Tata S e il cambio di stagione

(questo post è dedicato a Lisa, alla quale avevo promesso di raccontarle un giorno delle mie vicissitudini con le baby sitter, e a tutte le donne che prima o poi si trovano nella condizione di aver bisogno di un’altra donna per non soccombere alla propria maternità)

S. è arrivata due anni fa, una domenica di primavera.
Piattini e Highlander l’aspettavano in piedi nell’ingresso, con le mani avvinghiate alla maniglia della porta, l’orecchio teso allo scampanellio del citofono, e la stessa ansia trepidante di quando si aspetta l’idraulico evanescente o il garzone di Pizza Boh?( quello che arriva sempre a film già cominciato ed ha le margherite fredde e la birra calda)
S., però, non si era fatta attendere
- I am very happy to be here – aveva sussurrato entrando, scortata da una delegazione di zie agguerritissime, e con la mano si era coperta i denti prima di sorridere.
- Welcome – aveva detto Piattini – prego, entrate.
Si erano accomodati sul divano: Piattini e High da una parte, le zie dall’altra, e S in mezzo.
Sembrava una scena d’altri tempi, con la ragazza da maritare le sensali a decantarne le doti
- S è bravissima – aveva detto la prima zia.
- Bravissimissima – aveva confermato la seconda.
Piattini la guardava e in cuor suo si chiedeva: sarà quella giusta? Dopo un anno di baby sitter spericolate e casi patologici Piattini dubitava fortemente di poter trovare una persona normale disposta ad aiutarla.
Chiedeva troppo? Cercava male? Sicuramente di errori ne aveva fatti, ma non era sicura di riuscire a individuarli tutti. Però sapeva quello di cui aveva bisogno: una persona disposta a condividere con loro una parte di vita, che si occupasse della casa, e desse un’apparente continuità al caos in cui vivevano. I viaggi continui di High, i lunghi orari di lei, e poi il traffico, i turni serali, le disponibilità improvvise in caso di eventi internazionali (o di semplice disorganizzazione interna), e tutti gli extra ed imprevisti possibili ed immaginabili con due bambini piccoli rendevano l’organizzazione quotidiana un’impresa sovrumana senza qualcuno che li aiutasse.
Qualcuno che nei loro sogni più sfrenati tendeva di assomigliare a Mary Poppins, o anche al Signor French di “Tre nipoti e un maggiordomo”. Ma che nella realtà, invece, finiva con l’assumere inevitabilmente le sembianze di una donna presumibilmente straniera, appartenente a quell’esercito di ragazze, madri e nonne che avevano lasciato in delega la propria vita (figli compresi) nel paese d’origine, per farsi carico di vite altrui in Italia.
A Piattini questa cosa non piaceva. Ci voleva poco a capire che dietro la giustificazione economica, la prosperità delle rimesse, si nascondeva un’aberrazione, un’antica schiavitù delle donne da cui il mondo non riusciva a liberarsi. Ma non aveva altra scelta. Lei doveva lavorare. E anche se metà del suo stipendio se ne sarebbe andato per pagare qualcuno che l’aiutasse, la metà rimanente le era indispensabile. E poi alla soglia dei 40 anni, rimanere disoccupata per più di qualche mese avrebbe significato l’uscita definitiva dal mondo del lavoro. Non poteva permetterselo.
- Ma come la mettiamo con la lingua? – stava chiedendo High.
-Io parlo poco poco – aveva risposto S. Una frase chiarissima per dire: non parlo niente e capisco meno.
- Ma può parlare in inglese con i vostri bambini – aveva obiettato la zia. Una frase che nelle intenzioni tendeva a mettere in luce una feature addizionale del prodotto, ma che nel fondo voleva dire, e dove la trovo un’altra famiglia che parla correntemente inglese e che ha la pazienza di insegnare l’italiano a mia nipote?
Piattini stava per controbattere qualcosa quando S aveva improvvisamente preso la parola.
- Where are the children?
- Che bella domanda – aveva pensato Piattini, proprio la domanda giusta da parte di una tata, e poi aveva detto – Vieni, ti faccio vedere.
In quel momento i bambini giocavano tranquilli in camera e ciò era abbastanza strano perché i suoi figli non giocavano mai tranquilli in camera.
– They are so cute – aveva mormorato S , e il suo sguardo aveva una tale dolcezza che per un momento Piattini era stata sul punto di rivelarle la loro vera natura, spiegando che di solito passavano il tempo frignando e rincorrendosi per il corridoio, ma poi si era frenata.
La vita è fatta di sorprese, non sempre piacevoli. Perché angosciarsi in anticipo?
-Yes – aveva mentito – they are very cute.
S aveva sorriso, e Piattini aveva deciso che avrebbe avuto il lavoro. Certe cose si decidono a intuito, e il suo intuito le stava dicendo che quella era la persona giusta.
-Anche la Draghessa sembrava la persona giusta, a intuito – aveva ribattuto High – e poi se ne è andata nottetempo per raggiungere il domatore di leoni di cui si era invaghita.
- Non mi ci fare pensare – aveva risposto Piattini ricordando con orrore il momento in cui si erano trovati in mezzo a quella telenovela dell’est col domatore al citofono, scene di gelosia, promesse di matrimonio e un corteggiamento a base di profumi e minigonne – Sento che stavolta sarà diverso.
Così Tata S era rimasta, e la loro vita aveva subito un’improvvisa impennata positiva dopo mesi di buio.

- High!
- Sì?
- Stasera S. ci ha fatto trovare la cena pronta!
- Davvero?
- Sì! Le ho detto che poteva cucinare quello che voleva e lei ha fatto il riso alla cantonese. Buonissimo, i bambini lo hanno divorato!
- E tu come stai?
- Alla grande. Sono tornata alle 7 e ho trovato la tavola apparecchiata. Ho mangiato con loro e poi ci siamo messi a giocare e gli ho letto le favole. Ora dormono tranquilli.

- Piattins, tesoro
- Sì High?
- Non è che potremmo provare a uscire una sera di queste? Sarà un anno che non andiamo al cinema…
- Dici che possiamo?
- Chiediglielo….
5 minuti dopo
- Gliel’ho chiesto.
- E che ha risposto?
- Ha detto Enjoy your evening, señora
….
Insomma i Piattini, dopo le draghesse, i domatori, e altre diecimila disavventure, sembravano finalmente aver riconquistato un po’ di serenità.
In casa, per adeguarsi allo stile orientale di S, erano state banditi gli urlacci mediterranei e quasi ci si salutava a mani giunte, inclinando il capo in avanti ogni volta che si aveva la ventura di incrociarsi in corridoio.
I rimasugli della giornata dopo il lavoro avevano assunto un ritmo umano. Qualche volta si usciva, e Piattini si era addirittura iscritta in palestra, dove saltava da una macchina all’altra durante i quarantacinque minuti della lezione di nuoto di FF, presentandosi arruffata e contenta in tempo per fargli la doccia.
E anche sul lavoro era molto più serena.
- Sembri rinata – aveva confermato la collega H. – quella Draghessa di prima ti stava portando alla tomba.
Certo non è che tutto fosse perfetto.
Per esempio, dopo svariati mesi di riso alla cantonese e pollo arrosto, Piattini avrebbe desiderato che S. imparasse anche qualche piatto italiano. Ma ogni tentativo di insegnarle le corrette proporzioni tra quantità di pasta e quantità di sugo avevano avuto epiloghi sfortunatissimi. Però andava bene lo stesso, e le volte in cui sapeva di dover fare tardi si organizzava in anticipo, preparava sughi e verdure il sabato mattina, congelava il congelabile, lasciava le quantità esatte in mostra sul ripiano della cucina.
Poi c’erano alcuni rituali italiani, come il cambio di stagione, che per una persona abituata a vivere a 30 gradi stabili tutto l’anno, faceva parte dei misteri non risolti della vita.
Come capire infatti la profondità filosofica di rimettere a posto gli armadi, togliendo il superfluo, conservando l’essenziale e sognando il nuovo? Dur
ante il cambio di stagione S, andava neutralizzata. Piattini doveva bloccarla prima che mettesse le mani sulle magliette impilate sul letto in un ordine rigoroso (maniche corte, maniche lunghe, quelle che vanno a Power, quelle che andranno a Power, quelle che vanno all’amichetto piccolo…)
- S, hai spostato tu le magliette dal letto?
- – Sì señora, I put everything in the wardrobe.
- Ma almeno le hai sistemate come le avevo divise?
- – Divise? What’s divise?
- AAAAAAAAAAAGH!
In compenso S faceva tantissimi bucati. Anche se nel cestino della biancheria c’era un calzino spaiato o un pigiama appena usato lei faceva partire la lavatrice. E poi le spostava i libri della libreria. La poesia finiva tra i romanzi e la teoria della fisica insieme alla psicanalisi. Da trauma.

Insomma Piattini sapeva che nessuno è perfetto.
Però S era molto dolce con i bimbi e aveva una pazienza infinita.
Per ora tanto le bastava, al resto ci avrebbero pensato dopo.

Poi è arrivato il Decreto Flussi.
Il decreto flussi è un’invenzione tutta italiana che in teoria serve a far venire nel nostro paese dei lavoratori e in pratica serve a regolarizzare chi già lavora da clandestino, ( e a latere serve a foraggiare di bustarelle e compensi vari una serie di figure abbastanza scaltre da afferrare al volo le potenzialità imprenditoriali della confusione burocratica).
S, dopo un giorno e una notte di fila davanti all’ufficio postale, aveva consegnato la sua richiesta. Ma non sapevamo se sarebbe stata tra i primi fortunati ad ottenere il permesso di soggiorno.
In quei mesi d’attesa è stato un alternarsi di progetti, di dubbi, di speranze.
Faccio venire i miei figli, non li faccio venire, viene anche mio marito (con il quale nel frattempo si era riappacificata) non viene, viene solo lui.
Quando finalmente è arrivata la convocazione ( eh sì, ce l’aveva fatta) una sola cosa era sicura: avrebbe rivisto i suoi figli dopo quasi due anni, per poi doversene di nuovo separare.
Un’emozione, un dolore, una fitta lancinante.
Come si fa a ritornare indenni dopo un’esperienza simile?
E infatti S non ne è tornata indenne.
La forza che l’aveva sorretta fino alla conquista del permesso di soggiorno sembrava essere svanita. A casa Piattini c’era una donna distratta, che alternava momenti di depressione ad altri di frenesia musicale. Puliva per terra con l’ipod nelle orecchie e si consumava con il karaoke a casa dei parenti una sera sì e una no.
Intanto il suo italiano regrediva. Le cose che riusciva a fare erano sempre meno.
Piattini era in una situazione lavorativa tale da non potersi permettere di ragionare seriamente sulle capacità della sua tata, però capiva che si stava stancando troppo, e che poteva chiedere sempre meno.
Ci deve essere per forza un problema se al termine della tua giornata di lavoro, influenzata e con le tonsille gonfie, mandi a casa la tata perché ha l’aria più stanca di te.
Anche la gestione basilare delle provviste era diventata un problema
- Hai comprato il latte, S?
- No, señora, I forgot it.
- Ok, lo compro io.
Ormai Piattini, al ritorno dall’ufficio, dopo un’ora e mezzo di mezzi pubblici, si infilava nell’unico supermercato drugstore aperto della zona, e si faceva altri venti minuti di fila insieme ad altri sventurati come lei prima di tornare a casa portando in trionfo due bottiglie di alta qualità.
- Mancano anche detersivi, señora
- E perché non me lo hai detto prima? Li avrei comprati insieme al latte…
- I’m very sorry, señora, I forgot it.
S dimenticava molte cose, in realtà, non solo i detersivi.
A volte si perdeva addirittura nei suoi pensieri, nei suoi ricordi, però ad ogni domanda più personale si ritraeva, diventava evasiva.

Sono andate avanti così per un po’, fino a quando l’altro giorno, di ritorno dalle ferie, Piattini l’ha affrontata.
- Che cosa c’è che non va S?
E lei ha capitolato
- Torno a casa – ha detto quasi in lacrime – non ce la faccio più a stare lontana dai miei figli

Piattini spera che S riesca a trovare la sua serenità, in questa scelta.
Per quanto riguarda lei, la sua vita in questo momento è abbastanza confusa, si sta riorganizzando, e la partenza di S dopo due anni e mezzo le crea un altro terremoto, adesso che almeno su alcune cose avrebbe voluto mantenere lo status quo.
Sa che decidendo di lavorare, fuori o dentro casa , l’aiuto di qualcuno le sarà indispensabile.
Ma l’idea di affrontare un’altra vita, un altro rapporto, la spaventa. Perché qui non si tratta solo di lavoro. Chi anche per poco si occupa dei propri figli, della propria casa, di quello che di più intimo e prezioso abbiamo, non è legato a noi solo da un rapporto di lavoro.
Inevitabilmente ci si scontra con un modo di fare diverso, una sofferenza diversa, un diverso modo di intendere la femminilità e il femminismo (provate a fare un discorso di emancipazione alla Draghessa, vi riderà in faccia!), la difficoltà della convivenza e il senso di colpa della delega.
Piattini per ora ha deciso solo che ci penserà con calma, e intanto spera che sopraggiunga qualche illuminazione notturna.
Per adesso una cosa sola è sicura.
La aspetta un favoloso cambio di stagione.

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23 Responses to “Tata S e il cambio di stagione”

  • emily says:

    che post incredibile, l’ho letto tutto d’un fiato e poi l’ho riletto con calma. è quasi un delitto commentarlo.la mia esperienza di babysitter si limita a ragazze che studiano e racimolano qualche soldo, ma quella sulle donne delle pulizie è analoga alla tua. che fatica vivere

  • Raperonzolo says:

    Accidenti, Piattini, che storia. Il dramma di queste donne è immenso. Non sono mai stata nella posizione di avere tate o donne delle pulizie (qui in GB l’immigrazione è così ristretta che tate e donne delle pulizie di solito sono inglesi e tra stipendio, ferie, malattia e contributi non bastano 10 sterline l’ora). Però ti confesso che, esaurimento a parte, la considero una fortuna. Ecco, quel dissidio (è giusto o no?) non so se sarei riuscita a risolverlo.

  • Mammagò says:

    Io penso che tu sia stata molto fortunata…io qui ne ho trovata una che diceva di parlare inglese, e non lo parlava…poco male…i bambini impareranno il cinese…ma il peggio doveva ancora venire, era narcolettica…si è addormentata anche in piscina…non scherzo…e poi c’è tutto il capitolo Ayi…(se vuoi passa a leggerlo)…di mamme che si son visti recapitare un bambino diverso…”il colore della maglia era uguale”…ma si sà gli occidentali sono tutti uguali…almeno agli occhi di un cinese…questo blog mi piace sempre più…a presto!

  • wwm says:

    Prima o poi dovrò affrontare il problema babysitter. Mi hanno sempre terrorizzato queste esperienze proprio perchè tragiche. Ho vissuto da bambina questo tpo di situazioni. Comunque sono sicura che troverai un’altra persona valida vedrai!In bocca al lupo!

  • piattinicinesi says:

    @emily, no commenta, commenta, ho bisogno di confrontarmi@rape anche in altri paesi è così. questo rende la possibilità di trovare una colf più difficile, ma mette meglio in chiaro la situazione e rende il lavoro più dignitoso.qui c’è tutta una zona d’ombra che mi premeva mettere in evidenza e che rende i rapporti molto difficili@mammagò passo a leggerlo, mi interessa molto. tempo fa scrissi un post sulle tate cinesi…mi intereesserebbe conoscere la tua opinione…@wwm per me la difficoltà è stata invece il fatto che da piccola sono sempre stata sempre e solo con mia madre. la delega è stata per me un’esperienza completamente nuova

  • sabrina says:

    Cara Piattini,ormai sei un appuntamento fisso, stabilmente inserita con le prime pagine dei giornali!Ho avuto una Tata Fantastica dai 18 mesi ai 6 anni. Passavo tutto il giorno con Lei ed è stata proprio Lei ad insegnarmi il gusto dell’ascoltare e del raccontare.La chiamavo Zia Valeria, assomigliava incredibilmente ad Alida Valli – e le davo del tu – ancora adesso lo faccio, mentre con mia mamma si danno rigorosamente del Lei…E’ stata una Tata formidabile, che mi ha narrato di una Torino scomparsa, di un mestiere antico come la sarta in una delle grandi “Maison” torinesi (di quando Torino era una Piccola Parigi), della Torino Occupata e della Torino Operaia (marito agli altiforni per 40 anni, un uomo dolcissimo e colto). Mi ha regalato il primo libro della mia vita: Il Mio Primo Dizionario di Richard Scarry – edizione 1969 – che troneggia nella mia libreria tutto incerottato.. E le prime incursioni tra i libri – che ancora non ero in grado di leggere – proprio nelle sua poliedrica biblioteca:Lei mi ha fatto scoprire Brunella Gasperini e Nuto Revelli….Ancora oggi mi delizia con telefonate chilometriche e quando ci vediamo ci abbracciamo e parliamo subito fitto fitto…..

  • lemoni says:

    Piattini questo post sarebbe da pubblicare!Perchè davvero hai saputo spiegare la nostra vita e quella delle nostre tate, affidabili o meno che siano, che condividono veramente pezzi interi delle nostre esistenze familiari.Nei miei post dedicati alla mia tata è abbastanza chiaro che, nonostante per certi tic comportamentali per cui a volte la butterei di sotto, le sono affezzionata perchè stà con noi da quando Michi aveva 11 mesi e non c’ha più mollati se non per tornare in Ecuador e vedere sua figlia che non vedeva da sei anni…cioè io rappresento il culo massimo in queste situazioni! Però ho amiche molto molto meno fortunate di me che ne passano di tutti i colori a scapito non solo del menage familiare e casalingo ma anche del nostro bene più prezioso ovvero i nostri figli.Coraggio Piattini ce la farai anche questa volta; e poi i bambini sono più elastici di noi e si adattano maggiormente e a voi interessa che il danno minore sia proprio per loro no?E poi pensa a quanti brufoli sul mento in meno abolendo il riso cantonese!Ti abbraccioGraziella

  • piattinicinesi says:

    @sabrina che bel racconto! in effetti le tate possono offrire momenti di vita alternativi e speciali rispetto alle madri, momenti importantissimi.guardando come si comportano le altre donne si impara moltissimo, è una ricchezza. ma certo ogni aiuto va gestito, è un’incursione in un altro universo.@lemoni mis to convincendo che ho bisogno di un periodo senza nessuno che gironzoli dentro casa, per riposarmi mentalmente. i racconti delle tate e colf sono fantastici, vanno dall’horror al drammatico fino all’esilarante!

  • lisa2007 says:

    Piattini, innanzitutto grazie per la dedica, ne sono onoratissima.Poi sappi che mi sono organizzata, ho un paio di mezze giornate di ‘respiro’ alla settimana. Spero di riuscire a recuperare quel grammo di non-mammità che mi spetta.E comunque, hai scritto un post che è un gioiello, e si commenta da sé.

  • piattinicinesi says:

    @lisa sono molto contenta, approfittane!

  • Zranny says:

    Piattini, innanzitutto complimenti! Il tuo blog rende le mie ore lavorative (sono una mamma non precaria ma dotata di impiego punitivo e noiosissimo)più sopportabili. Con questo post tocchi un nervo scoperto. Sto facendo l’inserimento al nido di mia figlia, 18 mesi, e oggi il vederla nervosa dopo il primo distacco mi ha fatto stare male. In generale, maledico il doverla lasciare a persone non di famiglia. Sarà stupido, ma è così….

  • lisa2007 says:

    a propò: la corretta proporzione fra quantità di pasta e quantità di sugo??????? casco dalle nuvole. risolvi anche a me la misteriosa equazione?

  • piattinicinesi says:

    @zranny benvenuta zranny, il concetto di lavoro punitivo è fantastico!@lisa non è che io sia questa gran cuoca, ma S tende a cucinare la pasta come il riso alla cantonese, tantissima pasta e poco condimento, quindi una zucchina tagliata a microdadi per un chilo di pasta. praticamente quando mangi se trovi più di un pezzo di zucchina nel piatto hai vinto!

  • Silvia says:

    Solo la citazione del Signor French è valsa la lettura a quest’ora infame della giornata.Non ho esperienze di tate e ti ho bevuto.Silvia

  • piattinicinesi says:

    @silvia ah, il magnifico signor French! verrebbe voglia di tornare piccoli pur di avere un tato come lui!

  • morrison says:

    Credo che tutti i vostri blog dovrebbero leggerli tutti i papà… e tutti gli uomini in generale… ancora grande il divario, e soprattutto inspiegabile, non sanno cosa si perdono, basterebbe leggere per capire tanto ed essere più partecipi, mi regalate autentiche emozioni, grazie a tutte.

  • piattinicinesi says:

    @morrison benvenuto. anche le tuo foto sono molto emozionanti…

  • serialmama says:

    è molto toccante il racconto che fai, e ne emerge tutta la tua sensibilità nel guardare il mondo e le persone. S. mi ha suscitato una grande tenerezza, una grande com-passione. Io non riesco a trovare una baby sitter, ma per fortuna ho la suocera, ed è un’enorme fortuna. Perchè è vero, comuqnue con chi ti aiuta c’è un’intimità da condividere, e non solo, loro crescono i tuoi bambini. (quest’ultima frase, mi provoca grande angoscia)

  • lasimo says:

    tu sei nata per scrivere !

  • piattinicinesi says:

    @serial il conflitto con la persona he ti aiuta è inevitabile anche se la persona è una parente (a nzi, a volte è peggio) ma avendo tua suocera sai almeno di avere qualcuno che vuole bene ai bambini, in assoluto la cosa più importante. poi dipende da tante cose, nei momenti in cui il lavoro mi soddisfaceva l’assenza da casa mi pesava meno, e paradossalmente è più facile affidare ad altri i propri figli quando sono piccoli che quando sono grandi…@lasimo :) ))

  • MadreSnaturata says:

    Cavoli Piattins, che dramma! Il ricordo del Signor French è nei cuori di chiunque abbia potuto guardare la tele in quegli anni…e secondo me, ci ha rovinato! Coraggio, ti ci vuole tanta pazienza. Prendi un bel respiro e via! …Santi nonni!

  • theitalianmom says:

    Cara Piattini, mi sono tenuta il tuo post da leggere con calma perchè avevo capito che era importante, e non volevo leggerlo interrotta dai litigi dei figli.Le cose che hai raccontato le capisco e condivido pienamente, ho avuto solo un’esperienza di lavoro con una ragazza che mi ha aiutata con grandepargolo quando ancora lavoravo, con la quale sono rimasta amicissima. Adesso ha trovato la sua strada lavorativa, mettendo a frutto gli studi fatti nel suo paese, e non facendo più solo la baby sitter, ma un lavoro da far invidia a ragazze italiane che magari la guardavano con aria di superiorità quando era da poco arrivata nel nostro paese. ma lei non aveva figli e quindi ha potuto scegliere liberamente.lasciare i propri figli ai parenti nel paese d’origine è una crudeltà a cui devono sottostare troppe mamme che lavorano in italia, è una sofferenza immensa e sono contenta che Tata S abbia avuto il coraggio di tornare, perchè non deve essere stato facile.

  • morrison says:

    Grazie, le mie foto generalmente di viaggi per la loro stessa natura raccontano di emozioni, quelle che io ho vissuto e che tento di raccontare, ma credimi leggere i vostri post è tornare con la memoria ai giorni in cui ero un giovanissimo padre e constatare anche quante cose mi sia perduto, grazie ancora, continuerò a leggervi con vero piacere.

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