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	<title>piattinicinesi &#187; videogiochi</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Del DS, play, game boy e altre seconde vite metafisiche</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 00:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[crescere con i figli]]></category>
		<category><![CDATA[figlio filosofo]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>

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		<description><![CDATA[“E’ ora di andare a letto”.
Figlio Filosofo è disteso sul divano. Le gambe appoggiate alla spalliera, le dita svelte sulla tastiera del DS e gli occhi fissi su un pupazzetto di pixel che corre all’impazzata.
“E’ ora di andare a letto” ripete Piattini mentre raccoglie da terra calzini spaiati, Gormiti e briciole di biscotto.
“Sgumf” risponde FF [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“E’ ora di andare a letto”.<br />
Figlio Filosofo è disteso sul divano. Le gambe appoggiate alla spalliera, le dita svelte sulla tastiera del DS e gli occhi fissi su un pupazzetto di pixel che corre all’impazzata.<br />
“E’ ora di andare a letto” ripete Piattini mentre raccoglie da terra calzini spaiati, Gormiti e briciole di biscotto.<br />
“Sgumf” risponde FF con la fronte corrucciata.<br />
“Che mi rappresenta questo sgumf?” sbotta Piattini” . “ E’ tardi, dobbiamo andare  a letto. Quindi spegni quell’affare, lavati i denti e mettiti l’apparecchio.”<br />
“Uffa mamma!” urla il novenne in lacrime, spegnendo l’affare, avevo appena cominciato a giocare!”<br />
“ma guarda che non è vero, giocavi già da un’ora, che è più del tempo massimo permesso…”<br />
“Sì ma…”<br />
“Ma…cosa?”<br />
“Ma adesso chi dà da mangiare a Macchia?”<span id="more-451"></span></p>
<p>Nel mondo virtuale di quella scatoletta bianca che sembra un lavandino con lo specchio, e che ha il nome di un partito che già per la Piattina ha rappresentato la fine di un’epoca, il crollo di un’utopia, il Doppio Scemo della modernità, Figlio Filosofo ha un cane.<br />
In questo strano e ristretto mondo virtuale suo figlio possiede un cucciolo che abbaia e si butta con la schiena per terra per chiedere le coccole, poi scodinzola e tenta di leccarlo.<br />
Nella realtà invece suo figlio è allergico al pelo del cane, molto allergico, e questa è una delle ragioni per cui finché vivrà in un appartamento lui rimarrà un bambino senza cane.</p>
<p>“Ma possibile che adesso ci dobbiamo preoccupare anche di Macchia? Non bastavano i Pokémon?” chiede Piattini esasperata.<br />
Ma sa già la risposta. In questo strano mondo in cui viviamo reale e virtuale coesistono fianco a fianco. Una parte di noi è già lì.<br />
E in fondo anche lei, quando torna a casa, non ha l’istinto di accendere il computer, per vedere chi scrive, chi commenta, chi posta, chi si linka? Non ha la sensazione che quando spegne il computer una parte di lei sia in <span style="font-style:italic;">stand by</span>?<br />
Non è la nostra seconda vita. E’ proprio la nostra vita, una parte di essa.<br />
E queste nuove generazioni vanno incontro a evoluzioni che noi neanche possiamo immaginare.</p>
<p>“Mamma però oggi non siamo stati insieme per niente!”<br />
Figlio Filosofo ha le lacrime agli occhi e sembra disperato.<br />
“Ma se siamo stati insieme tutto il pomeriggio” ribatte Piattini. “Sono venuta a prendervi a scuola, avete giocato al parco, siamo andati a comprare il latte e poi siamo tornati a casa. Ora sono le 9 e quindi sono ben 5 ore che stiamo insieme”<br />
“Sì, ma non abbiamo giocato”<br />
“Non abbiamo giocato?”<br />
“No, non abbiamo giocato, e neanche fatto le coccole”</p>
<p>Piattini a questo punto vorrebbe mettersi a urlare che lui è più di un’ora che sta davanti al doppio scemo con lo sguardo fisso, risponde a monosillabi e si rotola sul divano come un disadattato. E che se questa è una scusa per farla sentire in colpa e giocare un altro po’ si è proprio sbagliato di grosso, perché lei è stana ma non scema.<br />
Vorrebbe, ma non lo fa.<br />
Perché sa che in fondo è pure colpa sua.<br />
Con i figli in stato catatonico davanti a Macchia si è potuta mettere a posto casa, e rispondere alle mail.<br />
E quindi non ha insistito.<br />
E non ha urlato.</p>
<p>E invece ha detto<br />
“E va bene, le coccole le facciamo adesso”</p>
<p>Così con un passo un poco traballante ha accompagnato i bambini a letto.<br />
Nel suo letto, ovviamente.<br />
Che è temporaneamente sprovvisto del legittimo coinquilino, e quindi pronto ad essere colonizzato.<br />
&#8220;Mamma!&#8221;<br />
&#8220;Sì?&#8221;<br />
&#8220;Ci racconti di quando eri piccola?&#8221;<br />
&#8220;Va bene&#8221;<br />
Le avventure di Piattini piccola sono meglio di una minestrina col formaggino. Parlano di un mondo antico e misterioso in cui la televisione per i bambini c’era un’ora al giorno, i film si vedevano al cinema e non c’erano computer, telefonini e addirittura neanche il lettore dvd.<br />
E mentre racconta Piattini pensa a com’è difficile capire cosa sia giusto o sbagliato in situazioni che non conosci, e che fai fatica a capire.<br />
Però pensa che è sbagliato proibire e basta.<br />
Perché questo è il loro mondo, che lei lo voglia o no, e tocca adattarsi.<br />
Ma offrendo anche delle alternative, degli stimoli, delle passioni reali.<br />
Perché non pensino che la loro seconda vita sia più interessante della prima.<br />
“Da domani quando si torna a casa non si accende né computer né televisione né niente” dice Piattini con il tono piattinescamente assertivo che solo lei sa avere in questi casi “ma si sta tutti insieme a giocare e fare coccole”<br />
“Va bene mamma”<br />
“Va bene mamma”<br />
Piattini spegne la luce.<br />
Nel silenzio della stanza il respiro di suo figlio è come un’onda leggera che le sfiora la guancia.<br />
Lei lo proteggerà, saprà guidarlo e indicargli la strada.<br />
Sì, lo farà.</p>
<p>“Mamma”<br />
Nel buio della stanza la piccola mano di Power le sfiora teneramente il braccio<br />
“Sì amore?”<br />
“Adesso che mio fratello dorme, posso giocarci io col suo DS?”</p>
<p>dedicato a <a href="http://valewanda.blog.tiscali.it/">valewanda,</a> che nei suoi ultimi post ha toccato un argomento assai sensibile</p>
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		<title>Piattini e la consolle vibrante</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 20:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[sono invasa dagli alieni]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo power]]></category>
		<category><![CDATA[satira mammesca]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ore 17.
Figlio grande e i suoi amici G. e S. sono impegnati in una movimentata lezione di Inglese.
&#8220;What&#8217;s he doing?&#8221; chiede la maestra C. con il suo  very british accent. &#8220;He&#8217;s jumping&#8221; grida G. &#8220;No, he&#8217;s swimming&#8221; urla S, &#8220;He&#8217;s a woman&#8221; sentenzia figlio grande.  A quel punto la discussione scivola improvvisamente verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;">Ore 17.<br />
Figlio grande e i suoi amici G. e S. sono impegnati in una movimentata lezione di Inglese.<br />
&#8220;What&#8217;s he doing?&#8221; chiede la maestra C. con il suo  <span style="font-style:italic;">very british accent. &#8220;</span>He&#8217;s jumping&#8221; grida G. &#8220;No, he&#8217;s swimming&#8221; urla S, &#8220;He&#8217;s a woman&#8221; sentenzia figlio grande.  A quel punto la discussione scivola improvvisamente verso un registro linguistico diverso: &#8220;Guarda che nun tocca  a te&#8221;, &#8220;Ma che sta&#8217; a dì, si che tocca a me&#8221;.<br />
Nel frattempo Piattini, seduta al computer, è intenta a correggere per la centomillesimavolta le bozze del suo romanzo, quando una delicata manina la strattona riportandola alla realtà:<br />
&#8220;Mamma? Guarda che c&#8217;ho, mamma &#8221;<br />
Figlio piccolo ha in mano un disegno di guerrieri.<br />
&#8220;Se lo vuoi, te lo regalo&#8221; esclama trionfante e lo spiaccica sulla tastiera, mandando a monte l&#8217;ultimo quarto d&#8217;ora di lavoro.<br />
A quel punto, assicuratosi la riconoscenza materna, con l&#8217;aria più innocente del mondo sfodera la sua richiesta.<span id="more-382"></span><br />
&#8220;Posso giocare alla Play mamma?&#8221;<br />
Piattini capisce al volo che deve trovare un diversivo, o rinunciare definitivamente al capitolo.<br />
&#8220;Non puoi aspettare che tuo fratello finisca la lezione, così ti fa giocare lui?&#8221;<br />
&#8220;Ma no mamma, lui non mi fa giocare&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ma sì che ti fa giocare&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ma no, lui dice che mi fa giocare quando arriva il mio turno, ma poi il mio turno non arriva mai&#8230;&#8221;<br />
Piattini scorge un lampo diabolico tra le lunghe ciglia del piccolo.<br />
Quel lampo la illumina e  improvvisamente dimentica di odiare le play station, dimentica di aver giurato che <span style="font-style:italic;">primadeisetteannitumancoticiavvicini, </span>dimentica che si era ripromessa di finire il capitolo adesso, e pensa solo che figlio piccolo vuole fare una cosa proibita, una cosa che solo in quel momento può avere quel particolare gusto di libertà e  di sfida.<br />
E lei adoooora le cose proibite.<br />
&#8220;Sì, va bene, la puoi usare&#8221; dice senza più incertezze.<br />
&#8220;Allora andiamo&#8221;<br />
&#8220;Andiamo?????&#8221;<br />
L&#8217;uso del plurale in quell&#8217;imperativo senza scampo la riporta bruscamente alla realtà dei fatti.<br />
E così di colpo si ricorda che lei odia le playstation, che non ha idea di come ci si giochi  e neanche di come si accenda quel maledetto aggeggio.<br />
&#8220;Vabbé, prova&#8221;<br />
Piattini spinge un po&#8217; di tasti a caso e il gioco parte<br />
&#8220;Ok mamma, la luce è verde, funziona&#8221;<br />
&#8220;E certo che funziona&#8221; afferma orgogliosa la mater tecnologica &#8220;guarda che tua madre ha passato gli ultimi anni a infilare spinotti.&#8221;<br />
Dopo questa botta di autostima, Piattini viene però spiazzata dalla richiesta del marchingegno, che vuole sapere improrogabilmente quale delle 220 partite vuole caricare. Consapevole del fatto che qualunque scelta operi sarà comunque quella sbagliata, Piattini opta per l&#8217;ultima.<br />
Un orrendo nemico di Spiderman appare sullo schermo e la invita a combattere, se ha coraggio.<br />
&#8220;Faccio io faccio io faccio io&#8221; grida figlio piccolo,  e afferrata la consolle comincia a spingere i tasti e a muovere i joystick all&#8217;impazzata.<br />
Vedendolo così impegnato, Piattini pensa bene di allontanarsi. Ovviamente il capitolo è andato, ma forse pulire le fragole è un impegno commisurato alla situazione.<br />
Piattini toglie i piccioli e intato butta un orecchio ansioso alla camera del figlio grande: &#8220;What are you doing?&#8221;  &#8220;I&#8217;m playing football&#8221;.<br />
&#8220;Speriamo che steì lezioni servano a qualcosa, con quello che costano&#8221; pensa mentre prende lo zucchero.<br />
&#8220;Mamma!&#8221;<br />
&#8220;Sì tesoro?&#8221;<br />
&#8220;Non riesco a farlo muovere!&#8221;<br />
&#8220;Arrivo!&#8221;<br />
Piattini si asciuga le mani nello strofinaccio e corre in soccorso del piccolo.<br />
Spiderman è bloccato da tre ore in una stanza piena di libri e aggeggi elettronici.<br />
Sullo schermo, in alto, una frase invita a proseguire nel corridoio.<br />
&#8220;Devi andare nel corridoio, amore&#8221; suggerisce Piattini<br />
&#8220;E dov&#8217;è?&#8221;<br />
&#8220;Di là&#8221;<br />
Certo di là non è granché come indicazione, ma in primo luogo filgio piccolo non ha ancora chiarissimo il concetto di destra e sinistra, e in secondo luogo neanche lei ce l&#8217;ha chiaro, questo concetto. Piattini è una che avrebbe bisogno del GPS pure dentro casa, che se esce da un negozio non si ricorda da che parte veniva, che ogni volta che va trovare il marito al lavoro gli deve dare appuntamento davanti all&#8217;edificio, perché se entra da sola si perde.<br />
&#8220;Fai fare a mamma, caro&#8221;<br />
Approfittando di un momento di distrazione del piccolo, Piattini gli strappa la consolle dalle mani e comincia a giocare con i tasti.<br />
Spiderman capisce subito di essere governato da una pazza isterica senza alcun senso dell&#8217;orientamento. Fa mezzo giro a destra, volta a sinistra, cambia 5 volte la prospettiva. Dal basso, dall&#8217;alto, da dietro e di 3 quarti, il poverino è comunque fermo, immobile allo stesso punto di partenza, e sta cominciando ad innervosirsi.<br />
&#8220;Aaaaaaaagh&#8221;<br />
&#8220;Che c&#8217;è, mamma?&#8221;<br />
&#8220;Quest&#8217;affare, vibra&#8221;<br />
Piattini non se l&#8217;aspettava, che la consolle potesse anche vibrare.<br />
&#8220;Sono le bombe, mamma&#8221;<br />
Una pioggia di fuoco sta distruggendo la grande sala.<br />
Miracolosamente Spiderman riesce a riparare in una stanza vicina. Una grande vetrata dà su un cortile interno al grattacielo.<br />
&#8220;Aaaaaaagh! Vibra di nuovo!&#8221;<br />
Spiderman è ora circondato dal fuoco e da muri crollati, non ha scampo.<br />
Sullo schermo, in alto, appare una scritta<br />
&#8220;Per saltare premere X&#8221;<br />
Incoraggiata da questa preziosa indicazione Piattini comincia a premere X a tutto spiano.<br />
Spiderman fa un salto, fa anche una capriola, un triplo salto mortale, e ricade sul posto.<br />
Allora Piattini ha un lampo di genio e preme X e avanti.<br />
Spiderman salta e si spiaccica contro la vetrata, poi scende lentamente laciando una bava verde sulla finestra.<br />
&#8220;<span style="font-style:italic;">What the hell are you doing Piattini?&#8221;</span><br />
Piattini si strofina gli occhi, ma la frase, sullo schermo, è proprio quella, non c&#8217;è dubbio.<br />
<span style="font-style:italic;">&#8220;What the hell are you doing Piattini?&#8221;</span><br />
&#8220;Okay, madam, we have finished!&#8221;<br />
la maestra C. è pronta per andare via, e aspetta che lei firmi il registro delle lezioni.<br />
&#8220;Yes, C, I&#8217;m coming!&#8221;<br />
Piattini si alza, prende una penna, firma il registro delle lezioni, accompagna C. alla porta e la saluta.<br />
<span style="font-style:italic;">&#8220;What the hell are you doing Piattini?&#8221;</span><br />
La frase sullo schermo è ancora lì.<br />
Ha preso a lampeggiare e Spiderman ha un&#8217;espressione assai poco rassicurante.<br />
Piattini preme X.<br />
Spiderman salta, e durante il triplo carpiato porta la mano destra sul braccio sinistro, fa scattare la mano in un gesto inequivocabile e&#8230;. sparisce.</p>
<p>&#8220;Possiamo giocare mamma?&#8221; Chiede il Figlio grande, afferrando la consolle.<br />
&#8220;Certo caro, ma gioca anche tuo fratello&#8221;<br />
&#8220;E va bene&#8230;..ma dov&#8217;è Spiderman? Io qui spingo ma non succede niente, dov&#8217;è finito?&#8221;<br />
&#8220;Ma guarda&#8221; dice sorniona Piattini &#8220;secondo me vi conviene caricare un&#8217; altra partita, in questa c&#8217;era qualcosa che non andava.</p>
<p>La mater tecnologica torna in cucina, a sbucciare le fragole.</p>
<p>Non si avvicinerà al computer per un bel po&#8217;, questo è sicuro.</p>
<p>Spiderman, trasformato in un flusso di bit rabbiosi, potrebbe sbucare fuori mentre meno se lo aspetta, pronto a vendicarsi.</p></div>
<p><span style="font-style:italic;"> </span></p>
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