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	<title>piattinicinesi &#187; politica</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Piazze virtuali, piazze reali</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 11:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;I mass media si fanno, i social media succedono&#8221; così comincia un articolo di Mafe de Baggis su Punto informatico, e continua qualche riga più sotto &#8220;Quando diciamo che &#8220;Internet ha vinto&#8221; in realtà stiamo dicendo che le persone che avevano qualcosa da dire e talento o voglia per dirlo hanno potuto farlo e hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>I mass media si fanno, i social media succedono&#8221;</em> così comincia un articolo di<a href="http://www.linkedin.com/in/mafedebaggis"> Mafe de Baggis</a> su <a href="http://punto-informatico.it/3192328/PI/Commenti/nologo-referendum-non-li-ha-vinti-internet.aspx">Punto informatico</a>, e continua qualche riga più sotto <em>&#8220;Quando diciamo che &#8220;Internet ha vinto&#8221; in realtà stiamo dicendo che le persone che avevano qualcosa da dire e talento o voglia per dirlo hanno potuto farlo e hanno trovato molte altre persone disposte ad ascoltare. Quando diciamo che &#8220;Facebook ha vinto&#8221; diciamo che abbiamo vinto noi cittadini, e non solo in Rete: abbiamo vinto strada per strada, con i comitati organizzati e con le discussioni spontanee. Abbiamo vinto perché ci abbiamo creduto e anche perché qualcosa ha fatto da catalizzatore, forse la stessa energia (e la stessa stanchezza) che in altri paesi hanno portato le persone in piazza.&#8221;</em></p>
<p>Neanche a farlo apposta qualche minuto dopo leggo un <a href="http://vociglobali.it/il-ruolo-dei-giovani-e-delle-donne-nelle-recenti-rivolte/">articolo</a> di Giorgio Guzzetta su Global Voices Online, che parla proprio degli &#8220;altri paesi&#8221;.</p>
<p><em>&#8220;Tali definizioni ( facebook revoluion o twitter revolution ndr) sono state più volte contestate anche da chi si occupa da tempo di social media, come <a title="Pagina Global Voices" href="http://globalvoicesonline.org/author/amira-al-hussaini/">Amira Al Hussaini</a></em><em>, coordinatrice di <a title="Pagina Global Voices" href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices Online</a> per il Medio Oriente. Al Hussaini ha fatto notare che la rivoluzione è avvenuta in piazza, in strada e ha coinvolto persone e storie reali, non virtuali. Senza per questo sminuire il valore della Rete come strumento e come apertura di uno spazio di espressione nel contesto di regimi duramente repressivi.&#8221;</em></p>
<p>In pratica in entrambi gli articoli si riconosce il ruolo di catalizzatore dei social network, e di strumento. Sono le persone che fanno le rivoluzioni, ma per farle hanno bisogno di energia, di speranza, di visione. Spesso questa energia è data dal partecipare insieme a una messa in scena della propria volontà di cambiamento. Per fare le rivoluzioni bisogna pensare oltre, andare al di là del visibile, essere capaci di ribaltare i paradigmi e le censure che ci affliggono. Penso alla paura che avevano i romani degli assembramenti dentro le mura della città, degli spettacoli teatrali, soprattutto di quelli che irridevano il potere, suscitavano sentimenti, e consenso fuorilegge.</p>
<p>Penso alle grandi manifestazioni di piazza, al potere di musica e film contestatari, che smossero fiumi di giovani, nel 68. Film e musica definiti non a caso &#8220;generazionali&#8221;.</p>
<p>Penso ai grandi ascolti di trasmissioni televisive come <em>Vieni via con me</em> o <em>Annozero</em> in Italia, la cui importanza è data dall&#8217;opporsi a una televisione invadente e livellatrice, saldamente in mano ai detentori del potere.</p>
<p>Penso alle morti tragiche di Mohammed Bouazizi il 17 dicembre in Tunisia e di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Palach">Jan Palach </a>a Praga nel 69. Il gesto estremo del dasi fuoco che accende la rivolta e l&#8217;indignazione, che scava una ferita profonda, un lutto senza fine. Oggi in Tunisia nessuno può parlare di Bouazizi senza avere le lacrime agli occhi, perché tutti riconoscono nel suo gesto il proprio gesto, la propria disperazione.</p>
<p>Eppure anche una morte così tragica deve arrivare al momento giusto. Da decenni le donne afghane si danno fuoco per disperazione, ma nessuno, a parte sparute associazioni, si è mai veramente indignato per il loro destino.</p>
<p>La primavera araba sta mettendo radici nell&#8217;estate europea. Per vederne i frutti bisognerà lavorare sodo, su cose concrete.</p>
<p>In <a href="http://www.jeuneafrique.com/Article/ARTJAWEB20110329184420/corruption-islamistes-droits-de-l-homme-rcdsihem-bensedrine-la-transition-tunisienne-va-peut-etre-durer-des-annees.html">un&#8217;intervista su Jeune afrique</a> a<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sihem_Bensedrine"> Sihem Bensedrine</a>, un&#8217;attivista tunisina per i diritti umani, le elenca queste cose: processo elettorale, media, giustizia, polizia e corruzione.</p>
<p>E guarda caso si adattano benissimo anche al nostro paese.</p>
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		<title>Il sesso spiegato ai bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 21:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel libro Gli imperfetti genitori, Marcello Bernardi sostiene che ci sono tre argomenti che i genitori hanno maggiore difficoltà ad affrontare con i figli, ovvero la religione, la morte e il sesso. E la difficoltà nasce principalmente dal fatto che spesso sono proprio loro, i genitori, a non aver chiarito bene con se stessi tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel libro <a href="http://www.ibs.it/code/9788817117050/bernardi-marcello/gli-imperfetti-genitori.html"><em>Gli imperfetti genitori</em></a>, Marcello Bernardi sostiene che ci sono tre argomenti che i genitori hanno maggiore difficoltà ad affrontare con i figli, ovvero la religione, la morte e il sesso. E la difficoltà nasce principalmente dal fatto che spesso sono proprio loro, i genitori, a non aver chiarito bene con se stessi tutte le implicazioni di questi elementi fondamentali della vita nel loro sistema di valori .</p>
<p>Quando lessi il libro, nel dubbio saltai tutti e tre i capitoli, riservandomi la lettura per momenti successivi, quando i miei figli sarebbero stati abbastanza grandi da farmi domande difficili. Su quei capitoli non sono più tornata, e non perché non ci siano state domande, ma perché nel tempo mi sono resa conto che esiste una seconda variabile in questo dialogo educativo, ed è la capacità di ricezione dei bambini. Dimenticate la monolezione su api e fiori, qui dovete stare all&#8217;erta sempre e avere una buona capacità di improvvisazione.</p>
<p>Ogni bambino tende a costruirsi un suo mondo, una sua geografia, che è un misto di quello che &#8220;sente&#8221; (non solo con le orecchie)  a casa, a scuola e in giro.</p>
<p>Per un po&#8217; ho combattuto con un anti-darwinista convinto (Dio ha creato tutto insieme!), convivo con un agnostico (forse c&#8217;è la reincarnazione, non possiamo saperlo) e ogni tanto ascolto incantata delle teorie sull&#8217;anima davvero poetiche, come questa. <em>Quando un bambino muore la sua anima torna a Dio, ma un pezzettino va a finire in un altro bambino</em>. Di fronte a un&#8217;affermazione così bella, chi sono io per dirgli che non è vero?</p>
<p>I bambini costruiscono e ricostruiscono il proprio mondo mille volte, a seconda di quello che vedono e vivono, e le domande che pongono hanno lo scopo di tappare i buchi, le scollature fra i vari pezzi. Per questo vogliono riposte chiare, e piccole, non sanno che farsene di chili di colla, o di vernici a smalto.</p>
<p>Per questo le domande sul sesso, che io pensavo fossero le più facili, a volte sono complicatissime.</p>
<p><em>Mamma, Tommy ha detto che un bambino e una bambina  si sono chiusi nell&#8217;armadio e hanno fatto sesso.</em></p>
<p><em>Sesso? ma hanno 9 anni, al massimo si sono dati un bacetto..</em></p>
<p><em>Ma no, ti dico che hanno proprio fatto sesso&#8230;che schifo!<br />
</em></p>
<p><em>Scusa Giovanni, ma tu che intendi per fare sesso?</em></p>
<p><em>E che mamma, non lo sai?</em></p>
<p>Non ho approfondito, sia per non fare la figura della sprovveduta, sia perché questa storia dell&#8217;armadio dei misteri l&#8217;ho sentita più di una volta. E&#8217; in parte una leggenda che si passano i bambini, un po&#8217; il loro desiderio segreto, il luogo dove sfogare quel misto di desiderio e repulsione che il contatto fisico con l&#8217;altro sesso (quasi sempre denigrato e vituperato) provoca loro.</p>
<p>In questi casi parlare di rispetto <em>&#8220;se qualcuno ti chiede di fare qualcosa che non vuoi non la fare. nessuno può obbligare un altro a fare qualcosa che non vuole&#8221;</em>, o di tempi giusti <em>&#8220;il sesso non fa schifo quando sei grande. ma è da grandi. tu sei un bambino e non te ne devi preoccupare&#8221;</em> mi fa l&#8217;impressione di guadare un fiume pieno di correnti, di somministrare verità con il contagocce quando ci vorrebbe un siringone.</p>
<p>Anche perché questi bambini fuori di casa (e a volte anche dentro casa) non sono alle prese con fatti facili, visibili e riconoscibili, come una giumenta che partorisce o un cane che monta una cagna.</p>
<p>Percepiscono una omofobia diffusa, assistono a situazioni inutilmente provocanti, e si trovano di fronte a neologismi difficili da accettare.</p>
<p><em>Mamma che vuol dire escort?</em></p>
<p>Ecco, io che non mi imbarazzo mai quella volta mi sono imbarazzata, e anche molto.</p>
<p>E avrei evitato volentieri di spiegare a un bambino che alcuni uomini pagano per stare con una donna. Ma a guardare il telegiornale tutti insieme si corrono certi rischi, tra cui quello di dover spiegare cosa c&#8217;entrino le escort  con la politica.</p>
<p>Per questo aggiungerei un quarto argomento tabù a quelli elencati all&#8217;inizio del post.</p>
<p>Che a spiegare la politica come dovrebbe essere, ti sembra di raccontare Cenerentola, e com&#8217;è davvero, una storia che il <em>Porno sabato dello splendor</em>, a confronto, era davvero Bambi.</p>
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		<title>un&#8217;anima divisa in due</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 09:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un verbo in arabo che indica chi si avvicina a questa lingua e a questa cultura. Ha una forma verbale che indica la trasformazione, il passaggio da uno stato a un altro. Questo verbo è &#8220;arabizzarsi&#8221; . Non esiste in italiano ma è stato ripreso dal francese che chiama &#8220;arabisants&#8221; gli studenti di Arabo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un verbo in arabo che indica chi si avvicina a questa lingua e a questa cultura. Ha una forma verbale che indica la trasformazione, il passaggio da uno stato a un altro. Questo verbo è &#8220;arabizzarsi&#8221; . Non esiste in italiano ma è stato ripreso dal francese che chiama &#8220;arabisants&#8221; gli studenti di Arabo. Quando me lo dicevano a Parigi, che ero un&#8217;&#8221;arabisante&#8221; mi faceva un po&#8217; ridere. Un po&#8217; perché mi fanno ridere tutte le difinizioni, un po&#8217; perché quel participio presente mi dava l&#8217;idea di uno stato sempre in divenire, e mai completo. Come la mia conoscenza, mi dicevo, che rimarrà sempre a metà.</p>
<p>Comunque io su certe cose, come la lingua e certe conoscenze di letteratura antica sono rimasta piuttosto arabizzante. Su altre ho scoperto nel tempo che mi ero arabizzata, e anche parecchio.</p>
<p>Studiare un&#8217;altra cultura vuol dire mettere in gioco la propria, abituarsi ad altre proporzioni, declinazioni sentimentali inedite, sapori, lingue, sofferenze. Come Alice che entra nello specchio insomma.</p>
<p>Io dietro quello specchio ci sono entrata vent&#8217;anni fa. Da allora niente è più stato come prima. Aprire il frigorifero, vestirmi, lavorare, educare i figli, amarli, amare, sperare e ragionare di politica.</p>
<p>E&#8217; come se camminassi su due terre contigue, due mondi vicini, uno di fronte all&#8217;altro, e io fossi in entrambi.</p>
<p>Il mio primo corso di arabo l&#8217;ho fatto nel 90.  Quell&#8217;estate ero negli Stati uniti e l&#8217;Iraq invase il Kuwait. Da allora ogni volta che dicevo di studiare arabo suscitavo le reazioni più impreviste. Ricordo di essere stata attaccata a cena da persone che vedevo per la prima volta in vita mia. Automaticamente, senza volerlo, diventavo il bersaglio di pregiudizi, insofferenze, paure. In certi casi, quando vedevo che l&#8217;interlocutore non era più recuperabile su un piano razionale, ho anche finto di non  saperne niente. Discutere sarebbe stato inutile. Meglio tacere, e aspettare he gli animi si calmassero.</p>
<p>Ma gli animi non si sono calmati. Da allora tutto quello che è successo è stato ideologizzato, interpretato, sviscerato in mille modi. Strumentalizzato per accordi politici, per sostenere o deporre dittatori, per dare soldi e per riceverne, per speculare, per fare paura, per sopire le coscienze, per svegliarle altrove.</p>
<p>I morti, però, non erano mai persone, ma di volta in volta vittime, carnefici, terroristi, kamikaze, martiri, rivoltosi, immigrati.</p>
<p>Ora  per la prima volta sono tutti stupiti. La rivolta che si propaga da un paese all&#8217;altro testimonia che non esistono solo  frange estremiste, fondamentalisti o sudditi schiacciati dal potere, incapaci di reagire.</p>
<p>Ma persone, che lottano, scendono in piazza, comunicano, sperano, pregano o si proteggono nelle proprie case.</p>
<p>E&#8217; stato tutto così rapido che per una volta nessuno è riuscito a creare nemici, spettri e spaventapasseri.</p>
<p>Speriamo che l&#8217;inettititudine dei nostri politici impedisca di inventare  giustificazioni e attenuanti al massacro che si sta perpetrando in Libia.</p>
<p>Al di là dello specchio ci siamo noi.</p>
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		<title>la costruzione e la distruzione di un paese passano dalla scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 09:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[non entrate in quella scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche sera fa mi sono ritrovata, insieme ad altre persone, a rispondere a una domanda non facile. &#8220;Quale sarebbe il primo provvedimento che adotteresti se fossi al governo?&#8221;. Ovviamente si parlava di un governo ideale, in cui il provvedimento sarebbe passato nelle forme e nei tempi previsti, senza tante discussioni. Dopo qualche tentennamento (provate anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa mi sono ritrovata, insieme ad altre persone, a rispondere a una domanda non facile. &#8220;Quale sarebbe il primo provvedimento che adotteresti se fossi al governo?&#8221;. Ovviamente si parlava di un governo ideale, in cui il provvedimento sarebbe passato nelle forme e nei tempi previsti, senza tante discussioni. Dopo qualche tentennamento (provate anche voi a rispondere, non è banale) molti di noi si sono ritrovati d&#8217;accordo che il nostro primo provvedimento, da capi di governo, sarebbe stata l&#8217;istruzione.</p>
<p>Non c&#8217;è riforma economica, elettorale, non c&#8217;è potenziamento delle infrastrutture, taglio delle tasse o incentivo che tenga di fronte a una giusta valorizzazione della scuola e dell&#8217;università.</p>
<p>L&#8217;istruzione vuol dire competenze sociali, conoscenza, capacità di riflettere, di utilizzare il sapere per creare, proporre, modificare. Vuol dire capacità critica, creatività, innovazione e soprattutto fiducia nelle proprie possibilità di essere cittadini a parte intera, di lasciare traccia del proprio pensiero e delle proprie azioni.</p>
<p>In questi giorni è in atto una protesta. Si svolge nelle piazze e sui tetti delle università. Non è un caso che sia sia dovuti salire così in alto. Ormai il letame che ci sommerge è arrivato a un livello tale che solo elevandoci possiamo sperare di uscirne. Chi non lo fa affonda, e dopo un po&#8217; si convince che questo schifo, tutto sommato, ha anche un buon odore .</p>
<p>Si svolge anche nelle aule e nelle case. La mandano avanti i professori che ogni giorno fanno il proprio lavoro, che si battono perché i loro studenti possano continuare a fare ricerca, che hanno dovuto imparare a fare i manager e i burocrati, oltre agli scienziati.</p>
<p>La facciamo anche noi genitori quando decidiamo di continuare a mandare i nostri figli alla scuola pubblica, malgrado sia una lotta quotidiana.</p>
<p>Ho dedicato diversi post alla scuola, in questo blog, e continuerò a farlo. Anche questa è una lotta.</p>
<p>Intanto, per chi vuole capire qualcosa di più della riforma dell&#8217;Università (legge Gelmini) e perché studenti e professori, pur essendo favorevoli alle riforme, osteggino questa, vi invito ad andare sul sito  della <a href="http://www.rete29aprile.it/">Rete29Aprile.</a> Ci sono dei video (un po&#8217; lunghi, a dire il vero, ma chiarissimi) che spiegano punto per punto cosa non va in questa legge.</p>
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		<title>pari opportunità &#8211; hostess e steward</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 07:40:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla notizia che 200 hostess erano state pagate per ascoltare Gheddafi che parlava di libertà delle donne, un gruppo di steward ha manifestato davanti alla tenda del leader libico per rivendicare le stesse opportunità. &#8220;Siamo disposti ad ascoltare qualunque cosa pur di svoltare un giorno di lavoro&#8221; avrebbe dichiarato il loro portavoce.
Gli steward fanno parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla notizia che 200 hostess erano state pagate per ascoltare Gheddafi che parlava di libertà delle donne, un gruppo di steward ha manifestato davanti alla tenda del leader libico per rivendicare le stesse opportunità. &#8220;Siamo disposti ad ascoltare qualunque cosa pur di svoltare un giorno di lavoro&#8221; avrebbe dichiarato il loro portavoce.</p>
<p>Gli steward fanno parte del movimento PPP (parità per i precari) che da tempo rivendica il diritto a partecipare alle selezioni come cubisti, ragazzo immagine e velino. &#8220;Non possiamo fare solo i tronisti&#8221; avrebbe detto sempre il portavoce &#8220;noi vogliamo di più&#8221;.<span id="more-1709"></span></p>
<p>Gli steward hanno consegnato a Berlusconi una proposta articolata in cui si offrono di partecipare (dietro compenso) a una serie di conferenze organizzate dgli esponenti di spicco del governo, garantendo applausi e dichiarazioni folgoranti alla stampa.</p>
<p>La proposta per ora è al vaglio del parlamento, ma da voci di corridoio pare che abbia già raccolto più di un consenso. Mariastella Gelmini ha proposto una lectio magistralis dal titolo &#8220;Maria Montessori e Albus Silente: due modelli pedagogici sorpassati&#8221;.  Mara Carfagna vuole presentare il suo primo libro &#8220;Da velina a bacchettona: un&#8217;educazione professionale&#8221; ritenuto da molti steward il capostipite del   romanzo di formazione del nuovo millennio. Attesissime anche le &#8220;Prospettive europee in un mondo globalizzato: il caso di Bergamo di sotto&#8221; del figlio di Bossi e &#8220;Il concetto di solidarietà sociale nello smantellamento dei campi Rom&#8221; di Alemanno.</p>
<p>Preoccupazione invece nel mondo del giornalismo. &#8220;Questi ragazzi sono pieni di buone intenzioni&#8221; avrebbe dichiarato Minzolini nel corso di una conferenza stampa &#8220;ma ne hanno di strada da fare prima di diventare dei veri professionisti&#8221;.</p>
<p>La replica degli steward non si è fatta attendere. &#8220;Siamo disposti a imparare dai migliori&#8221; ha detto il portavoce  &#8220;basta che ci diano il rimborso mezzi e  il cestino del pranzo&#8221;.</p>
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