La Piattina ha due figli svezzati, e già da tempo. Ma visto l’alto numero di bloggheresse e di amiche alle prese con la fantasmagorica esperienza dell’allattamento ha deciso di condividere la sua personale duplice esperienza. (e si sa che du’ is megl ke uan, dai tempi del maxibon).
Durante la sua prima gravidanza la Piattina aveva letto molto. Oltretutto, visto che in quel periodo godeva dell’assistenza sanitaria sia a Parigi che a Roma, aveva avuto modo di fare i dovuti confronti tra personale medico e paramedico dei due paesi, rimborsi spese, ecografi e anche consigli per la futura madre. Soprattutto questi le avevano fatto capire che la puericultura non è una scienza esatta, ma cambia in funzione della latitudine e delle epoche storiche (come la lunghezza delle gonne). Da una parte le consigliavano di allattare il pupo fino a un anno, dall’altra di smettere a quattro mesi, per un libro il condimento migliore era l’olio d’oliva, per l’altro il burro, uno ti consigliava di non eccedere con i latticini, l’altro di consumare un produit laitiers a ogni pasto, pena l’estinzione subitanea della specie. Per non parlare di consigli che avrebbero fatto inorridire una qualunque nonna o zia mediterranea, tipo immergere il bambino febbricitante nell’acqua tiepida, o dargli il succo di carote in caso di diarrea.
Per cui, lasciati da parte i manuali che ti spiegavano cosa fare, la Piattina si dedicò a quelli che ti spiegavano cosa sentire.
Perché lei, così intellettuale e cervellotica, con la gravidanza aveva scoperto che c’era anche un corpo a cui dare retta. Un corpo che pulsava, recepiva, comunicava, e che da qualche mese lavorava nell’ombra, fabbricando e componendo sparute molecole in architetture biologiche meravigliose, completamente estranee a qualunque forma di controllo. Il potere magico della vita era entrato in lei, che ormai era solo ricettacolo, mero strumento della potenza noumenica della divinità, legame fra la grande madre e Urano.
Insomma la Piattina aveva intrapreso la svolta mistica.
Gli ormoni e lo Yoga, poi, avevano fatto il resto.
Per cui ora lei attendeva con incontenibile trepidazione di provare finalmente l’ebbrezza del parto. Un’ebbrezza che, così sostenevano i manuali olistici della puerpera neohippie, sarebbe stata di intensità tale da superare l’effetto di un mega orgasmo con tutte le forze della natura, che manco Rocco Siffredi e tutti i Gormiti con l’energia Neozon nella caverna di Roscamar , per dire, avrebbero potuto fare tanto.
Di fronte a una simile aspettativa, immaginatevi la sua delusione quando la ricoverarono d’urgenza per il cesareo.
Cioè, si diceva lei in preda all’autocommiserazione, non solo il destino crudele senza motivo mi nega l’orgasmo delle forze della natura, ma in più sto qui con un bel taglio (io che finora non mi sono tolta manco le tonsille), mi sparano ossitocina a palla (praticamente crampi uterini simili dieci mestruazioni tutte insieme) mi tengono a digiuno (cosa gravissima per la Piattina) e come se non bastasse mio figlio, quando lo attacco al seno, invece di succhiare latte come un vitellino, si addormenta? Perché i miei capezzoli invece di stillare rigonfi bianca manna nutriente e odorosa rimangono ostinanatamente asciutti?
La natura divenne improvvisamente matrigna, e lei si convinse che uno strappo era stato fatto nella notte dei tempi, quando le donne da mucche erano state trasformate in studiose di letteratura, e questo peccato originale andava pagato in qualche modo.
E lei lo stava pagando.
Suo figlio, che pesava più di quattro chili alla nascita, si gettava vorace su qualunque biberon, ma disdegnava il suo latte, e più lui lo disdegnava, meno lei ne aveva.
Suo figlio la rifiutava, la natura la rifiutava, e anche Demetra ormai le volgeva le spalle, insieme alle mucche, a Gea e ai Gormiti della caverna di Roscamar.
La Piattina passò circa un mese in questo stato di prostrazione casearia, finché un giorno, recuperato il suo amor proprio e la luce dell’avvenire, benedisse l’inventore del biberon e del latte artificiale, e suo figlio cominciò a mangiare tranquillo. A tre mesi pesava 9 chili, e la Piattina si rassegnò al fatto che sfamare 9 chili di vitello non era roba per lei.
Oltretutto quella situazione aveva dei risvolti positivi. Il piccolo (si fa per dire), non più stressato da questa mamma che si ostinava a fargli fare una cosa che lui non voleva fare, prese a dormire per periodi più lunghi, e visto che non mangiava solo con la mamma, ma anche con il papà o con la nonna, la Piattina potè riprendere abbastanza presto il lavoro lasciato in sospeso, portarlo a termine e cominciarne un altro, con immenso sollievo del budget familiare.
La razionalità avrebbe voluto che questa storia, risolta col buon senso, si chiudesse qua.
Ed in effetti nei discorsi con le altre mamme, di fronte a chi le diceva “io non allatto” o a chi diceva “io allatto tre anni”, “se non hai latte non c’è niente da fare” o anche “basta volerlo” lei sorrideva serafica. “La vita è varia” rispondeva “ogni bambino è diverso” oppure “ognuno fa quello che può”.
Ma sotto sotto covava un sentimento di rivalsa sulle mucche.
La prova si ebbe con il secondo figlio.
Ormai esperta di cesarei, digiuni, anestesie e ospedali, la Piattina aveva solo una cosa in mente: allattare. Incurante dell’infermiera che le consigliava di riposare, pronunciò una sola frase: “portatemi mio figlio” con una determinazione tale che non solo le infermiere glielo portarono subito, ma non se lo vennero a riprendere fino al mattino dopo.
La Piattina attaccò suo figlio al seno e trovò subito una certa collaborazione. Non solo il piccolo ciucciava con veemenza, ma rimaneva attaccato per ore, senza mostrare alcun senso di stanchezza.
“Siamo una vera forza, io e te” pensò la Piattina. “Che squadra!”
In totale simbiosi con la piccola sanguisuga, Piattins rimase in quella posizione per circa due giorni, alla fine dei quali arrivò la montata lattea.
Il piccolo si saziò e finalmente si addormentò. Dormì circa tre ore, poi si svegliò e ricominciò a mangiare.
La Piattina si sentiva una forza della natura. La volontà è tutto pensava. Basta volerlo.
Ma anche il piccolo pensava che la volontà fosse tutto.
E per quanto lo riguardava, la sua volontà era quella di stare attaccato al seno di sua madre. Lì ci si trovava proprio bene. Al calduccio, con quella bella ciccia morbida,e quel saporino di latte che bastava urlare un pochino e subito glielo davano. E se per caso tardavano a darglielo, bastava urlare un pochino di più. Di giorno di notte, anche ogni mezz’ora. Non c’era mai nessuno che gli dicesse no. Addirittura sua madre non aveva preso antibiotici durante la tonsillite per non smettere di allattarlo, ed era rimasta a letto una settimana con la schiena bloccata pur di non prendere antinfiammatori. Sua madre sì che era una vera madre allattatrice, altrochè. In quanto a lui, non aveva alcuna intenzione di smettere questa piacevole abitudine. È vero che a pranzo ormai gli davano delle cose buonissime da mangiare, tipo il filetto o il salmone, o la pasta al parmigiano (una volta che gli avevano aperto un barattolino invece l’aveva sputato tutto per terra, lui era un buongustaio, mica no) ma dopo lui voleva il dessert, e lo voleva sempre, di notte, di giorno, anche ogni mezz’ora.
La Piattina dal canto suo,diceva “ancora una settimana, tanto smetto quando voglio”. Complice un concorso in un’altra città, provò a togliergli il seno al settimo mese, ma al ritorno lui le si avventò addosso mordendola attraverso i vestiti e lei, di fronte a tale passione, e provata dal dolore dei dotti galattiferi intasati, cedette, e ricominciò ad allattare.
Se lei e Piccol
o Power erano una squadra, ormai non c’era più alcun dubbio su chi fosse il vero leader carismatico tra i due.
Bisognava arrendersi all’evidenza. Aveva un figlio dotato di una forza di volontà ostinata e insuperabile. Una forza bellissima, che gli aveva permesso di procurarsi il cibo e che lo avrebbe aiutato nella vita, ma anche una forza distruttiva, capace di sfiancare chiunque e anche se stesso, se non controllata.
Per il bene di entrambi, nel giorno del suo primo compleanno, la Piattina decise di smettere l’allattamento forzato, e non se ne pentì.
Da allora, riappacificata con Demetra, le mucche, e soprattutto con se stessa, pensa che se l’allattamento è una cosa naturale, la natura certe volte può essere una cosa complicata.
C’è una madre, un bambino, un rapporto fra di loro che dipende dai rispettivi caratteri ma anche dal contesto e dal momento.
C’è il buon senso, l’ascolto delle esigenze dell’altro ma anche delle proprie.
C’è una buona dose di ironia da tirare sempre fuori al momento opportuno.
E il senno di poi, che rende tutto più facile.



Complimenti!!!!Ho visto che sei finalista del premio calvino…grande piattini!!!Incrocio le dita per te!
eva, hai visto la lista ufficiale prima di me! adesso devo fare outing…(grazie tante del sostegno, ne ho bisogno)
I tuoi post mi piacciono sempre un sacchissimo, sono troppo esilaranti .-D
Cara Piattina, anche io ho avito la stua stessa esperienza di allattamento. E’ stato così brutto con il primo che addirittura volevo prendere una pastiglia per non allattare la seconda. E invece è andato tutto bene. Complimenti per il premio!!!
Il tuo blog è fantastico, mi lascia sempre divertita o con dei pensieri che mi frullano nella testa per giorni. Quello che scrivi lascia il segno, spero che ti faccia piacere saperlo.Complimenti per il premio, facci sapere poi. Buona giornata.
Signora, chapeau!(Per diverse cose che sono in questo post e che non sto qui a specificare).
che bel post.Io come M di MS, ho avuto una pessima esperienza con primo allattamento, roba da denunciare l’ospedale, al punto che con il secondo ho preso la pastiglia per non allattare del tutto.
Piattini sei una forza della natura! Grandiosa. La mia storia di allattamento comunque è questa:http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com/2008/01/la-mamma-tetta-instabile.html
@rita grazie rita
)))@m di ms comunque man mano che passa il tempo comincio a conservare solo i ricordi belli@eniko ho visto che hai appena aerto il blog, aspetto di leggere i tuoi post, sono curiosa….@desian faccia tosta è una di quelle?@lisa anche io la prima volta non sono stata molto aiutata. la seconda volta ho fatto molto fai da me. ci voleva il terzo per vedere se avevo imparato la lezione, ma ho preferito on corere il rischio (si sa che con i bambini le sorprese non finiscono mai…)@rape il link è stato tagliato, mettilo tu stto il post o mandamelo per mail
fantastico post.con SUperT è andata bene. Che dire…incrocio le dita e vedremo con la seconda come andrà!!! Aiutooooo!!!
e questa sono iohttp://leggimy.blogspot.com/2007/09/outing.htmlCara piattini sono cosi’ felice di questo tuo traguardo letterario!!!che sia l’inizio di tanta fortuna!
In bocca al lupo, piattini, incrocio le dita.Sai che la tua storia mi ha ricordato la mia, e quella di chissà quante donne. La mia primogenita è stata allattata solo due mesi, poi il latte, puf, svanito. Col secondo sotto la lampada per l’ittero ho cominciato a tirarmi il latte otto volte al giorno (otto ore al giorno), finchè non ce n’è stato abbastanza. Risultato: un anno di allattamento risolto consensualmente sputando la tetta.
Dimenticavo, avevo spesso riflettuto sulla possibilità di reincarnarmi in una mucca, animale pacifico. Avrei però optato per una bufala, più robusta e selvatica. Visto che però sono sfruttate dall’uomo anche loro, piattini, ho sospeso il giudizio.
Intanto complimenti per i r premio in bocca al lupo e in culo alla balenaIn secundis complimenti per l’equilibrato postarello parecchio saggio e talentoso. Perchè non si butta su regole auree e sposta la questione sulla diade. E ame questo fatto sembra molto intelligente.Per quanto mi concerne, avendo gli occhi molto mal messi, uno lo dovrò operare subito doo il parto, il parto naturale è scartato e forse si scarta anche l’allattamento. Devo dire, numme sto a suicidà ecco. Ho in odio tutte le retoriche, quelle naturaliste mitiche, e quellerazionaliste di ordinanza. Odio anche le sopravvalutazioni. se è un fatto assodato che l’allattamento naturale garantisce maggiori anticorpi, dal punto di vista psicologico è lo stile della nutrizione, e il modo di stare insieme che fa la salsa dell’attaccamento, non i mezzi tecnici.Ommarò me so dilungata.
@my metto il link. grazie!!!@marzipan in effetti a ripensarci essere una mucca con un megatiralatte attaccato tutto l’anno non è che sia una grande reincarnazione. grazie per la condivisione dell’esperienza, penso che pure se ci metiamo i cento a raccontare racconteremo cento esperienze diverse@wwm sono sicura che andrà bene, ma poi tienici al corrente!@zauber mi fa piacere che approvi. in bocca al lupo per l’operazione e comunque, alla fine, devo dire che ho dei belissimi ricordi sia del primo che del secondo allattamento (biberon e tetta quando hai il bimbo in braccio sono comunque bellissimi momenti, e per fortuna con il tempo tendi a rimuovere gli aspetti meno esaltanti della situazione)
Bel post. Bellissimo.Soprattutto le ultime frasi… trasmettono serenità e fanno sorridere… e per me che ancora ho un po’ l’amaro in bocca per non aveer allattate sono proprio parole azzeccate!
ehila Piattins!! sto scollegata quattro giorni stremata orizzontale dal Virus (quello, non mi dilungo) e che scopro?? Complimenti e in bocca al lupoUn abbracciomari