Vi racconto il mam (I parte)

Sabato 23 Piattins è stata al mam.
Le impressioni, gli incontri, le riflessioni sono tante e tali che preferisce dividere il post in due, sulla base dell’organizzazione della giornata. La mattina infatti ci sono state le tavole rotonde, con gli interventi istituzionali, mentre il pomeriggio hanno parlato le blogger.
E l’atmosfera è stata decisamente diversa.

La mattina

Piattins è arrivata direttamente da Roma con un po’ di ritardo.
Sul palco c’erano Laura La Posta del Sole 24 ore che ha fatto da moderatrice (ed è stata bravissima, diplomatica ma decisa e puntuale nel dare e togliere la parola con grazia e tempismo), Cecilia Spanu di FattoreMamma, Francesca Contardi, Managing Director Page Personnel, Cristina Cabella, Direttore Ufficio Legale IBM Italia, Gianna Martinengo Coordinatrice dei Comitati per la promozione dell’Imprenditoria Femminile della Lombardia, Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità. In collegamento da Roma Isabella Rauti, Capo Dipartimento Pari Opportunità. (che però Piattins non ha potuto ascoltare, a causa del ritardo).

Piattins non è nuova a questo tipo di convegni, avendoli frequentati a lungo per lavoro.
In genere servono a cogliere le tendenze, a scoprire se c’è qualche nome o iniziativa interessante, a sentire molti luoghi comuni e a tornare a casa con un misto di ottimismo e disincanto, in percentuali variabili, e al lavoro con un servizio in genere pilotato dall’inizio.
Visto che stavolta Piattins non torna al lavoro, può permettersi di dire liberamente ciò che ha fiutato nell’aria.

Intanto le ha fatto piacere constatare che ad occuparsi di Pari Opportunità ci sono anche donne che sanno di cosa parlano, che hanno un passato politico e di impegno sociale, e questo è incoraggiante.

Tuttavia nel discorso a Piattins è sembrato di cogliere due linee di tendenza che rispecchiano gli orientamenti culturali del governo.
Intanto un certo milanocentrismo e nordcentrismo. E’ vero che il nord traina, che anche le blogger sono in maggioranza a nord (le più a sud come residenza venivano da Roma) e che molte iniziative regionali per l’imprenditoria femminile sono in Lombardia.
Ma questo deve servire da stimolo per diffondere questo tipo di iniziative e di culture anche nelle altre regioni.
Lo stesso vale per il concetto liberale che bisogna darsi da fare, senza spettare che qualcuno agisca al posto nostro.
Piattins è assolutamente d’accordo, però sa che per andare in questa direzione bisogna fare una rivoluzione culturale.
Il vero problema delle donne è spesso la mancanza di consapevolezza, di autostima (se ne è parlato, a dire il vero, per i corsi di formazione), di fiducia nelle possibilità di ottenere un cambiamento basandosi sulle proprie forze.
Francesca Contardi, di Page Personnel, un’agenzia di head hunting, ha detto una cosa molto giusta: quando si cerca un proprio percorso professionale bisogna avere le idee molto chiare su quello che si vuole.
Peccato però che poi abbia anche detto che le donne devono essere disposte alla flessibilità. La realtà del lavoro, per chi la conosce, è già questa, per quasi tutti, non solo per le donne.

A volte tra i discorsi delle tavole rotonde e la vita di tutti i giorni si crea uno scollamento, come quando Cristina Cabella ha parlato della lunga tradizione della politica della Diversity in IBM. Sentir parlare di Diversity in un momento in cui si fanno campagne contro tutte le forme di diversità, culturale, etnica o di genere fa – bisogna dirlo – una certa impressione.

Per il resto però non può togliersi di dosso la sensazione che quando si parla di donne, madri e lavoro si impieghino termini da oasi faunistica.
Finché si continuerà a parlare di flessibilità delle donne sarà chiaro che la rivoluzione non è ancora avvenuta.
La conciliazione fra tempo per sé e tempo del lavoro deve essere un obiettivo da perseguire per una migliore qualità della vita di tutti, uomini e donne.

La seconda tavola rotonda era moderata da Luca Tremolada, ed intervenivano
Monica D’Ascenzo, giornalista del Sole 24 ORE e blogger, Paola Dubini, Direttore del centro Ask Università Bocconi e Patrizia Galeazzo, Direttore Fondazione IULM.

Luca Tremolada ha parlato della sua inchiesta sulle mamme blogger statunitensi, che sono una lobby potentissima. Aprire un blog è come decidere di alzare la mano in un’assemblea per prendere la parola.
Non ci si limita ad assistere ma si agisce all’interno di una discussione aperta.
In Italia non è chiaro come evolverà il fenomeno delle madri blogger, in ogni caso Piattins spera che evolva in qualcosa di più comunitario e socialmente impegnato che la raccolta di banner pubblicitari per il proprio sito, e che il rapporto con il marketing, se si svilupperà, segua piuttosto questa direzione.

Monica d’Ascenzo ha poi parlato della storia del suo blog, aperto durate il periodo della maternità. Un blog non di mamma, ma di giornalista, che però prova a sperimentare un linguaggio giornalistico diverso, raccontando delle conseguenze sulla vita quotidiana della crisi che sta investendo tutti.

Paola Dubini invece ha condotto un’analisi dettagliatissima sulle mamme blogger italiane. Come tutte le analisi – ha detto scherzando – dimostra quello che già si sapeva o era intuibile, ma la ricerca va presa così, che ci si può fare.

Poi Luca Tremolada ha fatto sorridere tutti raccontando la storia del blogger che ossessionato provava tutti i programmi dell’azienda trovandone i bugs.
Alla fine la Microsoft l’ha ingaggiato e il tipo ha cominciato a guadagnare fior di dollari.

Piattins per un attimo si è entusiasmata pensando a che cosa avrebbe potuto ricavare da tutte le sue critiche alla riforma Gelmini.

Al massimo una querela – ha concluso alla fine- perché di critici a pagamento sui giornali e in tv ce ne sono a sufficienza

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20 Responses to “Vi racconto il mam (I parte)”

  • zauberei says:

    A me sembra molto interessante tutto ciò PIattini grazie.
    TUttavia, sono una stronza lo so, pochi sono i blog del settore italico, come il tuo, che uniscono la mammitudo a una contestualizzazione logica interessante. Se qualche altro blog è carino perchè spiritoso e umoristico, la maggior parte del settore si lo ammetto si: mi respinge. E benchè possano esserci delle cose da fare, rimango respinta da questo mondo, e dall’autodefinirmi prima di tutto come madre. Ma magari sbaglio io

  • smile1510 says:

    è stato un grandissimo onere per me porterti conoscere, Piattins!!!! sei veramente splendida!!
    grazie per il riassunto, utile per chi come me si è perso tutta la prima parte!!! baci smile :)

  • piattinicinesi says:

    @zauber non sbagli nel senso che la blogosfera è fatta per frequentare (era ora!) chi vuoi, sia perché ti è affine, sia perché non lo è ma ti apre finestre su mondi sconosciuti, fa e dice cose che ti piacciono, che non ti piacciono ecc. nella seconda parte del post parlerò del rapporto tra blog e lavoro, ma a titolo di mio interesse personale mi sto occupando del racconto di sé attraverso la scrittura sui blog. trovo delle cose interessanti e profonde che mi fanno riflettere. ne ho parlato a Torino e Roma, non ne ho parlato al Mam (e ho fatto male) comincerò a parlarne sul blog. la tua opinione mi sarà preziosa
    @smile anche a me mi ha fatto tanto piacere, tu e orma mi avete regalato uan grandissima emozione :)

  • Lanterna says:

    Sono completamente d’accordo a metà con la tua analisi ;-)
    Condivido assolutamente quello che dici riguardo la tavola rotonda, ma mi è sembrato abbastanza naturale che la parte sui finanziamenti fosse nordcentrica, in questo caso: non solo perché la maggior parte delle presenti veniva dal Nord, ma anche perché in effetti (e te lo dico da ex ricercatrice di finanziamenti) la Lombardia può essere un esempio per le altre regioni.
    Te lo dico non tanto perché sono lombarda (ho lavorato anche con Emilia-Romagna e mi sono trovata abbastanza bene), quanto perché ho potuto verificare che è la regione in cui le risorse provenienti dallo Stato e dalla Commissione Europea vengono impiegate in modo più efficiente.
    Il che è dovuto sicuramente all’illuminazione della DG che si occupa del sociale (avevo avuto un interessantissimo incontro di lavoro con la dirigente, anni fa), ma anche a un’ottima comunicazione con le associazioni di categoria, a una buona promozione della formazione permanente (altro tema su cui ho lavorato per 4 anni), ecc.
    Alcune delle misure previste dalle Pari Opportunità, inoltre, mi sembrano un po’ fuori dal mondo, tipo le tagesmutter: ma te le vedi in Italia delle donne qualificate nell’accudimento dell’infanzia che, anziché farsi assumere da un nido, si mettono in proprio con orario flessibile anche nei festivi? Ci credo poco. Oltretutto, vedendo come sono stati usati i nidi famiglia, temo che ci sarebbe gente che non esiterebbe a qualificarsi tagesmutter per poi aprire veri e propri nidi ma senza i controlli riservati ai veri nidi… insomma, mi sono sembrate tante parole senza molto senso :-(

  • piattinicinesi says:

    @lanterna Lombardia come modello da seguire sì, sono d’accordo, ma un minimo di ragionamento sul resto d’Itaia mi avrebbe fatto piacere, anche per dire, cercheremo di far qualcosa, perché al centro e al sud una donna che vuole fare impresa ha molte più difficoltà anche a livello culturale.

  • Renata says:

    Adesso mi sento meno sola. Io proprio quella frase sulla flessibilità non l’ho digerita, perchè l’ho riportata al mio vissuto. Era andata al MaM mattutino per vedere se qualcosa si stavo muovendo, se effettivamente si andava incontro alle esigenze delle mamme lavoratrici che non hanno “le spalle coperte” e sono uscita esattamente come quando sono entrata, con le stesse certezze: “se sei sola e non hai un conto in banca che ti permetta di pagare contemporaneamente nidi, babysitter full time e colf allora meglio che ti arrangi e non ti lamenti più.” Se ti puoi pagare tutta l’assistenza di cui hai bisogno ma non vuoi delegare la crescita dei tuoi figli ad altri, allora taci proprio.
    Ho capito che non sono flessibile.

  • giuliana says:

    beh, quella della diversity me la sono segnata. la trovo proprio scorretta.
    sul resto, la mia sensazione è stata di un approccio complessivo al problema troppo tattico,per niente strategico, finalizzato a tamponare un’emergenza piuttosto che a introdurre una cultura. e questo mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. è sempre un piacere vederti!

  • mammalisa says:

    Io purtroppo non ce l’ho fatta a venire. Però grazie alla tua analisi ho un’idea più concreta di ciò di cui si è parlato. E hai espresso due punti sui quali mi sono trovata anch’io a riflettere:

    1. La carenza di mamme blogger nel Centro-Sud Italia. Io penso sempre a quanto sarebbe utile per le mamme che abitano là avere anche delle conterranee che si raccontano. Avrebbero anche la possibilità di incontrarsi in città più raggiungibili (quante sarebbero potute venire al MaM dalla sicilia, ad esempio?). Come dici bene, piattins, bisognerebbe proporre dei cambiamenti. Perchè credo che il problema (culturale? sociale? tecnico per mancanza/carenza/lentezza di linee internet?) stia più in generale nell’accesso delle donne del Sud alla rete. I miei contatori parlano chiaro, le visite provenienti da quelle regioni sono pochissime… Sappiamo bene invece quale conforto porti lo scambio di esperienze. I problemi bisognerebbe individuarli ed adoperarsi per risolverli, perchè sono certa che rimossi certi ostacoli anche queste mamme avrebbero tanto da raccontare ;-)

    2. i miei timori che venga a prevalere l’aspetto commerciale e di marketing. Che il fenomento delle mamme blogger venga razionalizzato alla stregua di un qualunque altro ambito economico in grado di generare profitto. Forse per qualcuno potrebbe risultare più rassicurante, perchè riportato ’sotto controllo’, in qualche modo ;-( Altro discorso è suggerire alle mamme delle stregie per conciliare lavoro e famiglia… Mi sembrano due piani diversi che non bisognerebbe ‘inquinare’.

  • piattinicinesi says:

    @renata secondo me è il concetto di flessibilità che va rivisto. se flessibilità vuol dire accettare il lavoro td già da tempo qui c’è un intero paese che è flessibile. dovrebbe essere anche il mondo del lavoro e non solo noi a essere flessibile, perché il valore di una persona non si misura solo in termini di ore passate in ufficio ma anche in energia, determinazione, progetualittà e diciamolo, bravura!
    e comunque il problema dei figli è sempre solo il nostro
    @giuliana anche per me è sempre un oiacere! tamponare un’emergenza piuttosto che introdurre una cultura. l’hai detto benissimo, qui si fa tutto in emergenza ma senza progetia lungo termine,e enon se può più
    @mammalisa per il sud siamo di fronte a un dato di fatto, e dobbiamo augurarci che le cose cambino (magari parlandone e incoraggiando) per quanto riguarda il marketing Flavia ha presentato il progetto Talking village al quale anch’io sto partecipando insieme a mammaincorriera, l’idea è quella di non diventare un contenitore mediatico di banner ma avere un atteggiamento attivo nei confronti delle aziende. è un esperimento ma io spero che portrà buoni frutti

  • piattinicinesi says:

    @lanterna bis sto ripensando al tuo commento sulle tagesmutter. io non l’ho sentito l’intervento, quindi se scriverai qualcosa in proposito lo leggerò con interesse, secondo me quello delle tagesmutter è un tema che ha tante implicazioni e non tutte positive

  • supermambanana says:

    grazie mille piattini per il resoconto, vi seguo in ombra da molto tempo ma in un certo senso mi sento parte della cosa :-)

    la questione nord-sud e’ complessa e controversa, perche’ se e’ vero che i blogs, nel senso di indirizzo di IP, vengono dal centro-nord, e’ anche vero che le bloggers dietro il blog vengono da parti disparate, tu dal sud-piu-sud, io, se mi posso aggregare, da un sud un po’ piu’ a nord del tuo e tutto a destra, ma anche quello tuffato nell’oriente, altre come mammasterdam dall’abruzzo, e sono sicura ce ne sono tante. Quindi ll’anema ‘r’o Sudde ce sta. Probabilmente io non sarei approdata in questo mondo se non fossi schizzata oltre Manica? Forse… ma neanche poi tanto.

  • supermambanana says:

    ehi, non so come se ne e’ parlato in proposito, ma le tagesmutter sono una realta’ in molte parti, le famosissime nannies inglesi (le child minders) sono professioniste qualificate e iscritte ad un albo, ricevono ispezioni dallo stesso organismo che ispeziona gli asili nido, devono seguire il curriculum nazionale per early years etc etc… vuoi dire che in Italia ci marcerebbero? E vabbe’ pero’…

  • Mamma che fatica! says:

    La tua sintesi è stata utilissima per saperne di più (sopratutto su quanto accaduto la mattina) e su fare emergere alcuni importanti punti di vista. Proverò a fare anche io un’analisi: sono siciliana, ma vivo al nord, ho aperto un blog/attività perché a) avevo la ADSL, b) un pc C) le conoscenze tecniche per usare internet d) un pizzico di curiosità, forse al sud si dovrebbe maggiormente diffondere l’uso di internet da casa, del pc, forse si tratta solo di abitudini. Ad ogni modo, durante le mie prossime vacanze in Sicilia (tra due settimane WOW) farò in modo di piantare qualche semino… secondo me basta poco per far partire una “moda”!

  • piattinicinesi says:

    @supermambanana l’anima del sud vive in molte di noi, ma è un’anima che si libera se le vengono date le condizioni per liberarsi. l’esempio del nord è stato fondamentale per me, (la prima gravidanza l’ho fatta in Francia) anche imparare la fiducia nelle proprie capacità, l’ottimismo di potercela fare non sono cose scontate. è un problema di humus sociale e più banalmente di informazione
    @supermam e lanterna riprendo il discorso tagesmutter. non ho un’opinione definita a proprosito e quindi posso esprimere solo dubbi e concetti vaghi. in Francia esistono le assistantes maternelles come opzione per la cura dei bambini. quelle brave so che sono richiestissime, a Roma hanno fatto un primo corso di formazione per donne disoccupate. a parte la regola cretina di escludere le precarie (se hai un contratto che ti scade due mesi dopo sei disoccupata, no?) mi fa riflettere il fatto che le donne nel mercato del lavoro abbiano sempre i lavori di cura. ma il discorso è lungo e complesso, mi mancano tanti elementi e quindi preferisco affrontarlo a tempo debito, ma qualunque informazione sul tema da parte di altri sarà importante e molto gradita
    @caterina molti molti semi…il tuo intervento per me è stato particolarmente importante perché era un esempio di attività non legata al genere, che tra l’altro produce reddito non soo a te ma anche alla Sicilia. il sud è pieno di risorse e di energia, bisognerebbe farle fruttare

  • Ondaluna says:

    Piattins, mi sono chiesta se la presenza del Nord sia dovuta anche ad una ragione economica-logistica: io scrivo dal pronfondo sud, e non mi è spesso facile partecipare a queste iniziative, qualche volta l’ho fatto, ma non mi è mai capitato di partecipare a raduni del genere fatti, ad esempio, in sicilia…
    Quindi, non è che le blogger del sud non ci siano, è che probabilmente non viene loro altrettanto semplice spostarsi così tanto…

  • supermambanana says:

    <>un corso di formazione per donne disoccupate<>… ecco queste sono le cose che mi fanno imbufalire sull’Italia. Perche’ questo a me puzza molto ma mooolto. Il corso di formazione per disoccupate mi trasmette l’idea che un lavoro da childminder e’ una cosa di ripiego, giusto per tenerti occupata. Toglie completamente il concetto di donna (o uomo, ce ne sono anche quelli, pochi ma ce ne sono) che abbia uno spirito vocational e voglia metterlo in pratica, ma da professionista, con albo, corporazione e tutto, non come una cosa temporanea finche non trovo l’impiego alla posta. Perche’ childminder e’ un freelance in fondo, ma questa parola spaventa sempre in Italia, tutti devono essere regolati e regolamentati. Oppure sono precari, con i lavoretti di ripiego. Questo si che e’ sminuire il “lavoro di cura” come dici tu, ed e’ sminuire lo spirito di intrapresa individuale.

  • Lanterna says:

    Il discorso tagesmutter non lo posso approfondire più di tanto, perché ho sentito solo la proposta di legge descritta dalla Rauti e l’ho commentata con Lorenza.
    Essenzialmente, da quello che ho capito, si tratta di una professionista nell’assistenza all’infanzia (almeno 3 anni di esperienza) che decide di ricevere in casa sua un numero limitato di bambini e che per questo ha diritto ad agevolazioni, a finanziamenti se deve fare dei lavori, ecc.
    A parte che la sostanza della tagesmutter non mi sembra diversa da quella del nido famiglia (anzi, mi sembra proprio la stessa cosa), non vedo grandissimi vantaggi per una persona che debba fare davvero la tagesmutter: hai orari allucinanti, sei da sola e perdipiù non scindi il lavoro dalla famiglia.
    Vista la richiesta di operatori per nido e asilo, soprattutto in ambito privato, io, se avessi 3 anni di esperienza nel settore, me ne andrei a fare la dipendente di altri, magari guadagnando di meno ma con molte meno responsabilità e meno ore di lavoro.
    Altrimenti, c’è il rischio che succeda come nel mio paese: il nido privato concorrente di quello di Ettore è considerato un nido famiglia, nonostante abbia 20 bambini. Ciò significa che i proprietari hanno meno obblighi sia dal pdv sicurezza sia dal pdv sanitario (sia nelle tasse), che chi collabora è pagato in nero e che i bambini cmq non si trovano in un ambiente adeguato al loro numero.
    Pastette all’italiana, insomma, che temo ci sarebbero anche con le tagesmutter.

  • piattinicinesi says:

    @lanterna capisco il punto di vista
    comunque a me lo chiesero anni fa se volevo l’assistente materna (allora non la chiamavano tagesmutter) e io dissi che volevo garanzie, non doveva essere una persona da sola e la casa doveva essere attrezzata – l’esperienza di madre insegna che se vai a far pipì o devi cucinare una pappa con dei duenni in casa in quei cinque minuti di assenza può succedere di tutto. poi non se ne fece più niente e io comunque li ho mandati al nido.
    io credo che bisogna stanziare più fondi per gli asili nido, che devono rispondere a criteri specifici ( da noi a Roma quelli privati spesso sono in appartamenti al piano terra) e avere (quelli sì) orari più flessibili

  • paola says:

    sono la prof che ha presentato la ricerca sui blog. le mie telegrafiche sensazioni, rispetto al MaM e leggendo i commenti (grazie a tutte!)
    - se le mamme che lavorano non si danno una mano è difficile sperare che qualcun altro le aiuterà. purtroppo la strada dell’autoconsapevolezza, della diffusione capillare della cultura della parità è ancora molto lunga
    - la differenza nord sud è abissale.segnalatemi vi prego se conoscete mamme blogger del sud che le inserisco nel campione. sto facendo un progetto sui giovani adulti (vogliamo per favore farli diventare adulti un po’ più in fretta per evitare che passino senza soluzione di continuità dall’esser bimbi all’esser vecchi?)
    - il tema economia e blog è delicatissimo (si sa lavorando io alla bocconi appena apro bocca sono per definizione per la massimizzazione del profitto!). io non penso affatto che sia obbligatorio fare di tutto per rendere il proprio blog visibile e cercare di costruire reddito in modo diretto o indiretto. pero’ mi sono accorta che molte mamme partono con il blog quando sono in materinità, che è guarda caso il momento in cui la tensione famiglia lavoro è massima. Ecco, io mi sono posta il problema di dire: che succede se una mamma si mette in mente di provare ad essere più visibile? tutto qua

  • paola says:

    OOPS scusate ho dimenticato un pezzo perchè è suonato il telefono. dicevo dei giovani adulti. parlavo con un collega sulle prospettive di occupazione di un laureato e di una laureata al nord e al sud. Be’ la situazione è terribile. come si fa a iscriversi a un’università professionaslizzante e sapere che hai il 15% di probabilità di trovare lavoro? ecco il punto è questo. dobbiamo impegnarci (per le donne, per le mamme, per i giovani) a costruire un’idea di sviluppo professionale possibile e compatibile

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