Piattini oggi avrebbe voluto raccontarvi come si è svolta la conversazione in Barilla.
Ma un messaggio di Serial le ha riportato in mente vecchi ricordi, che hanno scatenato nuovi pensieri, così urgenti da dovere essere comunicati subito.
I ricordi ed i pensieri hanno a che fare con la documentazione mediatica della realtà.
Tema, in questi giorni, piuttosto caldo.
Chi lavora in televisione sa cosa vuol dire avere a che fare con le immagini.
Le immagini, come le parole, sono molto potenti.
Ma entrambe hanno una grammatica da rispettare, quando devono raccontare qualcosa.
La sofferenza mediatica è come un film. Ha inquadrature, sequenze, colonna sonora e trama.
Se voglio creare distanza inquadrerò scene di folla urlante (non ci identifica nella folla, ma solo nei singoli), se voglio creare disperazione mi concentro su un singolo caso, e niente come gli occhi di un bambino alla fine di un servizio mi danno speranza per il futuro (magari rallento l’immagine, e gli strappo un sorriso: applausi).
La sofferenza narrata genera emozione, pathos e commozione.
Si piange, ci si identifica, si soffre per gli altri ci si sente solidali, poi si dimentica, alleggeriti e sereni.
La sofferenza degli altri in versione fiction è altamente catartica.
La sofferenza degli altri, una volta terminata la catarsi, comincia ad essere pure un po’ pesante.
Chi lavora in televisione però, sa anche cosa sono le immagini grezze, il girato e le agenzie video.
Rispetto alla narrazione le immagini grezze hanno almeno due cose in più: la lunghezza e i tempi morti.
E per questo sono lente, noiose e devastanti.
Un conto è vedere due vigili del fuoco che in una manciata di secondi tirano fuori dalle macerie un corpo.
Un altro è assistere per ore alla visione degli stessi due vigili del fuoco che levano una pietra dopo l’altra, si asciugano il viso, bevono un sorso d’acqua, imprecano, si deprimono, scoprono una mano e scavano ancora e ancora, fino a scoprire un braccio, una testa, e ancora scavano, mentre comincia a farsi sera, e viene il freddo…
Un conto è inquadrare la lacrima nell’occhio di chi è rimasto solo, un altro seguire il suo sguardo, i suoi passi, avanti e indietro, in un tempo, infinito, sempre uguale, che è il tempo dell’assenza irreversibile…
Di tutte le immagini raccolte negli anni di lavoro in televisione Piattini conserva come più care quella di un bambino di un campo profughi che fa rotolare una ruota per ore, due sorelle afghane che camminano nel nulla con i capelli impastati di henna, , la marcia di un esercito (interi minuti di divise tutte ugualmente inutili), i convenevoli impacciati dei capi di stato negli aeroporti, Bush che rimette a posto la mazza da golf, lo sguardo perso dei soccorsi venuti a raccogliere i brandelli di un kamikaze.
Sono le immagini scartate, quelle che nessuno ha usato perché erano lente, noiose e devastanti.
Come può esserlo la vita, certe volte.



E’ la verità che giace tra le righe.
l’informazione è una cosa assai liquida… prende la forma dell’acqua. la verità e la vita sembrano essere sempre fuori campo.
guarda certi giornalisti in questa vicenda non hanno avuto cuore e pietà per queste persone, sono andati solo in cerca della notizia e del sensazionalismo. ma forse è solo quello che la gente vuole vedere e quindi i gionalisti si adeguano… mah! ciao smile
Mi piacerebbe tanto un giornalismo cattivo coi potenti ma rispettoso con le persone…
oramai per me è anche più di una questione di principio, è una riflessione di sistema: manca una cultura dell’immagine televisiva (altro sono cinema e fotografia) come qualcosa che abbia una funzione narrativa “vera”. la tv informazione/intrattenimento ha suoi codici, tempi, modi etc che come tu sottolinei comunica, sceglie ed informa.ma non è una forma evoluta o evolutiva, cioè che fa crescere. si limita a sollecitare una emozione eruttiva e (ce) la lascia inutilizzata, inutilizzabile. tant’è che ogni emergenza, crisi, catastrofe non ci insegna nulla ma ci lascia ogni volta, come per la prima volta attoniti, sfiniti ed affranti….la narrazione è qualcosa che lascia un segno, diventa materiale dela nostra coscienza e conoscenza in modo che poi noi lo si possa utilizzare adeguatamente quando una crisi e una fatica ci travolgeranno.la narrazione cinematografica, oramai più attenta e preparata di quella tv/giornalismo/intrattenimento, in questo molto è più evoluta ed acculturata, è come la narrazione delle voce, della vita … insegna.intanto la mia buona prassi quotidiana è la tv per alcune immagini, e la radio (rigorosamente popolare) che narra, intervista, mi permette in multitasking di avere lo sguardo sull’umano scisso, selezionato, catartizzato, e cristallizzato dalla tv e in azione nei campi, nelle interviste, negli approfondimenti, nelle cose spicce … cosa manca, le lavatrici a secco, la gente ha bisogno delle mutande e dei calzini, cosa cucinerete oggi, etc etc etc …
In questi giorni di tutto:Il TG1 che si congratula con se stesso perchè gli ascolti col terremoto volanoGiornalisti che inseguono sfollati in pigiama con lo sguardo perso nel vuoto incapaci di proferire parolaArigiornalisti che vanno a bussare ai vetri delle macchine di chi non ha più un tetto sulla testa.Non ne posso più.Non basta neanche il premio Ignobel per questi qui, altro che montaggi, tagli e narrazione.
Oggi sul tg 5 facevano vedere Berlusconi nelle due versioni padre della patria e capo decisionista. Bah! Speriamo che almeno una delle due serva a qualcosa.
Ho ripreso in mano Susan Sontag:Davanti al dolore degli altri; poi ho visto il tuo bellissimo post. Ma qual’è il modo giusto per rispettare il dolore e raccontarlo? So solo che penso a tutta questa gente nelle redazioni che mette in fila i servizi rubati (specialmente in alcune reti) a questi disperati e mi vengono i brividi. Viviana
@rape sì per me quella era la verità..@annie molto bella questa metafora
@smile prima non era così, il nostro ormai è spesso un giornalismo da tv commerciale, da reality del pomeriggio. le eccezioni spno poche@desian magari…@monica sono d’accordo, con l’aggravante che stiamo scivolando verso un reality gigantesco, credo che ritornerò sull’argomento, che come puoi immaginare mi sta molto a cuore@marzipan glilo diamo noi, il premio ignobel@m di ms anche come clown che tira su il morale della truppa..@viviana rileggiamo la Sontag, che ci apra la mente, e dimentichiamoci degli altri…
… mi ritrovo abbastanza nelle parole di marzipan, è che la verità e la bellezza delle immagini e delle verità nascoste, forse, andrebbe riscoperta (insomma… a parte il controsenso e il bisticcio di parole… spero di essermi spiegata)
Un post molto bello e fa riflettere non poco.
Non ho guardato alcun tg in questi giorni, nè le solite trasmissioni che difronte alle tragedie quotidiane invadono gli schermi. L’unica vera informazione era “c’è stato un terremoto”, non volevo vedere la sofferneza degli altri sul video, non è questo il modo per essere vicini ed aiutare. Insomma questo è quello che mi è passato per la mente dopo aver letto il tuo post.
Ciao, ti aggiungo tra i miei link.
grazie Piattins, capisco cosa vuoi dire. In pieno…