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	<title>piattinicinesi &#187; piccolo power</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Figli esteti e mamme dall&#8217;estetista</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 08:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dicono che i maschi non capiscono niente di colori né di abbinamenti. Per loro tuta e maglietta vanno più che bene, tanto te le riportano macchiate d&#8217;erba, strappate e puzzolenti.
Io a questa leggenda ci ho creduto fermamente. Dovevo pur consolarmi per non poter sfogare la mia insana voglia di comprare scamiciati, gonne, e calze a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicono che i maschi non capiscono niente di colori né di abbinamenti. Per loro tuta e maglietta vanno più che bene, tanto te le riportano macchiate d&#8217;erba, strappate e puzzolenti.</p>
<p>Io a questa leggenda ci ho creduto fermamente. Dovevo pur consolarmi per non poter sfogare la mia insana voglia di comprare scamiciati, gonne, e calze a righe.</p>
<p>Ma con la verve estetica figlica ci combatto lo stesso, e non è una questione di genere.</p>
<p>Giovanni, per esempio, ha un suo indiscutibile stile. In maniche corte estate e inverno, azzarda sovrapposizioni: camicia su maglietta, maglietta su camicia, t-shirt corta su canotta al ginocchio.  Sia lui che Federico hanno un debole per i dettagli punk. L&#8217;anno scorso a Stoccolma abbiamo passato due ore in Gamla Stan a scegliere bracciali vichinghi con le borchie e nei negozi mi fanno sempre vergognare chiedendo se hanno pantaloni di pelle nera in taglie extra small.</p>
<p>La passione per l&#8217;accessorio li porta a sfoggiare con disinvoltura cappelli improbabili, ma anche il pezzo unico home made. Famoso è rimasto il giorno in cui Giovanni si è presentato in spiaggia con due bracciali fatti con i rotoli della carta igienica tagliati a metà. Mr. A. il proprietario dello stabilimento, che per contratto può sorridere solo due volte l&#8217;anno (quando conta gli incassi) si è rotolato per terra con le lacrime agli occhi, e ci ha anche offerto un gelato. Ho dovuto bloccare sua moglie prima che chiamasse la neuro.</p>
<p>Federico ama i colori caldi, ha scelto personalmente due toni di giallo diversi per le pareti della sua stanza. Giovanni preferisce quelli freddi. Mi ha fatto notare che delle tende blu e fucsia aggiungerebbero un po&#8217; di vivacità in cucina e sostiene che il suo colore preferito è il verde acqua scuro, mettendomi in seria difficoltà (ma il verde acqua non era solo chiaro?).</p>
<p>E&#8217; ovvio che parte di questa loro attenzione per l&#8217;armonia estetica si riversi anche su di me, perché va bene che la mamma è sempre la mamma, ma il sentimento non azzera la percezione visiva, purtroppo.</p>
<p>Per cui da anni combattono ognuno a modo loro una inutile battaglia per migliorarmi.</p>
<p>&#8220;Così sei bella&#8221; mi ha detto una volta Federico &#8220;ma staresti molto meglio con i capelli lunghi biondi e lisci&#8221;.</p>
<p>Giovanni è più subdolo. Mi dice &#8220;bella bella bella&#8221;. Mi abbraccia, poi guarda critico la zona addominale, dove malgrado i miei sforzi ginnici campeggia un rettangolo di ciccia  ostinato e altero e strizzandomi la pancia urla: &#8220;saccottino Mulino Bianco!&#8221;</p>
<p>Voi capite che l&#8217;autostima ne risente, specialmente se lo fa nel cortile della scuola davati a mezzo quartiere.</p>
<p>Allora sono corsa dalla mia estetista, che in questo periodo mi fa anche da psicanalista, e le ho ordinato dei fanghi miracolosi che pare brucino la ciccia, confezione gigante da 1 chilo e mezzo.</p>
<p>Vi farò sapere se funziona.</p>
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		<title>la felicità è una caccia al tesoro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 09:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rito serale delle coccole con Giovanni, ieri sera. Credo che le usi come carburante, come principale (e forse unica) fonte di energia, visto che per il resto non mangia niente. L&#8217;ho abbracciato, e toccandolo ho sentito quanto era ancora piccolo, così ancora tanto bambino, e allo stesso tempo grande, e maturo, e saggio, e curioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rito serale delle coccole con Giovanni, ieri sera. Credo che le usi come carburante, come principale (e forse unica) fonte di energia, visto che per il resto non mangia niente. L&#8217;ho abbracciato, e toccandolo ho sentito quanto era ancora piccolo, così ancora tanto bambino, e allo stesso tempo grande, e maturo, e saggio, e curioso del mondo. Già proiettato verso il suo essere, a breve, ragazzino. &#8220;Promettimi che sarai felice sempre&#8221; avrei voluto dirgli. Ma ho taciuto. Perché non si possono fare queste promesse, che la vita è fatta di tanti momenti che non sono affatto felici, e poi non si può essere felici per partito preso. &#8220;Vorrei che tu fossi sempre felice&#8221; ho mormorato allora, ma a voce così bassa che non mi ha sentito. Ma io lo so che non si entra nella vita come in un bagno di schiuma profumata. Allora gli ho detto &#8220;ricordati&#8230;che la felicità c&#8217;è sempre, lì, da qualche parte, e tocca solo a te fare di tutto per andarla a cercare, e trovarla&#8221;.</p>
<p>Fortunatamente non mi ha mandato a quel paese. Invece si è addormentato tranquillo. E anch&#8217;io. Perché quello che ho detto a lui è quello che mi dico da sola, ogni giorno.</p>
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		<title>neanche gli insulti sono più quelli di una volta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 11:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sono invasa dagli alieni]]></category>
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		<description><![CDATA[Domenica mi sono chiesta se essere definita radical chic mi avrebbe dato fastidio il giorno prima. Siceramente non ne ero sicura, e poi in fondo che importava? La vita, le idee, i valori, passano di moda in fretta, e anche gli insulti. Domenica sera mi sono compiaciuta di essere stata, forse anche in passato, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica mi sono chiesta se essere definita <i>radical chic</i> mi avrebbe dato fastidio il giorno prima. Siceramente non ne ero sicura, e poi in fondo che importava? La vita, le idee, i valori, passano di moda in fretta, e anche gli insulti. Domenica sera mi sono compiaciuta di essere stata, forse anche in passato, una <i>radical chic </i>(anche se <i>chic</i> forse no, visto che mi si era appena bucato un calzino).</p>
<p>Come se non bastasse la mattina al parco un gruppo di ragazzini aveva assaltato la capanna di foglie costruita da un altro gruppo di ragazzini.</p>
<p>Ecco adesso partono con le parolacce, ho pensato, ed ero pronta ad intervenire al primo <i>str&#8230;</i>, o almeno al primo <i>ma vammori&#8217;..</i>.</p>
<p>Invece no, sorpresa. Il capo della banda numero uno ha esordito con un &#8220;<i>a fijo de Berluscon</i>i&#8221; e l&#8217;altro in perfetta armonia &#8220;<i>Aho, ma chi sei, er fratello de Ruby</i>?&#8221;</p>
<p>Al che mio figlio piccolo, con la sua aria da lord inglese, mi fa &#8220;mamma posso dirgli <i>ma che sei er fijo de Bocchino</i>?&#8221;</p>
<p>Sono sbiancata.</p>
<p>Ma lui ha sorriso e con il suo solito sguardo furbo ha replicato.</p>
<p>&#8220;Ma che è colpa mia se non si capisce quali sono i nomi e quali le parolacce?&#8221;</p>
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		<title>mio figlio non legge</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 10:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[leggere con i bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Mio figlio non legge&#8221; mi ha detto la mamma di scuola.
&#8220;Se è per questo neanche i miei&#8221; ho risposto io.
Perché malgrado da sempre li abbia abituati alle letture ad alta voce, malgrado il piccolo non si addormenti senza una storia e il grande senza un fumetto in mano, di libri interi, lunghi, con tante parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/10/bambino_che_legge_il_giornale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1846" title="bambino_che_legge_il_giornale" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/10/bambino_che_legge_il_giornale-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a>&#8220;Mio figlio non legge&#8221;</em> mi ha detto la mamma di scuola.</p>
<p><em>&#8220;Se è per questo neanche i miei&#8221;</em> ho risposto io.</p>
<p>Perché malgrado da sempre li abbia abituati alle letture ad alta voce, malgrado il piccolo non si addormenti senza una storia e il grande senza un fumetto in mano, di libri interi, lunghi, con tante parole fitte e doverosa concentrazione loro non ne vogliono proprio sapere. E&#8217; un problema? Me lo sono chiesta anch&#8217;io e ho cercato di proporre possibili risposte. E visto che su questo blog faccio promozione di libri e letture (il lunedì, in particolare, ma visto che in questo periodo sono in ritardo su tutto siamo finiti a martedì) non potevo non cominciare da casa mia. Anche per togliervi di testa l&#8217;idea che qui funzioni tutto bene e senza intoppi. <strong>Vi sentite meglio adesso?</strong></p>
<p>Col tempo e la frequentazione di innumerevoli bambini, mi sono convinta di una cosa. <strong>Esistono grandi lettori, lettori medi, e lettori che vanno inseguiti, stanati e presi a (ideali) martellate libresche</strong>.</p>
<p>Il grande lettore è casuale. Può nascere in una famiglia colta, attenta, o anche in una famiglia che se ne frega di leggere qualcosa di più impegnativo di una rivista di gossip. Tempo fa in una libreria qualsiasi di una localià estiva ho visto un bambino pregare il padre di comprargli un libro nuovo. <em>&#8220;Un altro?&#8221;</em> gli ha chiesto il padre. <em>&#8220;Ma te ne ho comprato già uno la settimana scorsa&#8221;</em>. <em>&#8220;Sono l&#8217;unico bambino che non viene accontentato quando chiede di leggere!&#8221;</em> ha esclamato lui irritato. Io che ascoltavo ho pensato che purtroppo invece non era l&#8217;unico, e sorridendo amaramente mi sono ricordata del personaggio di <strong>Matilda</strong>, di Roald Dahl.</p>
<p><strong>Ma se il grande lettore è casuale, a che serve tutto questo impegno per leggere le storie ai bambini quando sono piccoli?</strong></p>
<p>La risposta è che non serve a niente se pensate che le attività dei bambini debbano dare dei risultati 1 a 1, del tipo <em>&#8220;ti mando a lezione di pianoforte così diventi una grande compositore&#8221;</em> o <em>&#8220;le conoscenze sono importanti, per questo ho scelto la scuola calcio dove si allena il figlio dell&#8217;idraulico di Totti&#8221;</em>. Ma se invece quando scegliete un&#8217;attività per i vostri figli cercate altre cose, tipo la curiosità, il piacere di sentire i suoni che si armonizzano, la sicurezza nelle proprie capacità, l&#8217;esperienza di superare una prova difficile, il gioco di squadra, allora  la lettura ad alta voce serve a qualcosa.</p>
<p>Serve a creare una base di storie comuni alle quali attingere nei momenti difficili, ma anche in quelli belli. Serve a vedere le cose con occhi nuovi, a scoprire le mille evoluzioni di una situazione iniziale, serve ad ampliare il lessico, a vivere i sentimenti di un personaggio diverso da noi, serve a stare vicino al papà, alla mamma, alla zia, alla nonna o alla maestra.</p>
<p>Serve a imparare a vedere cose che non ci sono. Serve a fare silenzio, a trovare le parole giuste e usare solo quelle.</p>
<p>Le parole però sono così duttili che si accompagnano alle imamgini, alla musica, ai gesti, alla danza.</p>
<p>Le storie non sono solo quelle dei libri.</p>
<p>Nel tempo ho imparato come ogni bambino abbia le sue propensioni, i suoi momenti di crescita e di stallo, le sue esigenze.</p>
<p>Federico ha sempre avuto una predilezione per l&#8217;ascolto. Le storie a teatro, e l&#8217;esperienza in prima persona del teatro, sono state per lui un modo di crescere, di imparare, di acquisire una consapevolezza di sé e del proprio corpo.</p>
<p>Pessimo lettore, è però un ottimo ascoltatore. Con lui funzionano benissimo gli audiolibri. E&#8217; affascinato dai testi di Caparezza, e dalle canzoni di Gaber e Rino Gaetano. Legge i Manga, ma anche Mafalda.</p>
<p>Aspetto che cresca ancora un po&#8217; e lo stordisco di graphic novel.</p>
<p>Giovanni è uno scansafatiche naturale. Misura i libri in base allo spessore e al numero di parole contenute,  e colleziona quelli finiti come trofei. <em>&#8220;Ne ho letti venti, trenta, quaranta&#8221;</em> esclama trionfante e subdolo, mentendo spudoratamente.</p>
<p>Fan accanito del lupo cattivo fin dalla prima lettura dei tre porcellini, ha mantenuto una propensione per il noir (inteso anche come colore) facendomi comprare versioni dark di <a href="http://biblioragazziletture.wordpress.com/2009/05/21/aprite-quella-porta/">Cappuccetto rosso</a> e <a href="http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=88240">Hansel e Gretel</a>. Il successo più grande sulle paure dell&#8217;infanzia però, lo abbiamo ottenuto con un film. Nel momento classico dei 4 anni, quando i bambini hanno paura di ritrovarsi da soli senza i genitori e temono ladri in casa, draghi sotto il letto o fantasmi nel comò, a niente erano valse le fiabe tradizionali. Allora un giorno ho avuto un&#8217;intuizione e ci siamo guardati insieme &#8220;Mamma ho perso l&#8217;aereo&#8221;. E&#8217; stato un successo. Da allora ogni volta che ritorna la paura dei ladri lui pensa al bambino che si organizza in casa per sconfiggerli. Versione moderna e scaltrita di Pollicino, quel film ha la meccanica della fiaba della perdita e del ritrovamento, più le armi dell&#8217;astuzia e del coraggio portate a misura di bambini moderni.</p>
<p>Tutto bene allora? Niente più problemi? Non proprio.</p>
<p>Con un figlio che sta affrontando la sedimentazione della capacità di leggere e scrivere (seconda elementare) e un altro che sta viaggiando velocemente verso l&#8217;adolescenza (la pre-adolescenza esiste, e comincia prestissimo, <em>watch out</em>) mi rendo conto come tutto serva, ma niente possa sostituire la concentrazione sulla pagina scritta. Imparare a decriptare i segni, i significati, i mondi in quel silenzio intimo e profondo della mente è essenziale.</p>
<p>Non so se i miei figli diventeranno mai grandi lettori, però vorrei che fossero adulti pensanti. Per questo ho deciso di stanarli a colpi (ideali) di libri.</p>
<p>Li compro, li propongo, li occulto, li rendo misteriosi. A volte suggerisco. (Nel senso che spengo la tele e dico, &#8220;ma non avevi detto che le storie di Sherlock Holmes ti stavano piacendo? E be&#8217; allora stasera fai una cosa diversa e leggitene una&#8221;).</p>
<p>Perché in fondo faccio così anche quando li &#8220;incoraggio&#8221; ad andare in piscina malgrado la pigrizia di doversi preparare, o propongo una verdura nuova, o dico &#8220;un solo pezzo di cioccolata, chè troppa vi fa male&#8221;.</p>
<p>E cerco soluzioni creative.</p>
<p>Domani ve ne propongo una per i piccoli lettori subdoli e pigri come il mio. Promesso.</p>
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		<title>Bambini di città</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 13:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[sono invasa dagli alieni]]></category>
		<category><![CDATA[compiti per le vacanze]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo power]]></category>

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		<description><![CDATA[Mancano pochi giorni all’inizio della scuola e ancora venti pagine del libro delle vacanze. Che è bellissimo, colorato, pieno di filastrocche, di giochi e di natura.
-       Mamma sto facendo l’esercizio del contadino Gino.
-       Bravo Giovanni – mugugno mentre rivedo un comunicato, rispondo alle mail, cerco l’albergo per la trasferta e bevo il caffè.
-       Certo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/09/asino1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1747" title="asino" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/09/asino1-279x300.jpg" alt="" width="279" height="300" /></a>Mancano pochi giorni all’inizio della scuola e ancora venti pagine del libro delle vacanze. Che è bellissimo, colorato, pieno di filastrocche, di giochi e di natura.</p>
<p>-       Mamma sto facendo l’esercizio del contadino Gino.</p>
<p>-       Bravo Giovanni – mugugno mentre rivedo un comunicato, rispondo alle mail, cerco l’albergo per la trasferta e bevo il caffè.</p>
<p>-       Certo non ho capito perché tutti i contadini si chiamano Gino…</p>
<p>-       Fossi in te non mi lamenterei, ha solo quattro lettere<span id="more-1745"></span></p>
<p>-       Sì, ma qui c’è scritto che Gino ara. Ma che vuol dire?</p>
<p>-       Vuol dire che passa l’aratro sulla terra per creare dei solchi.</p>
<p>-       Allora è questa la figura? – dice mettendomi il libro tra il naso e la tazzina di caffè.</p>
<p>-       Ma no, Giogiò, qui Gino sta seminando i fagioli..</p>
<p>-       Ah, e la zappa qual è? Tipo una chiave inglese?</p>
<p>-       Ma no, scusa, questa è la zappa…lo vedi che sta zappando? Che c’entra la chiave inglese?</p>
<p>-       E che ne so? Ma io che ne so di queste cose….sto andando a casaccio.  E il coniglio lo posso fare rosa?</p>
<p>-       Rosa? Non credo che esistano i conigli rosa</p>
<p>-       Ma sì ce ne sono un sacco</p>
<p>-       Al negozio di peluche, forse, mica in fattoria. Non ti ricordi che li abbiamo visti quest’estate?</p>
<p>-       Mmm. Ok, se proprio vuoi non lo faccio rosa. Comunque le galline le ho colorate tutte, perché c’era scritto così.</p>
<p>-       Ma le galline sono quattro, e tu hai scritto che sono cinque.</p>
<p>-       E perché c’è anche questa, non la vedi?</p>
<p>-       Questo? Ma è un tacchino!!!!!</p>
<p>Non vedo l’ora di arrivare al capitolo sugli alieni. Credo che avremo meno difficoltà.</p>
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