati preziosi perché malgrado le infinite crisi di disperazione le hanno fatto capire che quella determinazione, quell’abbandono fiducioso e libero al flusso creativo, non sarebbero stati possibili prima della sua maternità.</p>
<p>Perché ha capito che la scrittura è come un figlio appena nato.<br />
Ti chiama e urla finché non gli dai retta.<br />
E’ impossibile ignorarlo, far finta di non sentirlo.</p>
<p>E questo l’ha aiutata a sconfiggere ogni senso di colpa residuo.</p>
<p>Anche nei momenti peggiori.</p>
<p>Anche quando qualche altra mamma cercava di farla sentire in colpa, le diceva “potresti aspettare che i tuoi figli siano grandi”, “oppure a quest’ora dovresti già aver finito” oppure semplicemente “non capisco”.<br />
&#8220;Non è obbligatorio capire gli altri&#8221; &#8211; rispondeva Piattini &#8211; &#8220;in fondo è già abbastanza difficile capire se stessi&#8221;.</p>
<p>Ma in fondo ci rimaneva male.<br />
Perché in fondo, uno spera sempre nel sostegno degli altri.</p>
<p>Poi però un giorno, quando erano passati già due anni e il romanzo giaceva senza vita e si erano quasi perse le speranze di rianimarlo, Piattini cominciò ad appassionarsi ad una rubrica che usciva su Internazionale.</p>
<p>La teneva  Louise Doughty e si chiamava <a href="http://www.internazionale.it/romanzo/">“Scrivere un romanzo in un anno”</a>.</p>
<p>In un anno? Louise Doughty, madre anche lei, nella premessa teneva a specificare<br />
<strong>&#8221; quanto ci si mette</strong> a scrivere un romanzo? (&#8230;) in tutta onestà devo dirvi che, se non ne avete mai scritto uno e avete un lavoro o una famiglia o – dio non voglia – entrambi, calcolate circa tre anni per finirlo.&#8221;</p>
<p>“Allora sono ancora in tempo” pensò Piattini e riprese a scrivere con più lena.</p>
<p>Il sostegno, quando lo si incontra, bisogna prenderlo.</p>
<p>Sia che questo sostegno vi arrivi sotto forma di un articolo, di una stanza tutta per sé, della pazienza del proprio marito, o del messaggio di vostro figlio che scrive “la considereza di maama, è bella e mi vuole bene”, prendetelo.</p>
<p>Ma cos’è la considereza, Power?<br />
“che mamma è brava a scrivere, e mi vuole bene”</p>
<p>E questo conferma, per chi ancora non fosse convinto,  che le due cose possono andare benissimo insieme.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/una-stanza-tutta-per-se-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

