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	<title>piattinicinesi &#187; scrittori</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>solo due parole sul brivido della scrittura</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 10:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[Amelia e zio Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[libri gialli]]></category>
		<category><![CDATA[patricia highsmith]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra una gara di piscina e l&#8217;altra, ieri, di corsa, sono andata a cercare in libreria &#8220;Come si scrive un giallo&#8221; di Patricia Highsmith. Ne avevo bisogno perché in questi giorni con la scusa di parlare di Amelia sono in giro a parlare di gialli e altre cose con i bambini. E avevo bisogno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra una gara di piscina e l&#8217;altra, ieri, di corsa, sono andata a cercare in libreria &#8220;Come si scrive un giallo&#8221; di Patricia Highsmith. Ne avevo bisogno perché in questi giorni con la scusa di parlare di Amelia sono in giro a parlare di gialli e altre cose con i bambini. E avevo bisogno di materia viva da cui trarre ispirazione. E questo è materia viva . E&#8217;uno di quei preziosi libri di scrittori che scrivono della scrittura. Così come sono preziosi i libri di scrittori che scrivono di lettura. Hanno sempre uno sguardo &#8220;da dentro&#8221; che ti fa scoprire qualcosa di nuovo. Di alcuni scrittori, come Pamuk recentemente, mi sono sorpresa ad amare di più i loro scritti sulla scrittura o sulla lettura che la narrativa. Gusti personali. Insomma questo per dire che ho comprato il libro di Patricia Highsmith e che l&#8217;ho letto subito, golosamente. E&#8217; un libro da bottega, come lo definisce Camilleri nell&#8217;introduzione, nel senso che come un carpentiere potrebbe spiegarti cosa rende un tavolo solido e bello, così lei spiega cosa fa di una storia una buona storia. Quando si scrive una storia non sempre siamo consapevoli del fatto che posa funzionare bene, soprattutto all&#8217;inizio. Diciamo che man mano che vai avanti, che ti sei levato di dosso qualche appesantimento dovuto all&#8217;insicurezza, e alla presunzione e alla semplice inesperienza, cominci ad annusarla meglio, una buona storia.<span id="more-1533"></span></p>
<p>Sai che ci saranno le tue ossessioni, e che va bene così, che ci sarà un intreccio, e  un senso ultimo della narrazione che giustifica il tempo che passi seduto.</p>
<p>E che a quel punto succede qualcosa, entri in un&#8217;atmosfera, che è fatta di te e della stanza in cui sei e dei tuoi personaggi. Quell&#8217;atmosfera te la ricordi per sempre.</p>
<p>Lei parla di felicità della scrittura.</p>
<p>Oggi io ce l&#8217;ho questa  sensazione, che è come un brivido alla base del collo, un adrenalina delle dita, un infrangersi lento dei battiti del cuore come una risacca, che ti pare che i pensieri siano più fluidi del solito, e le sensazioni acuite, i peli ritti sulla pelle come di una bestia rapace in cerca della preda. Entri in un momdo, che è quello dei tuoi personaggi, di una tua vita parallela dove tu esisti pienamente.</p>
<p>Una felicità, un godimento come di chi è innamorato.</p>
<p>Se non ci fosse questa felicità nessuno potrebbe farcela,  a scrivere davvero.</p>
<p>Tra i bambini ogni tanto vedo uno sguardo diverso, lo sguardo di chi vuole fare lo scrittore.</p>
<p>Me lo chiedono, come si fa.</p>
<p>Da ora in poi farò attenzione, rispondendo, a non tralasciare questa felicità.</p>
<p>Che è più importante dei soldi, della fama, dello scrivere a cottimo, forzatamente.</p>
<p>Questa felicità ripaga di tutto.</p>
<p>Glielo dirò, perché non si lascino scoraggiare dai falsi mercanti di vite ordinarie.</p>
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		<title>Come un amuleto</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 16:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;No, non ho patria
fuori da queste nubi evaporate dai laghi della poesia.
Accoglimi, veglia tu su di me lingua mia, casa mia
ti appendo come amuleto al collo di questo tempo,
sgorgano in tuo nome i miei desideri
non perché sei la struttura, il padre e la madre,
ma perché sogno di ridere e di piangere dentro di te,
di tradurre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><strong>&#8220;No, non ho patria</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>fuori da queste nubi evaporate dai laghi della poesia.</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Accoglimi, veglia tu su di me lingua mia, casa mia</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>ti appendo come amuleto al collo di questo tempo,</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>sgorgano in tuo nome i miei desideri</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>non perché sei la struttura, il padre e la madre,</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>ma perché sogno di ridere e di piangere dentro di te,</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>di tradurre le mie viscere,</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>di aderire a te, tremare e sbattere le mie membra</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>come finestre in preda a un vento</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>uscito ora dalle dita di Dio&#8221;</strong></div>
<div style="text-align: left;"><strong><br />
</strong></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: left;">Questi versi di Adonis mi ronzano in testa da giorni.</div>
<div style="text-align: left;">Li ho sentiti per la prima volta anni fa, e non li ho mai dimenticati.</div>
<div style="text-align: left;">Solo chi conosce l&#8217;esilio, l&#8217;allontanamento, il viaggio dal non facile ritorno, l&#8217;assenza degli affetti veri o presunti, sa che la solitudine più profonda è quella della lingua.</div>
<div style="text-align: left;">Il pensiero tradotto è un tradimento dell&#8217;anima.</div>
<div style="text-align: left;">Io non sono partita, ma questa lingua che ascolto non è la mia.</div>
<div style="text-align: left;">Per resistere, pensare, sentire e amare mi rifugio allora nella luce diafana di Meneghello, nel  barocco  di Bufalino, nella lucidità di Sciascia, nel dolore contorto di Gadda, nel cinismo pungente di Flaiano, nella semplice purezza di Tobino.</div>
<div style="text-align: left;">E delle parole mi faccio un amuleto da portare al collo di questo tempo.</div>
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		<title>Di Corazze e Mulini</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 16:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[fragor di cocci]]></category>
		<category><![CDATA[il lavoro nobilita il mio commercialista]]></category>
		<category><![CDATA[Amelia e zio Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiedono molti perché io non stia scrivendo. La domanda è legittima, ma come direbbe qualche amico matematico, malposta. Perché io sto scrivendo eccome, ma non sul blog.
Da quando ho aperto questa piattaforma, questa stanza tutta per me, come mi piace chiamarla, sono successe tante cose. Ho capito per esempio che non sarebbe stato possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/02/don-chisciotte-e-sancho-panza.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1415" title="don-chisciotte-e-sancho-panza" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/02/don-chisciotte-e-sancho-panza-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Mi chiedono molti perché io non stia scrivendo. La domanda è legittima, ma come direbbe qualche amico matematico, malposta. Perché io sto scrivendo eccome, ma non sul blog.</p>
<p>Da quando ho aperto questa piattaforma, questa stanza tutta per me, come mi piace chiamarla, sono successe tante cose. Ho capito per esempio che non sarebbe stato possibile continuare a lavorare come avevo fatto negli ultimi anni, e che avrei dovuto prendere un&#8217;altra direzione, anche se non sapevo bene quale. Ho dovuto farmi coraggio, essere ottimista, non fermarmi mai e andare avanti anche quando sembrava che niente di quello che stavo facendo potesse portare i suoi frutti. Sono successe anche tante cose nella mia vita personale, dove il fragor di cocci e le relative ricomposizioni, per quanto creative, hanno coinvolto tutti, ma proprio tutti i piattini.</p>
<p>Poi le cose hanno cominciato ad andare un po&#8217; meglio, e dopo tanta fatica ho scoperto quello che tutte le persone che scalano con fatica una montagna scoprono, ovvero che pure la pianura è faticosa.</p>
<p>Il quotidiano è sempre il quotidiano, la scrittura un mestiere  solitario, e il mondo del lavoro attuale, sebbene affascinante, è  piuttosto spietato.  Si fa fatica a rimanere a galla.</p>
<p>Questo tanto per incoraggiare chi si trovasse nella mia situazione di free lance, che insomma, ci siamo capiti, ha i suoi lati oscuri. Ma anche per prendere coscienza che è così, e bisogna trovare l&#8217;energia anche per questo altopiano di semiroutine, provando a organizzarsi per non soccombere tra scadenze e sentimenti.</p>
<p>Soprattutto il sentimento  che ti prende quando ricominci a lavorare dopo un periodo di arresto. E&#8217; un misto di paura, ansia e felicità, ma anche di grande senso di vulnerabilità,  come se tutte le cose ti arrivassero addosso ingigantite e violente, e invece sei solo tu che sei più fragile.</p>
<p>La cosa giusta l&#8217;ha detta la grande <a href="http://emilystar.splinder.com/" target="_blank">Emily</a>: &#8211; Ti sei persa un po&#8217; di corazza &#8211; mi ha detto. E io ho capito subito che aveva ragione. Mi  si è scalfita la scorza dura che ti protegge dagli assalti quotidiani, quella che ti fabbrichi giorno per giorno quando sei sempre a contatto con gli altri. E che ti aiuta a vedere le cose nella giusta luce, a dare ai problemi il peso che devono avere, senza trasformare dei mulini in draghi.</p>
<p>Insomma dopo tanto Don Chisciotte un po&#8217; di sano Sancho Panza.</p>
<p>Per il resto facciamo un po&#8217; di outing.</p>
<p>Se volete leggere qualcos&#8217;altro di mio potete trovarmi anche <a href="http://www.mulinobianco.it/mulinointour" target="_blank">qui</a> (a proposito di mulini). Giro l&#8217;Italia, per cui se mi dite dove siete magari mi avvicino.</p>
<p>E a fine marzo sarò in libreria con <strong>&#8220;Amelia e zio Gatto&#8221;</strong> (<a href="http://www.sinnoseditrice.org/" target="_blank">Sinnos Editrice</a>)  un giallo per bambini ambientato nel mondo della televisione, con le illustrazioni di quel genio della matita di <a href="http://www.chiaranocentini.it/" target="_blank">Chiara Nocentini</a>.</p>
<p>E siccome non resisto alla tentazione, Amelia eccola qui:</p>
<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/02/001a.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1405" title="001a" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/02/001a-261x300.gif" alt="" width="261" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Manuale di sopravvivenza della mamma scrittrice</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/manuale-di-sopravvivenza-della-mamma-scrittrice/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 12:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Ero in debito di post  l’altra sera e mi sono messa a leggere fino a tardi saltando da un blog all’altro, finché non sono incappata in un appello di Wonder. Ironico, come al solito, ma anche vagamente ansioso. Perché si chiedeva:  ce la farò? Ce la farò davvero a scrivere un libro?
Senza giri di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Ero in debito di post  l’altra sera e mi sono messa a leggere fino a tardi saltando da un blog all’altro, finché non sono incappata in un <a href="http://machedavvero.blogspot.com/2010/01/devo-dirvi-una-cosa.html" target="_blank">appello di Wonder</a>. Ironico, come al solito, ma anche vagamente ansioso. Perché si chiedeva:  ce la farò? Ce la farò davvero a scrivere un libro?</p>
<p>Senza giri di parole, che non ne abbiamo bisogno, la risposta è….sì.</p>
<p>Per lei, per le altre donne che stanno scrivendo, per quelle che vorrebbero farlo ma non hanno ancora il coraggio, ho deciso di buttare giù una piccola guida di sopravvivenza. Perché tra il decidere di fare una cosa ed ammirarne il risultato c’è un periodo intermedio piuttosto penoso, in cui quella cosa bisogna effettivamente farla.</p>
<p><strong>Scrivere un libro è faticoso</strong></p>
<p>Sì lo so che comincio male e qualcuno potrebbe dire che butto benzina sul fuoco dello scoraggiamento. Ma questa premessa è d’obbligo per capire che quando ci troviamo a metà del guado e ci sembra di non avere più forze per andare dall’altra parte non è perché siamo incapaci, ma perché scrivere è un lavoro faticoso, molto faticoso.</p>
<p>Scrivere bene un articolo, un post, un racconto non è semplice, ma  richiede comunque uno sforzo limitato. Scrivere un libro richiede uno sforzo enorme, e una grande capacità di non scoraggiarsi.</p>
<p><strong>Perché è faticoso?</strong></p>
<p>Scrivere un libro è faticoso perché richiede un lavoro intenso su un tempo lungo, una grande capacità di autocritica, e di analisi spietata nei confronti della nostra creazione, frutto del nostro io più profondo, sangue del nostro sangue.</p>
<p><strong>Il blocco</strong></p>
<p>L’esperienza di bloccarsi a metà percorso è molto frequente. Oserei dire che è quasi un’esperienza necessaria, soprattutto se si è alle prime armi. Il libro che avevamo cominciato con tanto entusiasmo, che aveva un incipit da urlo, uno stile selvaggio, personaggi ammalianti improvvisamente ci appare privo di senso. Perché? Perché probabilmente, vi state chiedendo qual è il senso di quello che state scrivendo, qual è il nodo narrativo profondo, ovvero, in poche parole, dove volete andare a parare. Non basta collezionare eventi, post, o descrizioni per scrivere una storia. Prima dovete avere una storia. Non importa che sia una storia fatta di situazioni comiche, un giallo, un noir, un romanzone storico o un capolavoro della letteratura, ma ci deve essere, reggere il tutto (perché credete che si chiami trama?) e lasciare un segno sul lettore.</p>
<p><strong>Per scrivere bisogna leggere</strong></p>
<p>Sembra un consiglio scontato, ma non è così. In particolare vi consiglio di leggere con l’occhio dello scrittore. Se volete scrivere un giallo o un noi, andate a leggere i bravi scrittori di gialli o noir non per scopiazzare personaggi o atmosfere ma per capire quali sono i nodi fondamentali della storia. Avere una buona base critica può servire, ma serve di più andare a bottega dai maestri scrittori, capire che dietro c’è una tecnica, un’arte. Poi su questa base potete innovare, stravolgere, elaborare a piacimento. Ma è da lì che dovete cominciare. Capire che dietro la scrittura c’è una tecnica, inoltre, aiuta a rispettarla, e a rispettare anche la vostra. La scrittura non è solo frutto di ispirazione e genio, ma anche di lavoro di cesello, e di conoscenza.</p>
<p><strong>Dosare le energie e organizzarsi</strong></p>
<p>Portare a compimento un libro richiede tantissime energie. Imparate a usarle. Un consiglio valido sempre: cominciate a raccogliere materiale, appunti e provate a buttare giù le prime cose part-time. Al momento di tirare le fila trovatevi babysitter, nonni, marito, parenti e amici  perché voi dovete sparire. Non ci sono scuse. Mettete i soldi da parte, obbligateli, minacciate il divorzio. Se in quel periodo pensate che qualcosa sia più importante del libro il libro non lo finirete mai.</p>
<p><strong>Procuratevi un cornetto rosso</strong></p>
<p>Vi proteggerà dalla rottura della lavatrice, dal black out di 24 ore, dall’esplosione del computer alla fine dell’ultimo capitolo. Purtroppo niente vi potrà proteggere dalle recite scolastiche, il virus intestinale e i colloqui con le maestre di vostro figlio. Rassegnatevi a quello che non potete delegare. Ma considerateli come pause, anche se non piacevoli, dopo le quali si riprende a lavorare più di prima. Ve l’avevo detto che non era una passeggiata, no?</p>
<p><strong>Mantenete un profilo basso, ma mantenetelo</strong></p>
<p>Uno dei dubbi amletici che affliggono chi scrive un libro è se dirlo o no in giro. Se poi a scrivere è una donna con prole la cosa si fa ancora più delicata, visto la mole inquietante di pregiudizi dei quali siamo (e ci facciamo) vittime.</p>
<p>Come al solito evitate gli eccessi, non sbandieratelo ai quattro venti, ma non negate, soprattutto a voi stesse, che siete impegnate in un lavoro per voi importante. Fate pace con voi stesse su questo. Che abbiate una richiesta esplicita da una casa editrice, o caso più probabile, stiate scrivendo nella speranza di ottenere un contatto in seguito, state facendo una scelta, state decidendo di dedicare una parte del vostro tempo e della vostra energia a qualcosa in cui credete. Siate le prime a rispettare questa scelta.</p>
<p><strong>Tapparsi le orecchie. </strong></p>
<p>Tapparsi le orecchie credo che sia un consiglio che può andare bene in moltissime situazioni. La scrittura è un lavoro molto solitario, rassegnatevi. Avrete spesso la sensazione che non vi capisce nessuno.  Be’, è vero. L’ideale sarebbe avere almeno una persona che vi appoggi. Sarebbe stupido però rinunciare solo per questo, no?</p>
<p><strong>Frasi tipiche</strong></p>
<p>Eh? Cosa? Un libro? Ma non pensi ai tuoi figli?</p>
<p>Nella vita bisogna fare delle scelte, non si può avere tutto.</p>
<p>Ti stai ancora illudendo di poter realizzare i tuoi sogni?</p>
<p>Se scrivi vuol dire che te lo puoi permettere.</p>
<p>Cosa? Hai lasciato tuo figlio il pomeriggio con una babysitter per scrivere? Ma sei una madre degenere.</p>
<p>Certo che proprio non hai niente da fare.</p>
<p>Stai scrivendo da un mese e ancora non hai finito?</p>
<p>Tu secondo me non lo vuoi finire, questo libro.</p>
<p>Anche io sto scrivendo un libro.</p>
<p>Anche mia zia ha scritto un libro.</p>
<p>Anche il mio cane scriverà un libro.</p>
<p>Non ti pubblicheranno mai.</p>
<p>Ti pubblicano? Allora conosci qualcuno.</p>
<p>Sì sì l’ho letto il suo libro, niente di che….</p>
<p>A scrivere così sono buoni tutti….</p>
<p>E’ un prodotto di massa.</p>
<p>E’ noiosissimo.</p>
<p>Col cavolo che glielo compro.</p>
<p><strong>Autocritica</strong></p>
<p>Se dovete sentire qualcuno, provate a sentire qualcuno che scrive, o che legge (molto). Non abbiate paura di sottoporre il vostro scritto al giudizio altrui. Col tempo imparate ad affinare il nostro personale senso critico. Ma col tempo, quando vi sarete liberati da una serie di paure e tabù. Ma un buon editor è insostituibile (ci devo fare un post ad hoc)</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Scrivere il primo romanzo è un po’ come fare una malattia esantematica: serve  a farsi gli anticorpi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come una matrioska</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[anais nin]]></category>
		<category><![CDATA[elif shafak]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Sono sempre stata  tormentata dall’immagine della molteplicità degli io. A giorni lo chiamo ricchezza, e giorni invece mi sembra una malattia, una proliferazione pericolosa come un cancro. La prima idea che mi ero fatta  della gente che mi circondava era che tutti loro fossero coordinati da un intero, mentre io ero composta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/01/matrioska.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1393" title="matrioska" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/01/matrioska-150x150.jpg" alt="matrioska" width="150" height="150" /></a><em>&#8220;Sono sempre stata  tormentata dall’immagine della molteplicità degli io. A giorni lo chiamo ricchezza, e giorni invece mi sembra una malattia, una proliferazione pericolosa come un cancro. La prima idea che mi ero fatta  della gente che mi circondava era che tutti loro fossero coordinati da un intero, mentre io ero composta di una moltitudine di io, una moltitudine di frammenti.&#8221;</em></p>
<p>Questa frase l’ho letta sul <em>Diario</em> di Anaïs Nin (il primo, quello degli anni 1931-34) e se lei fosse stata ancora viva le avrei mandato subito una mail per dirle che  se voleva  c’ero qua io disposta a farle compagnia tra le frammentate, quelle che raccolgono i cocci e cercano di ricomporli in qualche modo ogni giorno.</p>
<p>Perché sì ci sono i periodi in cui siamo tutti superficie, noi donne affollate, come se avessimo appena fatto una solenne pulizia del viso, o dello spirito, e allora ci sembra di avere finalmente un involucro sano, e lucente, che ci protegge dal mondo e da noi stesse, ma per la maggior parte del tempo viviamo ingarbugliate in una lite condominiale di personalità miste, che sgomitano per avere il sopravvento sulle altre.</p>
<p>Non so voi, ma io in quei momenti mi sento come la parte liquida di una maionese impazzita: annaspo tra i grumi.</p>
<p>Leggendo la frase di Anaïs Nin, l’altra sera, non ho potuto fare a meno di pensare a un altro libro fortemente autobiografico (sto leggendo diverse autobiografie di donne in questo periodo e sono sicura che non è un caso, mi aiuta nella ricomposizione), ovvero <em>Lait Noir</em> di Elif Shafak, una scrittrice turca. Il libro l’ho comprato a Parigi e non so se sarà mai tradotto in italiano (lo farei io ma non so il turco, ahimé)  però meriterebbe, perché è il racconto ironico e fuori dagli schemi  del suo travagliato rapporto con una maternità non prevista e della depressione post partum che ne è seguita.</p>
<p>Per riuscire a fare dell’ironia sulla depressione e sulla maternità ci vuole sicuramente una grande capacità di astrarsi da se stessi. Lei ci riesce facendo ricorso alla messa in scena narrativa. Una specie di teatro psicanalitico di cui tutti avremmo bisogno, ogni tanto. Immagina quindi che  dentro di lei abitino delle piccole creature fantastiche, dei djin (demoni o folletti della tradizione arabo-islamica) che sono in realtà delle donne in miniatura,  ognuna con la sua precisa personalità.</p>
<p>Lei di queste donne non sa niente. Pensa, illudendosi, di essere intera, perché la Signora Egoambiziosa  e l’Intellettualoide si sono accaparrate tutto lo spazio dei piani alti. Fino a quando non arriva la maternità, che come un terremoto scardina l’ordine preesistente, e i <em>djinn</em> del sottosuolo escono alla luce. Tra una Dame Derviche che medita sul destino e si ripiega sulla tradizione e una Miss Intelligenza Pratica che risolve tutto a colpi di soluzioni razionali, fa la sua timida comparsa una signora sorridente e un po’ in carne: Mamma Torta.</p>
<p>Questa Mamma Torta, che in apparenza è tutta zucchero e sofficità  mielosa, ha un’anima altrettanto caparbia ed invadente delle odiate colleghe cervellotiche. Tra di loro è subito guerra  per aggiudicarsi il potere assoluto, e nessun compromesso sembra essere possibile, se non a scapito dell’equilibrio mentale dell’autrice.</p>
<p>Leggendo di loro ho riso molto. Mi sono ricordata la prima notte in ospedale, con Federico appena nato nell’incavo del mio braccio destro, e un libro aperto nella mano sinistra.</p>
<p>Allora mi sembrava che sarebbe stato facile conciliare le mie opposte passioni, perché non sapevo niente dei cedimenti, delle battaglie, degli scontri e dei terribili sensi di colpa che nel tempo avrebbero animato la mia vita interiore (e ahimé, anche quella esteriore).</p>
<p>Da poco mi sembra di aver raggiunto un  armistizio, sebbene  assai precario.</p>
<p>La Mamma torta che è in me ogni tanto spopola. Si piazza sull’attico e lancia ordini e ammonimenti a chiunque incontri. Fa il pane, le zuppe di verdura, invita a casa gli amici dei figli, organizza feste di Natale e prodiga coccole e tenerezze.</p>
<p>Poi altrettanto spesso si rifugia nei suoi appartamenti, soppiantata dalla signora scrittura, alla quale dopo innumerevoli scontri tutte qui abbiamo dichiarato la nostra devozione e infinità lealtà.</p>
<p>Se non fosse che a metà pomeriggio, come in un incantesimo, Mamma Torta esce scampanellando, pronta per qualche ora a dirimere bisticci infantili, assistere a riunioni interminabili di mamme, combattere per un boccone di carne in più, restare sveglia per l’ultima favola e ascoltare, concentrata, i sentimenti nascosti dai capricci dei bambini.</p>
<p>Certo, in questa confusione psicologica, la poverina  a volte fatica a tenere il passo. Si dimentica gli appuntamenti, i costumi di carnevale e il latte sul fuoco.</p>
<p>Ma le basta poco, in genere una buona dormita o un bacio umidiccio che sa di cioccolato, per tornare in forma.</p>
<p>Certo non pensiate che qui la situazione sia risolta.</p>
<p>Per un conflitto sedato, cento altri sono pronti a esplodere.</p>
<p>Qui sotto, seppelliti da ceneri di memoria, si sono risvegliate signore che pensavo di avere messo a tacere per sempre. Non so bene chi siano ma hanno artigli affilati, capelli scomposti e zaini sulle spalle.</p>
<p>Premono per uscire, per dire la loro, e rischiano di fare la rivoluzione.</p>
<p>Far finta di niente sarebbe un suicidio.</p>
<p>Meglio accettare un incontro, indire un convegno, un forum, una tavola rotonda e provare a trattare.</p>
<p>Che questa seconda parte di vita mi sembra altrettanto movimentata della prima.</p>
<p>Vi lascio, personalità integre e fortunate, e mi ritiro nel bailamme del mio condominio confuso.</p>
<p><strong>PS</strong> Se leggendo vi è venuto il dubbio che l’autrice di questo post sia una personalità disturbata, sappiate che è proprio così.</p>
<p>Dedicato a <a href="http://lasolitudinedellemadri.blogspot.com">Marilde</a> e a <a href="http://www.veremamme.it">Flavia</a></p>
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